1° MAGGIO DI LOTTA

1° MAGGIO DI LOTTA

SI' AI DIRITTI, NO AI RICATTI - LAVORO?! MA QUALE LAVORO?


12/05/2013 - di Alfonso Fanizza
“Taranto è l’unico luogo in cui abbia senso parlare di lavoro: una città cavia, pattumiera, sacrificata a una logica industriale assurda, al ricatto occupazionale. O mangi o respiri, o lavori o respiri. L’unico posto dove i diritti mancano. E dove, a livello pratico e simbolico, non si è fatto assolutamente nulla. Nulla ha fatto la politica, nulla ha fatto l’informazione. Quando non sono state comprate. E nulla hanno fatto i sindacati”. (Michele Riondino)
Mai come in questo, delicato e particolare, momento storico la città (provincia compresa) di Taranto ha un forte bisogno di visibilità.

Sembrano non avvedersene i tre principali sindacati nazionali nel loro consueto organizzare il 1° Maggio di Roma.

E mai come in questo momento, la cittadinanza tarantina ha preso coscienza e forza delle proprie capacità convergendo l’attenzione nella propria città organizzando, quello che è stato definito il contro-concerto del 1° Maggio, che poi di contro non vuole avere niente nei confronti del fratello maggiore di Roma.

Il comitato spontaneo e apartitico Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, con il contributo dell’attore Michele Riondino (il giovane Montalbano per intenderci), promuove questa giornata di politica dal basso e musica. Molti gli artisti locali e nazionali che hanno sposato la causa mettendo a disposizione, gratuitamente, la propria presenza, e molti anche i movimenti presenti che lottano per la riappropriazione dei propri diritti.

Che dire: una vera e propria giornata di denuncia e confronto incentrata sulla crisi del lavoro che ha coinvolto tutta la nazione.

Con questa iniziativa si è voluto dare un segnale forte. Si è voluto ripartire da qui, da Taranto, per ribaltare le sorti di un sistema che continua a stuprare il territorio disseminando veleni che provocano danni irreversibili alla salute ed all’ambiente, facendo leva sul ricatto occupazionale. Dati alla mano, Taranto vanta un tasso di disoccupazione che raggiunge all’incirca il 40%, precarietà diffusa, devastazione sociale sono gli effetti di una colonizzazione industriale e militare.

Il senso della festa dei lavoratori si è spostato nella città all'ombra del più grande stabilimento siderurgico d'Europa, di due inceneritori, dell'Eni, di un cementificio, della marina militare, della base Nato e di due tra le discariche più grandi del continente.

L’idea: sviluppare queste tematiche attraverso musica, dibattiti, laboratori e giochi per bambini, proiezioni, installazioni, autoproduzioni artigianali e quant’altro.

È il risultato è stato eccezionale.

Luogo dell’evento il Parco Archeologico di Solito, una delle poche aree verdi della città, poco conosciuta, ma che vede la presenza di importanti testimonianze storiche.

I presentatori sono una coppia d’eccezione: la giornalista tarantina de La7 Valentina Petrini e l’attore romano Andrea Rivera, già conduttore nel 2007 del 1 Maggio nazionale.

I due danno vita allo spettacolo intorno alle 14, minuto più minuto meno. I primi a salire sul palco sono i Sud Sound System. Il concerto ha inizio sulle note del brano Le radici ca tieni, e da questo momenti in poi è tutto un susseguirsi di artisti, intervallati da interventi di alcuni movimenti (come il movimento No Triv) a raccontarci le loro realtà, o i commoventi racconti di alcuni (non tutti) degli operai che hanno trovato la morte nel grande impianto siderurgico.

Dopo i Sud Sound System, salgono sul palco alcune delle realtà locali come l’Orchestra Popolare Ionica, Tarentum Clan e Chitarre e Tammorre, e il cantautore napoletano dal carattere rock Giovanni Truppi.

Una Taranto libera dai veleni e che non si deve far soggiogare da chi vuole sfruttare due diritti irrevocabili come salute e lavoro viene ribadito da molti degli artisti presenti, così come dai Leitmotiv, una delle band di punta della scena tarantina, che infiammano il pubblico con i brani Napoli minor e Fiori d’iloti, dedicate proprio alla loro città.

A seguire, in questo assolato pomeriggio, troviamo, anche, il gruppo popolare degli Officina Zoe, Diodato, Bonomo, Daniele Sepe e i Luminal, gruppo punk rock romano che esegue tra le altre il brano Grande madre Russia.

Pure l’attore Michele Riondino si esibisce sul palco, cimentandosi con i the Revolving Bridge nell’esecuzione di alcuni brani noti come Svalutation di Celentano e I fought the law dei Clash, così come l’altro attore presente Elio Germano che, con le Bestierare, svela la sua natura rapper.

Senza ombra di dubbio, è sempre Rivera a tenere la scena, tra battute e frecciatine, una volta accusa quegli artisti che partecipano al concerto romano solo per promuovere il loro disco, un’altra si esibisce nella bellissima interpretazione di Mio fratello è figlio unico di Rino Gaetano.

Man mano che il Parco si riempie, salgono sul palco anche i torinesi Nadar Solo che chiudono la loro esibizione interpretando il brano Il vento con Pierpaolo Capovilla (Il Teatro degli Orrori), il quale rimasto, poi, solo sul palco interpreta La ballata delle madri dell’omonimo Pasolini.

Il pubblico tarantino s’infiamma quando a salire sul palco è il rapper di casa Sciamano con i Mosca 58, che si evidenziano per un’inventiva conto il Presidente della Repubblica: Giorgio Napolitano. Lady Coco, invece, smuove il pubblico portandolo a ballare con un Harlem Shake al grido di Taranto Libera!

Dopo la dj romana, è la volta di un trittico d’eccezione, i lucani Krikka Reggae aprono le danze al ritmo di Lukania, raggiunti prima da Roy Paci, con il quale eseguono il brano di Modugno, Malarazza, e successivamente da un altro beniamino di casa, l’artista raggamuffin Fido Guido: è qui il delirio è totale.

Andrea Rivera tiene sempre più banco, e accompagnato alla tromba da Roy Paci rivisita in chiave lavorativa un classico di Jannacci, Quelli che, giocando con i nomi di molti cantanti. 

Tra i big, il primo a salire sul palco è Raf, il quale ha preferito volontariamente eseguire brani meno conosciuti come Numeri, Assolti e Vita. Dopo è il turno dei cantautori Riccardo Sinigallia e The Niro, prima di lasciare la scena a un altro big come Francesco Baccini. L’artista genovese si esibisce prima in duo con Rivera e poi, da solo con il pianoforte, intona i brani Ho voglia di innamorarmi, Le donne di Modena e Vincenzina e la fabbrica di Jannacci.

Penultimo artista dell’evento: Luca Barbarossa. La performance del cantautore romano si chiude con il brano Oh, che sarà di Ivano Fossati, dove nel bel mezzo della canzone fa il suo ingresso sul palco Fiorella Mannoia. Prendendo in prestito la band di Barbarossa, la Mannoia ribadendo ai tarantini di non farsi soggiogare da chi gioca con il diritto alla salute e al lavoro, esegue, da grande interprete, i brani Ho imparato a sognare (Negrita), Sally (Vasco Rossi), Il cielo d’Irlanda (Massimo Bubola) e E’ la pioggia che va (Rokes). Come in precedenza, questa volta è Barbarossa a raggiungerla nel bel mezzo del brano. Rimasta nuovamente sola, Quello che le donne non dicono chiude uno degli eventi più inaspettati e importanti di questi primi anni dieci. Un’esperienza che va sicuramente ripetuta, ma con l’auspicio che, con il tempo, non venga perso il vero senso di questa giornata.

Liberate il Treruote che è dentro di voi! (Sciamano)

foto di: Alessandro D'Ippolito