Di Noi Stessi E Di Altri Mondi

Di Noi Stessi E Di Altri Mondi

I testi e la ricerca dell`Equorea


16/10/2018 - di Francesco Malta
Di Noi Stessi e Di Altri Mondi รจ un progetto che nasce nel 2015 da Marco, Mattia e Thomas. Due musicisti e un poeta che nel 2016 registrano il primo EP che non li soddisfa appieno. Solamente con l`arrivo nell`autunno dello stesso anno di Francesco e dei suoi synth che il progetto prende il volo fino ad arrivare a questa prima pubblicazione ufficiale. In anteprima i testi del disco.
Il connubio tra musica e poesia, a uno studio non attento, potrebbe sembrare semplice e naturale. Ma chi è riuscito a metterlo in scena, con risultati più o meno interessanti, si conta sulle dita di una mano. I Di Noi Stessi E Di Altri Mondi cercano di inserirsi nel tracciato segnato nel nostro paese dai Massimo Volume e dagli Offlaga Disco Pax, cercando però di farlo nel proprio stile.

L`Equorea creatura di Montale, nella poesia Falsetto, era Esterina che si tuffava da uno scoglio in mare. Per la band lombarda Equorea è più uno stato mentale, quel punto che divide il mare dal cielo che è l`unico posto di salvezza per l`uomo e le sue angosce.
Musicalmente l`idea di partenza è il post-rock, che con le sue lunghe digressioni strumentali permette di lasciare ampio spazio alla recitazione dei versi. Ma il difficile è riuscire ad equilibrare musica e parole. Si corre il rischio che una delle due facce prenda la scena a discapito dell`altra. Ed in questo ambito che la band mette a segno un ottimo punto. L`equilibrio è quasi perfetto, in nessuno dei cinque brani si ha la sensazione di essere di fronte a un reading piuttosto che a una canzone. A detta della band testi e musica sono nati assieme e non si fa fatica a credergli.

La musica aiuta i versi ad esaltarsi, creando un tappeto post-rock mai ridondante, ma si prende anche i propri spazi (Ode, Cieli grigi) trascendendo, a volte, quasi nella psichedelia. La voce, e i versi, non esasperano mai il loro essere in primo piano, andandosi a poggiare in maniera ottima sulla struttura musicale.

Visto però il contesto, e l`obiettivo della band, il punto focale devono essere i testi. Il tema del disco che più resterà impresso nell`ascoltatore, perché lo scopo è quello: mettere in scena e dare una cornice musicale a qualcosa che solitamente ha vita propria. Marco Guerini mette a disposizione la sua voce, i suoi versi e le sue modeste aspirazioni letterarie (come si legge nella biografia della band) per provare a fare qualcosa che nel nostro Paese non è consuetudine.

Le difficoltà dei ventenni di oggi, l`instabilità emotiva, le difficoltà a relazionarsi con gli altri. Questi i temi che che si susseguono nelle strofe composte da Guerini. L`Io che non riesce ad interfacciarsi col mondo, senza però obbligatoriamente chiudersi, senza entrare in circoli viziosi, ma anzi cercando di aprirsi al mondo alla ricerca di quel punto in cui cielo e mare si toccano e si può trovare il sollievo. La ricerca appunto dell`Equorea. Con la voglia di appartenere al mondo, ma non alle persone, come nell`iniziale Nuvole: Appartengo ai passanti / A le persone che incontro nell’andirivieni / Dei miei viaggi di tutti i giorni...E appartengo al mare / Lo specchio del mondo, il silenzioso custode / L`immenso.

La conclusiva Cieli grigi ci porta a riflettere sulla solitudine, sensazione che sempre di più diventa problema in un mondo in cui si hanno migliaia di amici ma non si conosce nessuno veramente: Intolerabile sensazione del sentirsi soli / Insostenibile consapevolezza di essere finiti / Sopportare il peso di sogni enormi e oscuri / poter volare in questi cieli grigi. Questa sensazione si traduce anche in solitudine amorosa, laddove l`amore è visto come un possibile punto d`appoggio per affrontare in due la vita (Saper stare con un altro e sentirsi in due / Invece di due abissi da colmare), ma anche una solitudine che non ti permette di approcciarti con l`altro sesso, anche solo per scambiare due parole, come nella storia d`amore sui generis raccontata in Venere dei treni, in cui sogno e realtà si mischiano in un rapporto che mai vedrà la luce: Un giorno Paolo le parlerà, e le dirà, con tutto il suo amore / Mia Venere dei treni, / Appartieni a miei viaggi quotidiani / a quelli vissuti e quelli anche solo sognati / Alle fantasie che rendono meno pesanti minuti / Mia Venere, su questo treno Ti ho riconcorso come una canzone che ho scritto invano.

E` un sogno che permette anche di esaltare degli ideali, che poi altro non sono che sogni da inseguire, ideali di libertà, di amore, di giustizia. Come Guerini recita in Ode: Non ho mai amato niente che non fosse libero / Mai ho ammirato nulla che non fosse amore / Ho dato la mia vita per un`ideale di libertà.

Amore, sogno, ideali, solitudine. Tanti nomi per indicare stati d`animo conosciuti a tutti noi. Stati d`animo che portano la persona a rincorrere quel desiderio di stabilità, di appagamento e di serenità. A rincorrere l`Equorea.

Vi presentiamo in anteprima i testi del disco, che potete scaricare qui.

Biografia

Non siamo, ovviamente, i primi in Italia a utilizzare un testo recitato, lo facevano gli Offlaga Disco Pax o i Massimo Volume. Tuttavia, dai primi ci sentiamo molto lontani per sonorità e utilizzo delle parole , mentre la band di Emidio Clementi adotta uno stile musicale e una modalità di scrittura molto diversa: nelle nostre canzoni le parole vogliono essere ancora più essenziali, non c’è rabbia in ciò che raccontiamo, solo desiderio di essere altro, altrove.Le tracce sono state registrate con con modalità diverse, alcune da suggestioni strumentali, altre da  suggestioni letterarie. In realtà, testi e musiche sono nati insieme, uno per accompagnare l`altro e viceversa diventando, in qualche modo, inscindibili. Grazie alla produzione di Davide Lasala il disco è stato indirizzato, da subito, a far emergere da ciò che suoniamo la nostra personalità. Siamo consapevoli che proporre lo spoken word in Italia senza tirare in ballo mostri sacri di cui sopra, sia praticamente impossibile, noi cerchiamo di farlo con con il nostro stile.

 
Francesco Tavoldini: tastiere e synth
Marco Guerini: voce
Mattia Zanotti: chitarra e synth
Thomas Botter: batteria
Progetto grafico: Pietro Bersellibe a machine.studio
 
Pronunciare la musica, suonare le parole.
"Appartenere a nient’altro che alla propria strada e ai sogni riposti in qualche valigia. Affrontare con foga la vita, sospesi tra le sue pieghe, senza esservi immersi sino al collo, sorvolando con la coscienza gli enormi cieli e strade che vediamo dalla finestra. I giorni scorrono e la mente scivola attratta da un’equorea sensazione di grandezza che ci ricorda che siamo esseri infiniti."
 
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