Fonè Music Festival Piaggio

special

Fonè Music Festival Piaggio Cinque SuperAudioCD da un Music Festival di altissimo livello

14/11/2020 di Edoardo Mazzilli

#Fonè Music Festival Piaggio#Jazz Blues Black#Jazz

Nei mesi di marzo e aprile 2019 si è tenuta la prima edizione di un Festival completamente made in Toscana organizzato dal grande Giulio Cesare Ricci fondatore della casa discografica Fonè in collaborazione con il Museo Piaggio.
Un totale di cinque performance di grandi artisti italiani e internazionali tenutesi nell’Auditorium Piaggio, all’interno del museo sorto nel marzo del 2000 dai locali della vecchia officina, uno dei corpi di fabbrica più antichi e affascinanti del complesso industriale di Pontedera, dove la storica azienda stabilì la propria produzione a partire dal 1924. Di questo evento - che ci auguriamo potrà ripetersi presto - Ricci ha voluto trarre un ricordo incidendo in diretta cinque SuperAudioCD di altissima qualità curati in ogni dettaglio ed entrati a far parte del catalogo Fonè dal 2020.
I dischi hanno tutti la particolarità di avere in copertina gli artisti in posa vicino a uno dei mezzi esposti nel museo: dalla famosa Vespa ai modelli di Moto Guzzi, passando per moto Aprilia e Gilera ad altri storici pezzi Piaggio.
Per immortalare le performance, Ricci - come suo solito - ha prestato particolare attenzione alla qualità audio, utilizzando infatti sia la sua fedele attrezzatura analogica - Ampex ATR 102 Electronic Tube Ampex Model 351-1965 2 tracks, 1/2 inch, 30ips modificato da David Manley - che quella digitale - Pyramix Recorder, dCS A/D and D/A converters - perchè realizza sempre due Master per ogni incisione: uno analogico per i Vinili e uno digitale DSD per i SuperAudioCD.
La tecnica di registrazione utilizzata è quella “a effetto campo” - natural sound - che non prevede l’utilizzo di equalizzatori o sistemi di espansione e comprensione del suono, per questo ascoltando i SuperAudioCD si ha l’impressione di essere davvero davanti al palco.
Ripercorriamo ora le date del festival attraverso i cinque dischi marchiati Fonè.

Scott Hamilton, Alfred Kramer, Paolo Birro & Aldo Zunino - Live at Museo Piaggio (16 marzo 2019)
If I Were A Bell - Frank Loesser, When The Sun Comes Out Harold Arlen - Ted Koehler
Groovin’ high - Dizzy Gillespie, Anos Dourados - Antonio Carlos Jobim, Wrap Your Trobles In Dreams - Harry Barris - Ted Koehler - Billy Moll, Cherokee - Ray Noble, If You Could See Me Now - Tedd Dameron, Tiny’s Blues - Tiny Kahn, Meglio Stasera - Henry Mancini, Pure Imagination - Anthony Newley - Leslie Bricusse

Live at Museo Piaggio risale alla prima data, quando ad aprire il festival - il 16 marzo - si è esibito il sassofonista statunitense Scott Hamilton accompagnato da Paolo Birro al piano, Aldo Zunino al contrabbasso e il grande Alfred Kramer alla batteria. Una performance durata più di un’ora e un quarto per un totale di dieci interpretazioni di famosi classici a dimostrazione dell’immortalità del jazz. Sin dal primo brano, If I Were A Bell di Frank Loesser, i quattro hanno scaldano il pubblico facendo piombare un’atmosfera da piano bar anni ’60 dell’East Village sul palco e mostrando il loro enorme talento. La voce calda del sax di Scott Hamilton guida il gruppo con leggiadria tra morbide melodie e fraseggi che fanno
sentire la nostalgia di altri tempi e viene contornata con cura dagli altri strumenti.
Durante gli stacchi si ritagliano la scena anche gli altri musicisti ma a lasciare a bocca aperta è il batterista svizzero Alfred Kramer - non per niente vanta collaborazioni con Mal Waldron, Chet Baker, Joe Henderson e altri grandi - che si porta a spasso le battute smistando il tempo sui piatti con nonchalance. Stupisce anche il piano di Birro che durante la frizzante Groovin’ High di Dizzy Gillespie corre veloce e impeccabile su un pocket groove di Kramer e si interseca con le note del walking bass di Zunino, e per tutto il concerto si fa carico
del ruolo di collante tra la sezione ritmica di basso e batteria e la leadership solista del sassofono. In generale l’interplay tra i quattro è esattamente al livello che ci si aspetterebbe da musicisti di questa portata che hanno collaborato insieme più volte; se ne ha la conferma in pezzi come Meglio Stasera - brano di Henry Mancini composto nel 1963 per il film La Pantera Rosa - dove nessuno resta indietro e la simultaneità dei colpi è aritmetica. Nel complesso le tracce sono un susseguirsi di puro jazz suonato magistralmente, rivivere la serata attraverso Live at Museo Piaggio riesce ad emozionare sia per la qualità del suono che per quella del contenuto.

Eleonora Bianchini, Luciano Biondini & Enzo Pietropaoli - ANDAR live (23 marzo 2019)
Luiza - Antonio Carlos Jobim, Mio fratello che guardi il mondo - Ivano Fossati, Never dreamed you’d leave in summer - Stevie Wonder, No me maltrates la vida - Mayte Martin, Amapola - Juan Luis Guerra, Si todos fossem iguais a voce - A.Carlos Jobim - Vinicius de Moraes, Luka - Suzanne Vega, Attenti al lupo - Lucio Dalla, A pique - Juan Quintero, Geppetto - Fiorenzo Carpi, Edge of desire - John Mayer, O frigideiro - Bruno Lauzi

La sera del 23 marzo si sono esibiti il contrabbassista genovese Enzo Pietropaoli - talentuoso artista che ha suonato in tutto il mondo con grandi come Chet Baker, Pat Metheny, Phil Woods e Lester Bowie - e la cantante Eleonora Bianchini, con cui dal 2014 formano il duo DOS, già presente sul catalogo Fonè con i dischi DOS e DOS IN SIGHT. Ad accompagnarli la fisarmonica di Luciano Biondini, musicista di alto livello che ha collaborato con i Fratelli Mancuso, Ivano fossati e altri artisti italiani e stranieri. Il SuperAudioCD ANDAR live raccoglie le emozioni della serata.I brani che compongono la set-list sono molto diversi tra loro, si spazia da Stevie Wonder a Suzanne Vega, da Lucio Dalla e Fossati a John Mayer ma la prestazione dei tre artisti è sempre ottima. La voce di Eleonora Bianchini è la prima che sentiamo durante il festival ed è incantevole, una voce leggera e pulita che esegue ogni pezzo con freschezza, accompagnata dai fraseggi chiari di Pietropaoli che la guidano accordo dopo accordo e dagli accenti della fisarmonica per toccare le note più alte. L’intesa fra i tre è tangibile così come l’estro di ognuno, che viene poi messo in luce suonando un pezzo individualmente. Comincia la Bianchini con Amapola, che cantando in spagnolo sembra valorizzare ancor di più la sua voce. Pietropaoli esegue Attenti al lupo di Dalla riuscendo a emozionare nonostante la solitudine del suo strumento e Biondini interpreta Geppetto di Fiorenzo Carpi scandendo armonie nostrane. Il clima respirabile attraverso la registrazione di Ricci è brioso e spensierato e l’ascolto del disco è piacevolmente allegro. 

Julian Mazzariello & Enzo Pietropaoli - EASYTUDE live (26 marzo 2019) 

Time after time Jule Styne, When I fall in love Edward Heyman - Victor Young, Perfidia Alberto Dominguez., Just one of those things Cole Porter, Bluesette Toots Thielemans, Dalle radici Eduardo De Crescenzo, I concentrate on you Cole Porter, Some other time Leonard Bernstein - Betty Comden, Adolph Green, Footprints Wayne Shorter 

In EASYTUDE live - serata del 26 marzo - ritroviamo il contrabbassista Enzo Pietropaoli, questa volta a duettare per la prima volta con l’amico e collega, il pianista inglese Julian Mazzariello. I due infatti hanno suonato e registrato dischi insieme in passato, ma non si erano mai presentati in duo prima di questa serata. Mazzariello, nato in Inghilterra ma di origini italiane, è un pianista di grande fama che ha collaborato con importanti artisti come Lucio Dalla e Fiorella Mannoia e nel 2005 ha partecipato al Festival di San Remo accompagnando Nicki Nicolai con lo Stefano Di Battista Jazz Quartet vincendo nella categoria Gruppi. Il disco di Pierpaoli e Mazzariello - nonché l’esibizione - è delicato; basso e piano si ricorrono, si avvolgono e si intersecano come due lenzuoli di seta, viaggiano paralleli come fidati compagni e nessuno sovrasta l’altro. L’interpretazione dei pezzi è accurata e risulta interessante per la mancanza del terzo strumento - la batteria - che solitamente completa il trio basico della musica jazz. Nella set-list quasi unicamente composta da brani internazionali - fatta eccezione per Dalle Radici di Eduardo De Crescendo - balzano all’occhio due brani del grande Cole Porter, Just one those things dove Pierpaoli crea un buon movimento e a un certo punto si mette a canticchiare seguendo con la voce il movimento delle dita su le corde del contrabbasso, e I concentrate on you dove invece il piano si fa spazio e monta accordo dopo accordo un pezzo articolato e a tratti melodrammatico.Si tratta di un disco che sa bastarsi, è rilassante e l’effetto “naturale” registrato da Ricci dona grande valore agli strumenti e riesce a riportare l’ascoltatore al soave clima di quella sera.

Andrea Castelfranato - DUENDE live (6 aprile 2019)

Acquamarina, Frammenti di conchiglia, Trem das onze Adoniran BarbosaAppassionata, La prima cosa bella Nicola Di Bari, Medley: Africa / Billie Jean / Staying Alive / Can’t take my eyes off you / O’Sole mio Toto, Micheal Jackson, Bee Gees, Gloria Gaynor, Di Capua, Timeless, Selam, Solitude, Kiitos, Louisiana Blues, The Pink Panther Henry Mancini 

Andrea Castelfranato è stato il primo artista solista a calcare il palco dell’Auditorium Piaggio durante il Fonè Music Festival 2019. Nella serata del 6 aprile è stato registrato il disco DUENDE live, non il primo sotto etichetta Fonè per il chitarrista che aveva già pubblicato Anxanum un mese prima. Castelfranato con la sua chitarra in nylon ha partecipato a numerosi festival internazionali e negli anni ha aperto concerti per grandi artisti italiani come Alex Britti e Irene Grandi e stranieri come Pete Huttlinger, Acoustic Strawbs e Tony McManus. Ascoltando DUENDE live - composto per la maggior parte da pezzi del suo repertorio - si ha la sensazione che il suo sia un talento naturale perchè l’elasticità con cui le sue dita si muovono sulle corde è strabiliante. Nel suo modo di suonare spagnoleggiante si percepisce l’incontro di influenze country, gipsy, orientali e a tratti persino fusion. Acquamarina - con cui ha aperto il concerto - Frammenti di conchiglia, Selam e Solitude sono brani inediti che ha suonato e denotano una maturità artistica stabile, sono emotivamente pregni e quasi appare assurdo che ci siano solo un uomo e una chitarra dietro a quelle sfumature di sentimenti pennellate con grande tecnica. Lo stesso discorso vale per quando si cimenta in un medley di circa sette minuti in cui passa da una sensibilissima versione di Africa dei Toto a Billie Jean, proseguendo per una movimentata Staying Alive, poi Can’t take my eyes off you e conclude con O’Sole mio. La capacità con cui passa da un verso all’altro e salda i pezzi fra loro con semplicità denotano ancora una volta un vero talento. Non mancano virtuosismi e jazzate in puro stile gispy a far vibrare il pubblico. Il concerto si è chiuso con The Pink Panther, proponendo così per la seconda volta nel festival un pezzo del grande Henry Mancini, composto per l’omonimo film. Il disco live di Andrea Castelfranato è variegato, percorre scenari molto diversi tra loro e interpretati con stili differenti, ma non perde mai quella voce interiore che scorre nei pezzi donandogli la stessa impronta. 

Filippo Arlia & Cesare Chiacchiaretta - NON SOLO TANGO live (13 aprile 2019)

Il Postino Luis Bacalov, Vuelvo al sur Astor Piazzolla, Por una cabeza Carlos Gardel, Milonga del angel Astor Piazzolla, La muerte del angel Astor Piazzolla, Ave Maria Astor Piazzolla, Adios nonino Astor Piazzolla, Milonga sin palabras Astor Piazzolla, Escualo Astor Piazzolla, Oblivion Astor Piazzolla, Libertango Astor Piazzolla, The Pink Panther Henry Mancini

A chiudere il Fonè Music Festival Piaggio, la sera del 13 aprile, ci hanno pensato il pianista Filippo Arlia e il fisarmonicista Cesare Chiacchiaretta. NON SOLO TANGO live è il SuperAudioCD che ripercorre la serata, quando i due artisti hanno riproposto alcuni brani di Duettango, il loro disco marchiato Fonè dedicato al grande compositore argentino Astor PiazzollaArlia non è solo un pianista ma anche direttore d’orchestra, è un musicista poliedrico di grande versatilità e con discreto successo a livello internazionale. Chiacchiaretta ha una formazione accademica alle spalle altrettanto valida e si è specializzato nello studio della fisarmonica, affiancando successivamente quello del bandoneon. A unire i due musicisti, la passione per Piazzolla e la voglia di sperimentare un interpretazione della sua musica utilizzando solo due strumenti - il piano e il bandoneon - molto diversi tra loro e allo stesso tempo altrettanto simili. Ad aprire lo spettacolo è però Il Postino, il brano composto dal premio Oscar Luis Bacalov per la colonna sonora dell’omonimo film, che i viene suonata con grazia e mostra subito l’attrazione che scorre fra i due strumenti, che sembrano cercarsi, perdersi e ritrovarsi scolpendo intanto una sinfonia estasiante. Attraverso i pezzi dell’argentino danno invece la totale conferma che il duo funziona e sono sufficienti due strumenti a riempire le venature più fini di ogni verso, collaborando per portare il tango a un livello avanzato, riadattato e influenzato da altri generi. L’ascolto risulta quasi spirituale e l’effetto che dà il susseguirsi dei brani è un lento traghettare su acque che non appartengono al presente. Per la seconda volta è il tema de La pantera ros a chiudere un concerto del Fonè Music Festival Piaggio, portando così a tre il numero di omaggi a Henry Mancini. Una versione rallentata che ritrova il brio sul finale e mette un punto alla prima edizione di un festival di grande qualità.