Musica Al Tempo Del Covid-19

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Musica Al Tempo Del Covid-19 Prima che ci sparino al cuore

09/11/2020 di Roberto Frattini

#Musica Al Tempo Del Covid-19#Rock Internazionale#Rock

“Al cuore, Ramón! Al cuore!”: se il mondo della musica dovesse pronunciare una battuta in questo momento, questa sarebbe quella buona, e senza avere nessuna placca di metallo sotto al poncho che possa arrestare la pallottola fatale. Su questa terra ci sono gli ottimisti e gli stupidi e, se parliamo di attività musicale dal vivo e di tutto quanto vi gira intorno in termini di indotto, dire ancora che “andrà tutto bene” significa appartenere alla seconda categoria, non alla prima.
Non cadrò nel tranello di unirmi al cicaleccio scomposto ed inconcludente di quelli che offrono soluzioni o trinciano giudizi, perché da anni ritengo che il vero virus letale che ha colpito la società italiana sia quello dell’incompetenza che non si vergogna di sé stessa e dà pareri su tutto. Per quel che mi riguarda, aderisco da sempre alla religione del “saper fare”. Quello che io e quelli come me sappiamo fare è prendere una chitarra, salire su un palco e far stare bene per due ore le persone. Ora non possiamo più farlo. Così non ci hanno sottratto soltanto un lavoro (e se fosse solo quello, non sarebbe affatto poco, intendiamoci), ma anche la nostra giustificazione esistenziale, ontologica, vitale. Questa è una ferita che non si ferma alle tasche, ma va fino al cuore, come la pallottola del Winchester di Ramón.

Dicevamo di ottimisti e stupidi. Parlando ora dei primi, dobbiamo dire che molti, con ammirevole spirito di resistenza e di buona volontà, in questi mesi hanno ritenuto che, se non si poteva suonare dal vivo, bisognava trovare una soluzione alternativa, un surrogato. E naturalmente, qual è il surrogato della vita vera per eccellenza nel mondo di oggi? La rete, ça va sans dire. Da marzo, il mantra di molti è stato solo uno: “Se non possiamo più suonare live in presenza, lo faremo in streaming, magari a pagamento.” Proprio in questi giorni tiene banco la notizia del concerto in streaming di Billie Ellish, la giovanissima e talentuosa pop star americana che ormai è sulla cresta dell’onda, come si diceva una volta. A questo proposito, mi pare che il problema sia proprio questo: stare sulla cresta dell’onda.

Mi spiego. La gente che non fa musica ha, nel proprio immaginario, un’idea del musicista che è, inevitabilmente, quella rimandata dai media: qualcuno che sta su un grande palco o in uno show televisivo da red carpet. Tutt’al più, in un video da milioni di visualizzazioni su youtube. Non è colpa della gente, è normale che sia così. Chi non fa l’avvocato, il marinaio o l’idraulico non ha alcuna percezione reale di cosa sia la vita della maggioranza di quelli che fanno queste professioni. Quindi la gente non tiene conto del fatto che la stragrande maggioranza di quelli che appartengono al mondo della musica un red carpet, un mega concerto o un video milionario non lo ha mai avuto e mai ce l’avrà. Novantanove musicisti su cento non hanno milioni di fan su cui contare, disposti a pagare anche per uno stupido gadget o un capello del loro idolo, non hanno un bacino d’utenza fidelizzato. Il musicista medio, lasciatevelo dire, suona ogni sera davanti a persone che, per la maggior parte, neanche lo hanno mai visto prima. E sono quelli a comporre il “settore”, come si dice con un orrido termine che sa di commercio all’ingrosso.

Questa grande massa silenziosa e sconosciuta spesso si doveva sentir dire, fino all’inverno scorso, che 5 euro pagati per un biglietto o “alla porta” in un locale, per un live vero in presenza, erano troppi. Figuriamoci quando mai riuscirebbe a trovare un numero decente di utenti disposti a pagare una somma, seppur minima, per un concerto in streaming; un numero tale, intendo, da poter assicurare un reddito dignitoso.

Mi rendo conto, però, che questo pezzo sta sempre più somigliando ad un requiem eterno. Quindi, voglio chiudere, se non con il mezzo bicchiere pieno, almeno con un fondo ancora bevibile, con una consolazione. La consolazione è puramente artistica, e in fondo, per uno che (cerchiamo di non dimenticarlo mai) l’artista dovrebbe farlo sempre, non è pochissimo. In tante filosofie e tradizioni spirituali del mondo, nonché in fisica e in matematica, gli assoluti di segno opposto finiscono per toccarsi, per coincidere. In questo senso, la mancanza assoluta di scelta può tradursi in libertà assoluta. Non dover più pensare a “vendere” niente, può tradursi in una ebrezza creativa, nel piacere di poter produrre solo per esprimersi, senza regole di mercato, senza cercare di piacere ad un target.

Insomma, prima che Ramòn ci spari al cuore, cerchiamo di fare la miglior musica che abbiamo mai fatto, amici miei. Almeno quello, vi prego, almeno quello!!!