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Gov´t Mule - Larger than life
Gov´t Mule

Gov´t Mule

Larger than life


05/02/2008 - di Christian Verzeletti

      
   Larger than life

        >> Speciale GOV'T MULE


Warren Haynes, mente, voce e braccio dei Gov’t Mule: quasi cinquant’anni, una quantità di concerti e di progetti da far paura, portati sulle spalle con naturalezza, come fossero il più leggero dei fardelli. Non è solo una questione di forza, quella che gli è garantita dalla sua stazza fisica, ad averlo reso una delle figure più autoritarie del rock-blues: è la straordinaria misura del talento di cui è dotato come chitarrista e come band leader.

Blind man in the dark

Il North Carolina, per la precisione Asheville, non è esattamente il luogo più indicato per chi abbia in mente di crescere con la musica, e soprattutto con il rock-blues, come obiettivi. Louisiana, Mississippi, Alabama, Tennessee e Texas sono regioni già più inclini a fornire un terreno per natura ricco di american music.


Trovandosi in una zona più che altro di pionieri, scrittori, giocatori di football e di basket, Warren Haynes deve costruirsi un’identità da sé, creandosi con le proprie forze un background (“Born on the edge of a lonely town / searching for something no one had”, da “Million miles from yesterday”). Se da un lato gli ascolti del padre e dei fratelli lo indirizzano al folk, al jazz e al blues, dall’altro è lui in prima persona a votarsi alla musica, scegliendola come passione dominante sin da bambino e dichiarando di voler seriamente suonare la chitarra già all’età di dodici anni. È questa forza di volontà che lo porta a diventare quel musicista che oggi conosciamo, fautore di un rock fiero e solido come pochi.

Hard workin’ man

Con questo atteggiamento Warren fa il “gregario” per anni, suonando prima con musicisti locali e poi con David Allen Coe. Trasferitosi a Nashville, dopo un periodo con i Nighthawks, centra un hit per Garth Brooks e nel frattempo continua ad operare sulla scena di Asheville, organizzando eventi benefici (le Christmas Jam che ancora oggi si svolgono).

A segnare la sua vita è l’incontro con Dickey Betts: lo storico chitarrista dell’Allman Brothers Band prima lo invita a suonare nella sua band insieme ad Allen Woody e Johnny Neel, nomi che torneranno più avanti, e poi lo convoca per la reunion proprio dell’Allman Brothers Band.
Suonare in uno dei gruppi che hanno fatto la storia del rock americano sarebbe il massimo per la maggior parte dei chitarristi. Non per Warren Haynes, che vive questa esperienza più come un punto di partenza che d’arrivo (!): per lui è quello che ci vuole per cominciare a lavorare su un progetto proprio.


Birth of the mule

Mentre è impegnato in studio e dal vivo con l’Allman Brothers Band, Haynes fonda i Gov’t Mule, un trio con Matt Abts (batteria) e Allen Woody (basso).
Per tre anni, dal 1994 al 1997, si dedica anima e corpo ad entrambi i progetti, fino a quando, insieme a Woody, fa la scelta più difficile: lascia l’Allman Brothers Band per suonare a tempo pieno con il suo vero gruppo, i Gov’t Mule.

Sin dall’omonimo debutto, è chiaro che il trio ha individuato la propria via: Haynes è un chitarrista e un interprete già grande, conscio del peso musicale che ha ereditato. Non a caso esordisce con una cover di Son House, “Grinnin’ in your face”, facendo sentire tutta la sua voce blues: le radici della band sono piantate verso Sud e crescono rigogliose su quanto fatto in precedenza, oltre che dall’Allman Brothers Band (un punto di riferimento soprattutto nei pezzi strumentali), anche da Lynyrd Skynyrd, Free, Grateful Dead, Led Zeppelin. Già all’esordio si può parlare di “Birth of the mule”.
Il mulo, simbolo della band, aumenta il proprio carico di disco in disco: il rock blues si fa portatore di una psichedelia spessa ed ampia che contiene anche dosi di Cream, Jimi Hendrix, Neil Young & Crazy Horse, Traffic, Mahavishnu Orchestra ecc.

The deep end

Quando il trio sembra sul punto di raggiungere l’apice, assicurandosi un largo seguito con concerti memorabili che ne fanno una delle live band più energiche e generose, il destino si abbatte sui Gov’t Mule: nell’agosto del 2000 muore Allen Woody. E improvvisamente tutti i riferimenti al dolore, alla solitudine, al blues e tutte le dediche ai colleghi scomparsi, contenute nei dischi fin qua pubblicati, si concretizzano tragicamente.


Bisogna essere davvero “larger than life” per risalire da uno sprofondo umano ed artistico che lascio il trio mutilato di un fondamentale membro. Ci vogliono tutta la statura di Haynes e di Abbts, unita al sostegno di fans e colleghi per risalire la china e proseguire.
I due Mule rimasti decidono di onorare la memoria del defunto con un paio di dischi, “The deep end” appunto, in cui invitano fior di bassisti a colmare il vuoto lasciato da Woody e ad omaggiarne la memoria. A questi si aggiunge un doppio live, comprensivo di dvd, “The deepest end”: dalla forza e dalla varietà di queste esecuzioni Haynes e Abtts trovano stimoli per proseguire. E superare lo sprofondo.

Mighty & high

I Gov’t Mule escono dalla tragica esperienza con un suono e una convinzione rinnovati. Come al solito merito soprattutto di una mole di lavoro che vede Warren Haynes impegnato su più fronti: riprende a suonare con l’Allman Brothers Band, consolida l’attività della propria etichetta discografica (la Evil Teen Records) e rilancia una carriera solista avviata nel 1993 con “Tales of ordinary madness”. Prima “The lone Ep” e poi il “Live at Bonnaroo”, seguito dal “Live at Jazz Fest”, ribadiscono la forza interpretativa del chitarrista anche in versione acustica.

L’aumento di portata si fa sentire soprattutto sulla struttura dei Gov’t, che assoldano Andy Hess al basso e Danny Louis alle tastiere: i nuovi entrati in formazione permettono di andare oltre l’impostazione rock-blues sviluppando un’ampiezza sonora che già si intuiva nei precedenti dischi e che aveva cominciato a prendere forma in “The deep end”. Ne escono due album solidi, “Déjà voodoo” e “High & mighty”, in cui i tratti caratteristici della band vengono rimarcati ed estesi.

A conferma di questa direzione, il nuovo disco “Mighty & high”, apre la potenza e l’altezza della band al reggae (purtroppo il risultato non rispecchia la dimensione che il gruppo ha trovato sul palco). Non si tratta comunque di una svolta, perché i Mule in passato avevano già assunto dosi di questo genere: è piuttosto un ulteriore incremento per una band che ha vissuto la propria esperienza accrescendo ad ogni passo il bagaglio tecnico-musicale.


I Mule in studio

"Gov't Mule", 1995 (Relativity) ****
L'esordio in studio non ha la qualità sonora che i Gov't acquisiranno in seguito, ma tecnica e peso nell'interpretazione si fanno sentire eccome. Tra gli ospiti c'è John Popper all'armonica e in scaletta ci sono pezzi memorabili come "Grinnin' in your face", "Trane" e "Mule".

"Dose", 1998 (Volcano) ****
Non ci sono i pezzi eclatanti del debutto, ma il risultato è identico ed Haynes dimostra di poter crescere non poco come compositore. Il suono si arricchisce di percussioni, mandolino, dulcimer e i Gov't sono già qualcosa di più di un "semplice" power trio.

"Life Before Insanity", 2000 (Capricorn) ***1/2
Altro album di spessore con ospite Ben Harper e soprattutto con Johnny Neel alle keyboards. Il suono è sempre più colmo (compare anche il glockenspiel) e, pur non raggiungendo livelli eccelsi, è la prova che i Mule hanno una costanza da far paura.

"The Deep End, Volume 1", 2001 (ATO Records) ****
In onore di Allen Woody, i Mule sfoderano una delle loro migliori prove: nonostante la presenza di una miriade di bassisti (Jack Bruce, Mike Watt, Flea, John Entwistle, Mike Gordon ecc.), il disco non perde un colpo, anzi, ne centra parecchi da knock out come "Soulshine" e "Sco-mule".

"The Deep End, Volume 2", 2002 (ATO Records) ***
Non all'altezza del predecessore, questo disco soffre di discontinuità: esercizi di alta tecnica, ma un'altalena che non trova grandi pezzi, nonostante la presenza di Les Claypool, Chuck Leavell, John Medeski, Tony Levin, Chris Squire, Jack Casady, Meshell Ndgeocello ecc.

"Deja Voodoo", 2004 (ATO Records) ***1/2
Il primo vero disco in studio dopo la scomparsa di Woody è fatto di un soul oscuro, che in più occasioni tende all'hard-rock. Il tutto reso ancora più corpulento da una line-up che vede gli ingressi di Andy Hess al basso e Danny Louis alle tastiere.

"High & Mighty", 2006 (ATO Records) ****
Meno blues, ma sempre più massiccio il suono dei Gov't aggredisce e si apre con impeto assumendo anche un forte sguardo sociale. Tra hard-rock, funk, reggae e psichedelia strumentale "High & Mighty" è un condensato delle capacità della band: qua ci sono tutti i Gov't Mule passati e futuri.

"Mighty High", 2007 ***
Più che un disco è un esercizio da studio in chiave reggae, fatto di cover, remix e versioni dub. Nulla a confronto di quello che la band sa fare dal vivo anche con questo genere.

I Mule dal vivo

"Live from Roseland Ballroom", 1996 (Evil Teen) ***1/2
Ristampato nel 2007, è il primo live dei Gov't e testimonia un rock psichedelico dal grande impatto live, al punto che le performance dal vivo del trio erano ben note già prima dell'esordio in studio.

"Live... With a Little Help from Our Friends", 1998 (Volcano) ****
È il miglior live della band, raccomandato nella quadrupla Collector's Edition: versioni torrenziali e cover strepitose che mettono i Gov't Mule sul livello di grandi jam-band come Allman Brothers Band, Grateful Dead e Phish.

"The Deepest End", 2003 (ATO Records) ***1/2
Per suggellare il progetto "Deep end", i Mule pubblicano questo live mastodontico: due cd e un dvd per un concerto-maratona di più di cinque ore con decine di grandi musicisti ad alternarsi sul palco insieme a Warren Haynes, Matt Abts e Danny Louis.

"Mule tracks"

Sul sito http://www.mule.net sono acquistabili in download i concerti della band e di Warren Haynes: da prescrivere non solo ai fans, perché ogni volta le scalette dei Mule riservano sorprese superando spesso le tre ore di performance.