Rodolfo Montuoro

Rodolfo Montuoro

In anteprima l`album Voices


19/04/2018 - di Barbara Bottoli
Nell`epoca della parola veloce, scritta Rodolfo Montuoro conferma il suo legame con la parola, col suono che produce e le sensazione che ne derivano. La nascita di Voices spinge la capacità cantautorale oltre le regole contemporanee, ripercorrendo strade primitive del suono come emozione, di pausa come riflessione nata dalle frequenze dell`istante e la musica come accompagnamento nell`universo sonoro.
A sette anni di distanza da Nacht Rodolfo Montuoro torna con Voices, in uscita il 27 aprile per Aimusic, anticipato dalla copertina riassuntiva delle tracce contenute, tra statue classiche e macchie di colori concentriche, in contrasto tra loro. In Africa Montuoro afferma che c`è un mondo che ormai degenera non permettendo di uscire nemmeno da se stessi per come si è, così l`artista decide di oltrepassare i confini del materialismo, del precostituito, arrivando all`impalpabile, all`etereo e all`eterno, per dare ampio spazio alla libertà (di pensiero e di comunicazione).

   Approcciarsi a Voices è come entrare in un museo, in solitaria, tra suoni sperimentali, che potrebbero essere definiti come diversivi, vagando in questo luogo, metafora del contrasto tra “io” e “es”, tra forze pulsionali ingovernabili, in totale libertà, e senza alcuna voglia di bloccare questi flussi, anzi l`ascoltatore fluttua tra i suoni, abbandonandosi. Sfidando le leggi della razionalità matematica, il parallelismo tra parole e suoni si incontra in un punto infinito chiamato voce, metronomo dell`intero lavoro, voce come strumento musicale e di comunicazione, voce interiore e verso l`esterno, ma soprattutto come libero arbitrio, e che si trasforma in identità grazie alla “r” particolare di Montuoro.

Il cantautore spiega così la scelta del titolo dell`album, fornendo la chiave di lettura“Perché Voices? Perché la voce va oltre e al di là di noi stessi; è l’organo più libero e più spirituale della nostra attrezzatura biologica ed è anche fisicità. Con la voce attraversiamo le distanze con tutta l’energia del nostro corpo. Ma non si tratta solo dello spazio o del corpo: la voce riesce a offrirci un’intuizione di quelle profondità che agiscono sotto le parole, oltre la punta dell’iceberg, ed è il medium più impressionante del sogno e dell’inconscio”.

   Partendo da Carmelo Bene per arrivare a Roberto Pedicini, simboli della Phonè, ancora oggi è possibile farsi incantare dalla modulazione della parola che diventa emozione, creando immagini, oltre quanto pronunciato, partendo dal tappeto elettronico di Fall City per un susseguirsi di immagini, narrate e costruite dalla voce, evocazioni emozionali nell`ascoltarore, incapace di restare nel qui e ora, allontandosi sempre di più dal luogo fisico verso un punto imprecisato irreale. Nelle tracce, che sembrano contestarsi e ricorrersi a due a due, grande spazio occupa la sonorità del silenzio, richiamato dal personaggio biblico Samael che varia tra accusatore, seduttore, fino ad essere l`angelo della morte, colui che destina al silenzio, una figura instabile che non vive, una statua che non può godere della luce, ma anche il brano illuminante del lavoro del cantautore.

   Voices è sofisticato, contrapposto all`oggi, completamente fuori dagli schemi nei quali la musica sembra volersi imprigionare, ripartendo dal suono umano che nasce della vocalità e dal bisogno primordiale, in una ricerca quasi primitiva della musicalità, contrastante con suoni propri dello strumento caratteristico del brano, tra sogno e il suo opposto, tra parola pronunciata e immagine creata, come in un`ipnosi surreale e, in alcuni casi, meditativa, ma che in nessun caso l`ascoltatore vuole interrompere. La scelta di Fall City come traccia iniziale è proprio un accompagnamento alla suggestione fisica e psicologica, fino ad abbandonarsi completamente a Rodolfo Montuoro, che poi terminare Voices con la bonus track che serve  per tornare alla realtà, assumendo nuove dimensioni dopo l`ascolto. Voices è uno di quegli album che richiede apertura verso l`arte, anche solo uno spiraglio capace di far entrare il suono capace di impossessarsi della razionalità, senza ribellarsi, come se un corpo potesse prendere nuova vita dalla voce altrui, risplendendo di nuovi colori, come nella copertina, colori forti, concentrici e sovrastanti, ma in grado di possedere l`irrazionalià dell`ascoltatore, svincolandosi dalle regole, per una libertà di suoni.

Vi presentiamo l`album in anteprima. 

Biografia

L’esordio discografico di Rodolfo Montuoro e avvenuto nel 2005 con l’album A_vision (Auditorium), salutato come una delle piu stimolanti novita del mondo indie per le suggestive contaminazioni musicali, il tenore ermetico dei testi e dell’invenzione letteraria, la cura degli arrangiamenti: “Siamo nel regno della parola cantata. Battito e trucco sonoro. Nel solco di una contaminazione originalissima tra parola e musica. Il disco di Rodolfo Montuoro, A_vision, e una nuova tappa di potente prospettiva e visionarieta. Si parte da nitidi e nello stesso tempo evocativi paesaggi che vengono di volta in volta colorati da sonorita elettroniche, celtiche, jazz, tipiche di una certa raffinata world music che non disdegna il ricorso alle code tipiche dei madrigali. Ma sempre con l’intenzione, a volte anche spregiudicata, che la canzone torni a essere danza. A_Vision si dimostra dunque, fin dalle prime tracce, un disco di raffinata suggestione, ricco di brani che creano delicate voragini di suono. [...] Pop e word music fusi insieme secondo una lezione decisamente internazionale. [...] Zelig della musica come pochi altri mai, lui si diverte a confondere gli sguardi e a farsi cercare tra le note e le parole di un disco tra le produzioni piu originali e stupefacenti che circolino oggi in Italia.” (Jonathan Giustini, Radio Citta Futura).

   Colpisce in questo lavoro – oltre alla mescolanza di generi e stili assai diversi – l’uso degli strumenti della tradizione irish (whistles, ueillean pipes, violino, bouzouki, fisarmonica) e la presenza di una pattuglia di musicisti di prestigio: Vieri Bugli ((Whisky Trail), Massimiliano Fabianelli (Modena City Ramblers), Massimo Giuntini (che cura anche la direzione artistica del disco), il jazzista Daniele Malvisi, Michela Munari (Quartetto Euphoria), Fabio Puglia (Mexican Radio), Gennaro Scarpato (Triad Vibration). L’attore di prosa Andrea Biagiotti interviene con un recitato in uno dei brani (“International Sea”). La casa discografica che pubblica A_vision è la milanese Auditorium, etichetta storica impegnata nella promozione e nella diffusione della musica elettronica e d’avanguardia in Italia. Malgrado la sua specializzazione, adotta questo disco (e il primo album di canzoni del suo prestigioso catalogo) proprio per l’originale re-invenzione della “forma-canzone”. Anche i temi sono assai insoliti e si staccano decisamente dalla tradizione del cantautorato. C’e l’intenzione di costruire uno scenario epico e senza tempo in cui, insieme a figure in esilio maiuscole e leggendarie (come quella di Ulisse), fanno apparizione – come in una visionaria sarabanda – ragazze semplici, avvocatucci, cuori in subbuglio, bambole, fantasmi senza pace, pensatori spenti, passeggiatrici e passeggiatori, anime in pena che, come gocce di pioggia sui vetri, scivolano in ogni dove: bassifondi di metropoli senza pieta, un baretto a Corfu pieno di spioni, leggendarie “citta del Polo Nord”, qualche banchina felliniana esposta al mare d’inverno e pagine vuote di un libro che non vuole farsi leggere.
   Dopo A_vision, nel 2008 Rodolfo Montuoro cambia rotta, rilancia in forma rock le atmosfere sofisticate e irish del suo precedente lavoro e disegna con il nuovo album Hannibal. Mithologies I (AiMusic, Egea) un’immagine davvero inedita del personaggio indimenticabile di Thomas Harris e del cult movie di Jonathan Demme. Hannibal, cannibale e “psicologo” per eccellenza, qui ridona la vita ai suoi fantasmi e si nutre della carne viva di passioni e desideri. Diventa la controfigura di un Eros tragico, capace delle piu micidiali tenerezze e delle piu amorevoli atrocita, e si rivela come l’unico e vero amante “ideale” dell’Anima, di Psiche. Una Casanova a rovescio ma assai piu generoso e imprevedibile, che divora le sue “vittime” per invogliarle alla fuga da se, alla metamorfosi e alla trasformazione. Hannibal/Eros, dunque. Questa sovrapposizione, come due volti della stessa maschera (o come due maschere di un unico e indecifrabile volto), crea nell’album un gioco incessante di richiami, di riflessi, di invocazioni, di presentimenti che seduce, svia e anima continuamente l’ascolto. Oltre a queste due immagini appartenenti alle piu remote (Eros e Psiche) e recenti (Hannibal) mitologie, emergono con vivida freschezza altre fonti: La colomba recupera il testo di un’antica canzone popolare basca; La lettera traduce Henry Barbusse; Non si dimentica riprende i versi di una lirica di Ottiero Ottieri. I testi originali sono in un serrato scambio con queste fonti. E, allo stesso modo, l’intricato tessuto musicale, elettrico e percussivo, e continuamente agitato da un colloquio inquieto e sempre inatteso con gli esiti piu sofisticati del progressive internazionale. Ospite d’eccezione in due brani è Anna Zoroberto, soprano titolare del Teatro della Scala, che esegue un’intensa interpretazione della “voce” di Psiche. Con questo album Rodolfo Montuoro inizia il suo felice sodalizio con Gennaro e Giuseppe Scarpato che, d’ora in poi, assumeranno la direzione artistica dei suoi lavori e lo accompagneranno nella sua virata elettrica.

   Con Hannibal ha inizio il ciclo delle “mitologie” che si arricchira di nuove figure nei successivi due ep Orfeo (Believe Digital, 2009) e Lola (Believe Digital 2010). Orfeo (l’ep che contiene i brani Orfeo, La svolta e Giorni messicani) e anche il primo capitolo di un progetto che si intitola Nacht: undici pezzi dedicati alle mitologie della notte che escono online, a puntate, ogni quattro mesi, a cura di Believe, la label francese leader in Europa per la distribuzione digitale. Alla fine, tutti i brani online confluiranno, insieme a quattro inediti, nel cd distribuito da Egea nel 2010 (questa volta “fisicamente”, in formato cd). Il nuovo lavoro dedicato a Orfeo (e il progetto che esso inaugura) e accolto con curiosita dalla critica, non solo per un mood sempre piu internazionale ma anche perche – nell’anno in cui si fa drammatica pure in Italia la crisi del settore discografico – il progetto- Nacht intraprende nel panorama italiano un pioneristico percorso di distribuzione online e un uso originale dei social media: “Rodolfo Montuoro sta emergendo come una delle proposte piu interessanti della scena rock italiana del nuovo millennio. Musicista colto ed eclettico, grande sperimentatore di linguaggi musicali spesso in forte contrasto tra loro, puo ricordare certe figure di musicisti visionari del miglior prog-rock, da Peter Hammill a Robert Fripp, fino a band come i Porcupine Tree. [...] Resta da attendere quindi con fiduciosa impazienza il prosieguo del viaggio intrapreso da Montuoro, che culminera nella realizzazione di un album su supporto fisico tradizionale, ossia su cd. Gia, perche in questa prima fase i brani, per una precisa e lungimirante scelta dell’etichetta, la francese Believe, sono disponibili solo in formato digitale. Un approccio particolarmente efficace, nel dilagante universo digitale dei social network e degli store musicali on line.” (Luigi Milani, “Ondarock, luglio 2009)

   Nel successivo ep Lola (2009) emergono alcune figure forti che arricchiscono le “mitologie” dei precedenti album: una donna bella e non piu giovanissima che ogni notte interroga i suoi sogni allo specchio (Lola); Dante Alighieri sul vascello fantasma di Mago Merlino (o in una specie di Yellow Submarine), con la sua scelta schiera di amici poeti, musici e pin-up (Per incantamento); un Labirinto in cui l’affronto del Minotauro e il filo che tende Arianna si srotolano attraverso l’invocazione dei suoi capelli abbaglianti, come alla vigilia di una mostruosa e fatale love story (Labyrinth). Sono quattro i brani: Lola (la title-track), Per incantamento (che riporta fedelmente un celeberrimo sonetto di Dante), Labyrinth e Mondi e Popoli. E c’e un fortissimo motivo comune: l’incantamento. Nel suo molteplice senso di stupore, fascino o incatenamento, incantesimo e miraggio, previsione della sorte o anche sortilegio. Qui l’artista sviluppa ulteriormente il progetto Nacht, la sua epopea rock dedicata alle mitologie della notte, iniziata con Orfeo e portata avanti adesso con Lola, la seconda puntata del sequel. La pubblicazione digitale di Orfeo ha consentito all’artista di interagire direttamente con gli ascoltatori nella stesura dei nuovi brani: grazie infatti al riscontro ottenuto dagli utenti della Rete si sono generate idee e suggestioni che trovano risonanza nelle quattro tracce di Lola.

   Orfeo, con le tragiche svolte del suo desiderio e le contorsioni delle sue notti dolorose, dava conto di un disegno dark di perdita e di lutto, smarrimento, disperazione, precipizio. Lola invece ci intromette nelle illusioni magnifiche della notte, il luogo dove “tutto e possibile”: dove i desideri e le coincidenze possono segnare profondamente e per sempre le esistenze e i destini, nel bene o nel male, come nei film di Scorsese, di Landis o di Kubrick. E una notte incantata e imprevedibile, piena di sogni e di grandi promesse. Una Notte enorme in cui gli sguardi riflettono il futuro e si accendono di amore, di speranza, di profezia, di incertezza o di sgomento. Il repertorio ormai assai nutrito di figure mitografiche vecchie e nuove che, con i loro potenti richiami e cortocircuiti, fanno piazza pulita delle distinzioni tra passato e presente, sogno e visione, musica e parola, desiderio e realta, verita e finzione, comincia a diventare riconoscibile come un carattere distintivo dell’affabulazione di Rodolfo Montuoro: “E gia da alcuni anni che Rodolfo Montuoro si sta costruendo un’aura personalissima nel panorama del nuovo cantautorato italiano. I suoi lavori sono sempre a tema, contenuti dentro cornici narrative e ambientazioni unitarie, e seguono tracciati fascinosi. [...] Montuoro e un pifferaio magico [...] L’estrema liberta creativa conduce il musicista dal ritratto enigmatico che apre il lavoro, “Lola”, una donna persa in una notte enorme e quindi degna eroina di “Nacht”, al tuffo minaccioso in un futuro sospeso in mezzo alla storia di “Mondi e popoli”, fino alla rilettura del mito del Minotauro con un’Arianna dai capelli abbaglianti (“Labyrinth”). [...] Montuoro e capace di creare, in un mini-cd di quattro tracce, la medesima intensita e densita, la stessa somma di stimoli e sollecitazioni di un album full-length. Forse perche non ha mai paura di osare, nelle formule, nei versi, nelle scelte. Anche qui, in Mythologies 3, troviamo un nuovo lotto di parole e immagini da conservare: segreti che raggelano il cuore, zebre che scolorano nel nulla, ricerca di cieli e di oceani, un cuore spacciato che s’interroga e occhi che non brillano piu.” (Gianluca Veltri, “Mucchio Selvaggio/FDM”, dicembre 2009).

   Nel 2010 Rodolfo Montuoro chiude il cerchio e arriva finalmente alla pubblicazione del full-length Nacht (Incipit Recordings), in cui confluiscono le track rivisitate dei due mini-album precedenti e cinque nuovi brani (tre inediti e due remix). Il tutto per comporre gli ultimi tasselli di un mosaico, definito come “una vera e propria enciclopedia poetica in forma di rock” in cui sono declinate tutte le sfumature della notte: nei sentimenti, nelle passioni, nei pensieri, nei luoghi e nelle immagini del desiderio. Anche se Nacht è un album sicuramente notturno nei temi e nei paesaggi sonori, l’artista va oltre le atmosfere tipiche del dark. Sparge nella notte colori accesi che truccano, amplificano e infrangono il buio. E ha la capacita di richiamare nella musica profumi intensi che vengono da terre lontane. Evoca figure indimenticabili, antiche e nuove: Orfeo, Lola, Arianna del Labirinto, Dante e i suoi amici poeti, le maschere e i destini che potrebbero snodarsi da una danse macabre di numeri primi (che compongono per intero il testo di 11. Secret Talking). I testi sono folgorati da dialoghi, profezie, invocazioni. La musica genera figure e visioni a raffica. E ci intromette nelle illusioni della notte, il luogo dove tutto e possibile: dove i desideri e le coincidenze possono segnare profondamente e per sempre le esistenze e i destini, nel bene o nel male. Questo e un album in cui lampeggiano coloriture, atmosfere e strumenti insoliti. Il parterre dei musisti si arricchisce ulteriormente con la presenza di Naomi Berrill (violoncello), di Francesco Fry Moneti (violino), di Alessandro Gandola (sax), di Francesco Gabbanini (basso), di Silvia Forzani (doudouk). C’e il theremin (suonato da Vincenzo Vasi) che assume un’importanza molto particolare e si adatta perfettamente al grado vertiginoso e sulfureo di inquietudine che ribolle in tutti i brani. Trasmette subito l’impressione di un passaggio continuo tra piani e livelli sonori diversi. Le percussioni incalzanti, le melodie degli archi e del sax, la profondita evocativa del doudouk e gli sfrontati accenti rock delle chitarre trovano nel theremin un veicolo che li amplifica, li assorbe, li esalta e crea profondita attorno a essi, intrecciandosi naturalmente a una voce che insieme canta, recita e racconta. Il theremin e lo strumento “principe” di questo album, serve ad accogliere l’intera partitura e a suggerire le chiavi di lettura e di ascolto. Anche negli album precedenti c’era uno strumento “carismatico”: in a_vision campeggiava la cornamusa (Masssimo Giuntini), in Hannibal il didijeridoo (Walter Mandelli). Lo stesso artista spiega in un’intervista a “Mescalina” del 2008 la funzione speciale che questi strumenti svolgono nella costruzione dei suoi dischi: “In A_vision il corcertato dei whistles e della cornamusa ha lo scopo di ‘fare spazio’, di scagliare la parola cantata il piu lontano possibile, verso una distesa siderale. Proprio per questo sono state utilizzate le uilleann pipes che, con il loro movimento a braccio, danno piu forza cinetica, piu potenza e timbro e lanciano piu estesamente e in alto la trama melodica. In Hannibal invece questa funzione e affidata al didjeridoo che e lo strumento piu antico e ancestrale, con il suo retaggio di quindicimila anni. Qui il ‘penuma’ si inabissa attraverso il movimento della respirazione circolare, non si volatilizza nello spazio. Ma crea una verticalita, una profondita che però è, allo stesso tempo, centrifuga. Infatti, non a caso, il didjeridoo veniva utilizzato - nella notte dei tempi - per amplificare le formule del rito, soffiate e pronunciate direttamente nella canna, provocando (sia in chi lo suona che in chi l’ascolta) una stato forte di concentrazione, di vertigine e di trance. Orizzontalita e verticalita: queste le due dimensioni solcate in A_vision e in Hannibal. Nel primo volevo creare spazio perche la “visione”, il delirio, il sogno sconvolgono e spiazzano le costrizioni del ‘qui’ e dell’ ‘ora’. In Hannibal, invece, dovevo creare profondita, che e la dimensione sottocutanea (e oscuramente sulfurea) in cui si formano e si agitano i desideri e le passioni dell’anima.” (“Mescalina”, intervista di Francesco Zaglia a Rodolfo Montuoro, 18 febbraio 2008).

   Malgrado la sua complessita e il suo ermetismo, Nacht sarà accolto con entusiasmo dalla critica, come uno dei migliori dischi del 2010: “Nacht di Rodolfo Montuoro e senz’altro una delle cose piu belle ascoltate in Italia nell’ultimo periodo. Rodolfo e autore di toccante sensibilita, interprete carismatico, musicista preparato e originale... tutto qui e bellissimo... a questi e ad altri incanti si aggiunge il magnifico saggio vocale dell’autore, che davvero ti tende la mano e ti riempie la stanza.” (“Blow Up”) “Con il progetto Nacht Rodolfo Montuoro sposta l’asticella ancora piu in la. Immaginifico, onirico, elettrico, erige un febbrile muro del suono per la musica d’autore... Rodolfo non ha mai paura di osare, nelle formule, nei versi, nelle scelte.” (“Mucchio Selvaggio”) “Rodolfo Montuoro, lontano dalla scuola cantautorale domestica, propone un approccio rock e atipico alla forma canzone in italiano, elaborando un sound teso e drammatico, in cui elettronica e drumloops forniscono le basi al gioco di scambio tra violino, cello, theremin, doudouk e il muro di chitarre, senza perdere mai di vista l’equilibrio tra melodia e ritmica. L’approccio alla scrittura e visionario e fortemente simbolico, rafforzato dalla personalita della voce, quasi un talking ipnotico, in grado di scandire le parole cesellandole con maestria vocale e narrativa, capace di spostare continuamente i punti di riferimento, tra citazioni cinematografiche, poesia e mitologia. Uno dei migliori dischi italiani del 2010. (Andrea Rossi, “Mescalina”) “Dopo un album nel 2006 e la trilogia Mythologies (composta dall’lp Hannibal del 2008 e dai due ep digitali del 2009 Orfeo e Lola), tutti ottimamente accolti dalla critica, Rodolfo Montuoro tra nuove versioni di brani editi ed inediti ci conduce in un viaggio al centro di una notte ‘furibonda di colori’ (Blind Runner), in cui il suo rock eclettico si veste delle eleganze lussureggianti del baroque e del piu cangiante progressive, cosi come delle sfumature accese e terrose della world-music. La sua voce e una vertigine morbida, talora di quieta dissonanza (v. Silly Moon), che proietta vibrati e melodie altre da crooner art-rock su uno sfondo musicale che ha colori densi e materici, di consistenza tattile” (“L`isola della musica italiana”) “Davvero belli i testi accompagnati da una musicalita soffice ancora una volta giocata su interazioni elettroniche molto interessanti, perfette per definire atmosfere languide e fascinose. La voce suadente di Rodolfo fa infine da magnifico anfitrione a questo immaginario.” ( “Jam”) “L’overture e affidata al suono siderale di un theremin che confluisce come un affluente maggiore nelle linee melodiche che si dissolvono in scenari notturni... New wave ed elettronica, rock monumentale, celtico, sinfonico. Epica e pathos. Poesia e ombre. Cipressi e monete di argento...l’incantesimo labirintico di suoni, epifanie e suggestioni rendono il tutto organico e onirico, visionario ed estremamente carnale.” (“Rumore”) “La sensibilita artistica di Rodolfo Montuoro si dischiude in piccoli brani di poesia pura, che ti portano a riflettere... che ti procurano emozioni, portando l’asticella del post rock un gradino piu sopra... Uno dei migliori dischi.” (“Walking Barefoot”) “Nacht e un magnifico mosaico, una vera e propria enciclopedia poetica in forma di rock dedicata alle mitologie e alle declinazioni della notte, scritto con amore e passione da Rodolfo Montuoro e suonato da guest di grande calibro con una varieta infinita di strumenti (didijeridoo, theremin, sax, doudouk, cornamusa e archi) a impreziosire il tutto.” (“Music Club”)

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