Settore Out

special

Settore Out Il bello della musica è che quando ti colpisce non senti dolore. (Bob Dylan).

16/08/2020 di Marcello Matranga

#Settore Out#Italiana#Alternative

La celebre frase di Bob Dylan che abbiamo usato per titolare questo articolo, coglie perfettamente la sensazione che si prova ascoltando certi dischi. E questo è quello che è avvenuto approcciando con attenzione il clamoroso, e splendido ritorno dei Settore Out con il loro fANTASMI. Quale occasione migliore per ricordarne la storia prima di parlare dell'ultimo album?
I Settore Out sono stati una delle formazioni più interessanti, ed a mio avviso importanti, di un panorama musicale italiano che ha visto nascere ed affermarsi una serie di band che hanno illuminato la scena per un attimo e poi sparire in un tempo altrettanto breve, oppure  per rimanere in piedi svanendo in sonorità melense e dozzinali. I Settore Out arrivano dalle parti di Melegnano, a sud di Milano. Siamo a metà degli anni ‘80, ed i primi passi del gruppo vedono Evasio Muraro alla voce, chitarre ed inizialmente basso, Daniele Denti, chitarre, Moreno Zaghi, chitarre, Pietro Ruggiero, tastiere e Fabio Stucchi alla batteria.  

Con questa formazione la band entra in studio nell’Aprile del 1986 ed incide un primo singolo, autoproducendosi ed avvalendosi della collaborazione di Marco Denti, all’epoca non ancora parte de Il Mucchio Selvaggio (vi entrerà nel 1988 all’epoca della scissione che porterà alla nascita del magazine Velvet), Iceberg che pur con qualche evidente ingenuità giovanile permette al gruppo di iniziare a farsi conoscere ed apprezzare da pubblico e addetti ai lavori. Comincia anche un’attività live della band che contribuirà ad ampliare la loro fama  da li a poco. 

Nel 1987 esce un EP intitolato Città contenente quattro canzoni (Impero, Città, Senza Bandiere e Ombra nella Notte) che viene prodotto da Mauro Zambellini con la copertina ad opera del compianto Stefano Ronzani. In Città appare l’armonica di Fabio Treves a caratterizzare la parte finale del pezzo. 

Il 1988 è un anno che sembra preparare il terreno all’uscita del primo album. I Settore Out stanno consolidando la propria fama e beneficiano dell’attività live, acquisendo una consapevolezza dei propri mezzi ed una capacità di gestire anche le inevitabili difficoltà. L’attenzione si è ormai destata sulla loro musica, e la prova ne sono la partecipazione a ben due raccolte. La prima è Un Grido Nel Cielo (Live), cassetta allegata alla rivista Road To Ruin (proprio come il pezzo dei Ramones), che nel numero 88 allega questo nastro contenente sei tracce (Un Grido nel Cielo – Live, Città, All’Infinito, Trincee Vuote è la versione in studio di Un Grido Nel Cielo. La seconda è Rockbeef, pubblicata dalla Tramite, che raccoglie una serie di pezzi di band diverse, e nella quale i Settore Out appaiono con la versione in studio di Un Grido nel Cielo. L’anno vede anche l’uscita di un nuovo singolo, che sulla Side A porta una bella versione della celeberrima Ragazzo di Strada dei Corvi, prodotta dalla band insieme a Dario Ravelli (fondatore di Suonovivo, uno degli studi di registrazione più importanti del nostro paese), che la band rivitalizza con un potente riff di chitarra elettrica, cui si accompagna una sezione ritmica devastante. Splendido poi il sax di Nicola Calgari che arricchisce il pezzo rendendolo veramente imperdibile e non una semplice, magari banale, cover. Sulla Side B appare Gente, che vede ancora i Settore Out insieme a Dario Ravelli, affiancati da Mauro Zambellini alla produzione del pezzo. 

Tra Ottobre ’88 e Luglio ’89 la band entra in studio ai BIPS Studio di Milano, che costituisce una sorta di crocevia della scena underground meneghina degli anni Novanta, per registrare il primo disco della band, Un’Altra Volta. Il gruppo si è arricchito della presenza di Ivan Domi che si dedica al basso, mentre alla produzione c’è ancora Dario Ravelli che insieme al fonico Paolo Muri (fondatore insieme a Fabio Magistrali, dei Weimar Gesang, seminale gruppo new wave italiano, poi bassista degli Afterhours mentre come fonico e produttore prenderà parte alla realizzazione di una serie di dischi dei Massimo Volume, Cristiano Malgioglio, i Sottopressione, i Sottotono per arrivare fino a Le Luci Della Centrale Elettrica), cura la registrazione ed il mixing dell’album. Il risultato sonoro è discutibile, specie riascoltandolo oggi, con le chitarre “soffocate” e poco incisive, ed un impatto complessivo poco riuscito.

Però il disco inizia a definire la statura della band, offrendo una gamma di suoni, potenzialmente ormai maturi. Le chitarre hanno il profumo tipico di cerri dischi americani molto presenti e, a mio avviso, decisamente intriganti, lasciano presagire un futuro che in realtà verrà smentito da scelte di tipo diverso. I testi sono sempre una parte importante che tendono a coniugarsi con una musica che portano i Settore Out a far parte di quel novero di band alle quali si guarda con maggiore interesse all’interno della variegatissima scena underground italiana del tempo.  Un’altra Volta, risentito ancora oggi, mantiene intatto il suo impatto. La sola title track è un piccolo gioiello da mandare a memoria, ma tutti i dieci pezzi che compongono questo esordio sono assolutamente godibili. 

La band decide di registrare un live, ma nel frattempo viene invitata a Rock targato Italia, dove entra in contatto con Gianni Maroccolo, bassista co-fondatore dei Litfiba e poi nei CCCP, produttore di diversi gruppi come i primi Timoria. Maroccolo propone alla band di produrre il loro nuovo album, il primo per una major, la Phonogram che offre ai Settore Out un buon contratto, lasciando la fondamentale libertà espressiva nelle mani del gruppo, impegnandosi a non modificare alcunché del prodotto finale.

Il Rumore delle Idee, il secondo disco, esce quindi nel 1993. Il suono è diverso da quello del primo disco, e questo è frutto del lavoro di Maroccolo e di Francesco Magnelli. L’album consacra la band come una delle realtà migliori del tempo. I suoni si sono fatti più “raffinati”, ma i testi restano potenti ed efficaci, a volte crudi, non mostrando compromessi di sorta. Il Rumore delle Idee è il disco di pezzi quali Elettriko Girotondo, forse il pezzo più conosciuto dei Settore Out, ma anche quello della versione di Andare, Camminare, Lavorare, rivisitazione in chiave “Clash” di un pezzo di Piero Ciampi che la band aveva in scalata già da tempo nei live show, o di piccoli capolavori quali la splendida Ballata Dei Treni, (che la band ha recentemente ripreso in un video che ha anticipato l’uscita di fANTASMI). Impossibile non ricordare canzoni come Sarajevo (Quando il Vento) con la voce di Ginevra Di Marco ad aprire il pezzo, che tocca l’attualità della guerra nella vicina ex Jugoslavia, oppure Nero dove il tema dei migranti valeva allora come adesso. Un disco riuscito che sembra spalancare le porte ad un futuro molto interessante per i Settore Out. 

La band si fa notare per la partecipazione ad una serie di raccolte, segno che la strada imboccata dovrebbe essere quella giusta. Le cose non andranno così. I Settore Out  si sciolgono dopo aver registrato un disco che vedrà la luce dopo oltre due decenni. Un tempo sufficiente per annebbiare qualsiasi ricordo, azzerare le emozioni. Un tempo enorme per un ambito come quello musicale. 

Eppure, fANTASMI, spazza via ogni dubbio segnando il ritorno della band in questo complicato 2020, consacrandola con venticinque anni di ritardo al suo reale valore, portandoci ad affermare senza tema di smentita, che questo è il disco migliore della produzione della band. Come si scriveva poco sopra, il disco venne registrato nel 1995 a Firenze, e doveva essere il successore diretto de Il Rumore delle Idee. I quattro componenti del gruppo che sono coinvolti nelle session allo studio fiorentino Larione 10, Evasio Muraro voce e chitarre, Daniele Denti chitarre, Davide Boerchio basso e Fabio Stucchi batteria oltre agli ospiti Omar Pedrini ed Enrico Ghedi dei Timoria. Già dalla prima traccia, l’incalzante Cosa Resta, c’è la percezione che il tempo abbia solo affinato le qualità dei musicisti del gruppo. Non serve richiamare blasonate band di oltre oceano (per nome, non certo per riscontro do vendite) come i Soul Asylum, o, quando incendiano le chitarre, i Replacements meno furiosi, visto la vicinanza di certe sonorità, anche se va detto con chiarezza che i Settore Out sono immersi in un suono personale che permea le loro canzoni facendole assurgere a piccoli classici del Rock indigeno. Forse, e non sembri paradossale l’affermazione, è addirittura un bene che il disco esca solo ora. Probabilmente non sarebbe stato capito ed avrebbe finito col perdersi fra una marea di uscite spesso inutili. Sentite il groove incalzante e trascinante di un pezzo fantastico come Tutto il Mondo Brucia, uno di quei pezzi che lo senti e ti entra sottopelle. Non tutto è completamente inedito degli undici pezzi del disco. Se, pur in forma più “raccolta” aveva trovato spazio sul disco di Evasio Muraro, O Tutto l’Amore uscito nel 2010. Qui però il pezzo si apre dispiegando le chitarre che sanno di grunge. Non Dormire si apre con il riff di Day Tripper dei Beatles, per poi aprirsi in un deflagrante pezzo Rock. Semplicemente irresistibile. E che dire di una ballata fantastica come Scrivo Ancora Una Canzone, che rifugge i banali crismi di pezzi del genere, elevandosi maestosa grazie ad un finissimo gioco tra chitarre e sezione ritmica con la voce di Muraro a caratterizzare il pezzo. Meritevole di menzione il packaging che ricalca quello di un libro contenente il booklet ed il CD. 

Questi sono dischi che vorremmo sentire sempre. Sì, perché sono la dimostrazione che anche da noi esistono gruppi capaci di farci riassaporare il gusto di un Rock privo di fronzoli ed essenziale che va coniugandosi con una scrittura non banale grazie ad evidenti rimandi di scuola di “alto cantautorato”.

Per informazioni su come reperire il disco: fragiledischi.blogspot.com/2020/06/settore-out-fantasmi.html, oppure chiedendo nei migliori negozi di dischi.

fANTASMI - Tracklist:Cosa resta, Un po malato (Italia di 1000 Lourdes), Soli, Ritorna, Se, Tutto il mondo brucia, Non dormire, Vado dove voglio, Scrivo ancora una canzone, Ti raggiungerò, Genova e Livorno. 

Settore Out - Discografia

1986: Iceberg / Uomini di Frontiera (Singolo, Autoprodotto) Prodotto da Marco Denti & Settore Out

1987: Città (EP, autoprodotto) Prodotto da Mauro Zambellini Ospite Fabio Treves Fotografia Stefano Ronzani

1988: Un Grido Nel Cielo Live (Cassetta allegata al N.88 della rivista Road To Ruin)

1988: Rockbeef (Album Compilation. I Settore Out compaiono con Un Grido Nel Cielo, Tramite)

1988: Ragazzo di Strada / Gente (Singolo, Tramite)

1990: Un’altra Volta (Album, Diva)

1990: Un’altra Volta / Quello Che Resta (Flexi, allegato al N.29 Febbraio-marzo della rivista Urlo)

1993: Il Rumore delle Idee (Album, Blackout)

1993: Elettriko Girotondo (Singolo Promozionale Side A sulla Side B Jovanotti con Penso Positivo, Polygram)

1993: Andare Comminare Lavorare (CD Singolo, Blackout / Polygram)

1994: Un Mucchio di Rock (Cassetta allegata al N.192 della rivista Il Mucchio Selvaggio, I Settore Out compaiono con Andare Camminare Lavorare, Polygram)

1995: Amore Ribelle (inclusa nell’album Materiale Resistente, I Dischi del Mulo)

2002: Una Donna Su Un Milione (inclusa nell’album Inciampando, Registrato dal vivo al Teatro Brancaccio di Roma il 18 Dicembre 1995 Omaggio a Piero Ciampi)

2020: fANTASMI (Fragile Record)