Marcus King

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Marcus King Marcus King, giovane uomo di Blues

05/02/2021 di Sara Bao

#Marcus King#Rock Internazionale#Rock

Da qualche anno a questa parte il nome di Marcus King ha circolato molto tra gli appassionati, guadagnandosi attenzione e plausi sia per le esibizioni dal vivo, sia per i lavori in studio.
Marcus King, cantante, chitarrista e compositore di Greenville, South Carolina, è giovanissimo, ma fin dalle sue prime esperienze in musica ha dato prova di avere le idee molto chiare e di amare le cose ben fatte. Il ragazzo, classe 1996, ha imbracciato per la prima volta la chitarra in tenera età e quando aveva otto anni girava già il paese suonando con suo padre Marvin, musicista conosciuto per le sue abilità chitarristiche e le performance di Gospel Music.Pochi anni dopo, Marcus ha messo su la propria band e ha cominciato a fare i primi concerti nei club della zona. La sua musica era una sorta di Southern Rock psichedelico influenzato profondamente dal Soul, qualcosa che, per un verso, restava attaccato alle radici e per l’altro spiccava le ali verso territori musicali più evoluti e lontani. Era una mescola davvero interessante che teneva fede alla musica Southern dei grandi padri (vedi Allman Brothers Band ad esempio), ma strizzava l’occhiolino anche ai ragazzacci del Soul come Otis Redding o Aretha Franklin. Il tutto condito con lunghi intermezzi psichedelici che godevano sicuramente dell’approvazione di band come i Gov’t Mule.Tutti da quel momento in poi si sono accorti che Marcus faceva sul serio e lavorava sodo per dar vita ad un tipo di musica che andasse oltre i fastidiosi schemi precostruiti dei “generi musicali”. 

Marcus King Live Milano (Ph.Marcello Matranga)

(Marcus King Band - Milano 3 Maggio 2017 Legend 54 - Ph.Marcello Matranga)

All’inizio dell’ultimo anno di scuola superiore, il ragazzo ha deciso di mollare gli studi e di avviarsi verso la carriera di musicista professionista. Sempre attento a non lasciare nulla al caso e conscio che l’ambiente musicale è davvero tosto, King ha cominciato a studiare al dettaglio le tecniche dei suoi chitarristi preferiti, partendo da Duane Allman, passando attraverso B.B. e Albert King e arrivando fino ai maghi del Country come Merle Haggard e Waylon Jennings. Con un approccio accademico e grande applicazione non solo sulla pratica, ma anche sulla teoria e l’improvvisazione Jazz, il giovane chitarrista ha gettato basi solide alla sua preparazione  musicale.

Nel 2013, a soli diciassette anni, il ragazzo ha dato vita alla Marcus King Band che due anni dopo ha esordito con la sua prima produzione in studio: Soul Insight. In copertina un amplificatore Fender e una Gibson diavoletto adagiati su un prato sotto un cielo carico di nuvole plumbee tracciano fin da subito i colori sonori che si staglieranno appena si schiaccerà il tasto play. Il disco si è posizionato all’ottava posizione nella classifica degli album Blues di Billboard, confermando le aspettative degli ascoltatori: canzoni di alta qualità, caratterizzate da cavalcate di Rock Psichedelico che si mescolano a scivolate chitarristiche di piccante Blues e a giochi vocali carichi di Soul. Un esordio a dir poco scoppiettante. La band era composta da Marcus a voce e chitarra, da Jack Ryan alla batteria e da Stephen Campbell al basso; alla tromba c’era invece Justin Johnson, al sassofono Chris Spies e alla tastiera Dane Farnsworth.

Un ascoltatore che si confronta per la prima volta con la musica di questo giovane gruppo trova sicuramente punti di riferimento evidenti, come ad esempio, le intense corse nel Southern Soul che caratterizzano la musica di Derek Trucks Band e dei già citati Allman Brothers. Se queste ultime band sono mature e quasi con un piede già nel passato, la Marcus King Band è sicuramente la loro espressione nel presente: i nonni hanno trasmesso un bagaglio sonoro ampio e stratificato ai nipoti, che a loro volta lo hanno assimilato e, cosa importantissima, l’hanno fatto proprio, aggiungendo adeguatamente ulteriori ispirazioni personali. Questi giovanissimi sono gli eredi di una stagione gloriosa e ormai lontana del Southern Rock degli anni ‘70, che, fortunatamente, già con la Tedeschi Trucks Band ha ricominciato a fiorire grazie all’iniezione di menti giovani e intuizioni ibride. Un albero genealogico con le radici ancora ben piantate nel terreno, ma che non teme di lasciare crescere i suoi rami verso il cielo e oltre i limiti territoriali imposti da staccionate o ceppi confinari: basta gabbie di genere, è ora di spaziare e miscelare, lasciar perdere etichette e barriere. I rami di Susan Tedeschi e di Derek Trucks hanno fruttificato pesche dolci e zuccherine, con una polpa succosa di Blues, un nocciolo compatto di Southern Rock e una buccia morbida ma saporita come il Soul.

L’anno successivo (2016) il gruppo ha pubblicato il suo secondo LP, l’omonimo The Marcus King Band, con l’etichetta Fantasy Records e prodotto nientepopodimenoche da Warren Haynes. L’album è uno dei picchi più alti della produzione della band e la zampata di zio Warren ha sicuramente contribuito a farlo diventare tale. Ain’t Nothin’ Wrong With That apre le danze con una corposa sezione fiati che si mescola perfettamente ai giri di chitarra intrisi di passionale slancio verso quel Southern che ormai scorre nelle vene di Marcus e compagni. A prevalere resta sempre la vena più Soul, grazie soprattutto alla morbidezza graffiante della voce del giovane artista, che spicca in particolare in brani come Rita Is Gone e Guitar In My Hand. Impossibile non citare poi la partecipazione di Derek Trucks all’interno del brano Self-Hatred e dello stesso Haynes in Virginia.

Nell’ottobre 2018 la band ha pubblicato il suo terzo disco, Carolina Confessions, sempre su etichetta Fantasy Records, ma stavolta prodotto da Dave Cobb (già collaboratore di Sturgill Simpson, Chris Stapleton, Colter Wall, Zac Brown Band e Jason Isbell . L’album contiene dieci brani che proseguono sulla scia del precedente lavoro in studio, con picchi di Soul Rock intensi grazie ai cori e alla splendida sezione fiati, e profondi tuffi nel Blues psichedelico con svisate chitarristiche acide che accarezzano punte vocali umide e nebbiose.



(Marcus King Band - Milano 3 Maggio 2017 Legend 54 - Ph.Marcello Matranga)

L’anno successivo, Marcus King ha annunciato di voler debuttare come solista. Pochi mesi dopo, nel gennaio 2020, ha esordito pubblicando il disco El Dorado, prodotto da Dan Auerbach dei The Black Keys e stampato sempre su etichetta Fantasy Records. La voce sentimentale di King e una produzione decisamente fresca e moderna grazie al tocco sapiente di Auerbach conferiscono a questo esordio solista una spinta davvero notevole, ma più pulita e confezionata rispetto alla ruvidezza dei primi album. Comunque la si pensi, non si può negare che Marcus continui a riscrivere la storia dopo ogni prova discografica, scartando a destra e a sinistra come un perfetto playmaker, senza lasciarsi ostacolare da stoici difensori della purezza di genere. Dritto a canestro in un terzo tempo elegante e preciso, il giovane ragazzo del South Carolina mette in saccoccia altri due punti preziosi in un anno terribilmente difficile per il settore musicale come questo 2020 appena trascorso.


La Marcus King Band è un’enciclopedia tascabile di musica americana al cui interno troviamo elementi sonori tratti dalle più importanti colonne musicali statunitensi: Allman Brothers, B.B. King, Chris Robinson Brotherhood, Gov’t Mule, Wet Willie, Derek Trucks, Marion Williams, Little Feat, Aretha Franklin, Tedeschi Trucks Band, Doobie Brothers, Albert King, Chris Stapleton, e molti altri potrebbero aggiungersi a questo elenco.
Questo gruppo può definirsi a tutti gli effetti una band creola, composta da musicisti bianchi e neri, che ha saputo fondere perfettamente influenze musicali diverse e variegate, rendendole un composto fluido e omogeneo, ideale per un ricco viaggio tra le poliedriche sfaccettature dell’American Music.  
Marcus King, giovane uomo di blues, è ben conscio del suo talento e della potenza che l’ibridazione sonora può sprigionare. Un musicista che ha coltivato le sue competenze, studiando e approfondendo tecniche e stili dei grandi maestri, riuscendo a dar vita ad un nuovo modello sonoro, fresco e ben amalgamato, in cui la somma di generi diversi supera abbondantemente il valore dei singoli.