Ricky Mantoan

Ricky Mantoan

Vintage Trip


04/09/2019 - di Mauro Quai
Qualcuno fra i suoi detrattori, dirà che bisogna morire per diventare famosi o per essere ricordati, e un po’ è vero, ma, e questo lo pensa il sottoscritto, più difficile è “rimanere nel ricordo di quanti ti hanno amato”. E questo sicuramente vale per Ricky Mantoan, un grande musicista e un grande amico, scomparso nel Dicembre del 2016. Di lui, ricordo il carattere un po’ introverso e solitario, che mai gli aprì le porte del “grande successo”, forse anche per una sua peculiarità di non cedere alle lusinghe del pop, ma invece, rimanere, da buon “cavallo selvaggio”, ancorato alle proprie scelte e a un suo stile musicale. Qui, lo voglio ricordare, riascoltando o invitando ad ascoltarlo, presentando, in una sorta di “vintage trip”, i suoi primi due dischi, e l’ultimo cd inciso, con il suo gruppo storico, il Branco Selvaggio.
RICKY  MANTOAN  / “Ricky”, YOUNG RECORDS, 1980, LP

Del primo, ho lontani e bei ricordi. La copertina , opera di Enrico Formica, riporta l’immagine di due stivaletti usati, e racchiude l’essenza del disco, il viaggio, attraverso sperdute città e cittadine degli Stati Uniti, in una specie di “ricerca interiore” di sentimenti, persone e luoghi. ”Sad country lady”, è il ritratto amaro e nostalgico di una donna , che vive nel ricordo del suo amore, un cantante morto per droga: pare che il brano s’ispiri alla love story di Gram Parsone con Emmylou Harris. ”Blackbird”, brano successivo, nell’andamento e nello spirito gli è simile. Qui il merlo protagonista, pare avere una nefasta influenza sull’autore e sugli eventi passati e futuri. Più positiva, “Down in Memphis” che vista dagli occhi di un camionista, sembra essere la città ideale per il giusto momento di relax, di uno “spirito libero”.

Bella “Old Friend”, con tanti messaggi sublimali di un vecchio amico vagabondo. Anche “Tennessee” è una ballata positiva, con l’aspetto però subdolo del tradimento, che diventa omicidio. Caratteristica tipica di tante ballate americane. ”Deep waters” è invece brano dalle aspirazioni psichedeliche sebbene le “acque profonde”, quì paiono suggerire il desiderio di un rinnovamento spirituale. Splendida e fiabesca “Sister Moon” ove la fantasia si libera ed evoca  “la notte che sta arrivando sulle colline e le stelle che stanno brillando alte, e lei deve andare…il suo tempo è passato, il suo sorriso fluttuante sta volando, nel fiume di stelle, e lei è di nuovo…la sorella luna”. ”Going round” è la storia di un’amicizia di cowboys, ragazze dolci e facili, anche se alla fine “nessuno mai può comperare la mia libertà” (anche qui, è sempre presente “lo spirito libero” di Ricky, n.d.a.). Grande la versione di “Crazy Man Michael” di Richard Thompson e Dave Swarbrick, con bella esecuzione vocale di Renata Boratto, ai tempi compagna del chitarrista.

Splendidamente suonato, e registrato in casa dallo stesso Mantoan, che ha suonato tutti gli strumenti (ZB pedal steel guitar, Martin D35 acostic guitar, Guild Starfire electric guitar, Dobro, Mandolino, Dulcimer, Concertina) oltre che le parti vocali ,il disco, che sul retro, riporta le note scritte da me, viene pubblicato nel 1980, dalla Young Records, di Mariano Barbieri, noto e attivo promoter concertistico di Tiene. Ed è davvero un gran bel disco! Sopratutto, considerato che porta sulle spalle, quarantanove anni!

 

RICKY MANTOAN, S.P.KLEINOW, SKIP BATTIN / “Live in Italy”, MOONDANCE RECORDS, 1985, LP

Lo step successivo è un live, registrato e pubblicato nel 1985, dalla Moondance Records di Paolo Carù, con una formazione del tutto inedita con Ricky, voce solista, chitarra Telecaster elettrica e a 12 corde, nonché chitarre Rickenbacker, Skip Battin, voce solista e basso elettrico, Sneaky Pete Kleinow, Pedal Steel guitar e Vincenzo Rei Rosa alla batteria.Le registrazioni dal vivo, sono effettuate durante un tour concertistico italiano del Novembre  1985, non ci è dato sapere dove, perché le note di copertina, qui mancano d’informazioni in merito. Copertina liberty, opera di Formica Art Studio e all’interno una family tree, racconta le connessioni e i contatti fra Ricky, i Byrds, Flying Burrito Bothers, ecc…ecc…

La musica è eccellente, con Ricky e Skip in gran forma. Sensazionali le versioni di “My back pages” di dylaniana memoria e “Christine’s Tune” di G.Parsons e Chris Hillman, in una versione che non sarebbe certo spiaciuta ai Burritos. Ottimo “Sneaky Attack” uno strumentale di Kleinow (“one original song, one original man!”, nelle parole di Skip, che ringrazia alla fine l’autore) e bella, spaziosa, “Sing me back home” di Merle Haggard, cantata da Ricky, con gran contorno di chitarre. C’è spazio per un altro numero di Sneaky Pete, “Cannonball Rag”, di Merle Travis, dove imperversano divertissement e goduria, oltre che tanta esperienza e tecnica. Bella, anzi bellissima “Walk on the water” di Gib Gilbeau  e Joel Scott Hill, un lentone di altri tempi, recuperato dal repertorio dei Flying Burrito Bros. E come non rimanere ammaliati dalla voce e dall’interpretazione vocale di Skip, e strumentale, dei quattro, della celeberrima “You ain’t going nowhere”, sempre Dylan on my mind.

Spanish Harlem”, sempre interpretata da Pete Kleinow, che ricorda qui vecchie cose del duo Santo & Johnny, è un altro prezioso reperto sonoro di altri tempi. ”Santa Ana Wind”, di Battin che l’ha composta assieme a quello strambo personaggio di Kim Fowley, è una delle più belle ballate del bassista cantante, permeata di nostalgia, fascino e di quel mitico vento che accarezza le valli americane nel sud.”Speedin’West” è un altro divertente esercizio sonoro, un po’ ragtime, firmato da uno degli specialisti del genere, Speedy West”. Affascinante, forse una delle migliori ascoltate, la cover di “Knockin’on Heaven’s door”. Il canto di Ricky e l’accompagnamento delle chitarre, rendono questa versione del Dylan, in versione Peckinpah, unica e forse superiore a quella, ad esempio, dei Guns and Roses, mi perdonino l’ardire i fan di questo gruppo. C’è qui il giusto raccoglimento e l’adeguata intensità, molto vicina alla colonna sonora di Pat Garret and Billy The Kid.Si chiude, in versione Byrds/rock and roll, di “So you want to be a rock and roll star”, con Skip Battin grande e brillante come al solito.

Che  dire di questo disco? E’ un’ottima testimonianza dei suoi tempi, dove si respirava ancora un po’di country rock, in questa Italia di oggi, inflazionata dai rappers & trappers, e di chi più ne ha più ne metta.

 

BRANCO SELVAGGIO / “Ridin’Again”, FOLKEST DISCHI, 2013, CD

E per arrivare all’ultimo lavoro, preso in considerazione, di Ricky, veniamo a “Ridin’ again”, accreditato al Branco Selvaggio. E’ un disco solido di country rock, dove la musica campagnola sposa il rock con grazia, lo fa suo, in modo così pregnante da creare, secondo il sottoscritto un landmark e un segno indelebile nel tempo. Già, nell’iniziale “Down in hell”, dalle vocazioni vagamente hard, si nota “un’aria diversa”, seppure nel prosieguo,  “The Long Riders”, queste vocazioni vengano mitigate da propositi countrieggianti.  Mi piace “Dancing in the bayou”, pezzo danzereccio in odori cajun, con chitarre alla Duane Eddy, e un armonica a bocca, che sguscia come un serpente nel brano. Ma ancora di più, conquista il cuore, “Winter Song”, una bella ballata, con Gram Parsons  dietro l’angolo a fare un malizioso occhiolino, bello il testo in cui Ricky si guarda indietro e si fa un bilancio della propria esistenza musicale. Buona “Just one more chance”, gustosa e ritmata storia di speranza.

E veniamo al capolavoro di questo cd, “Song for you”, un brano senza tempo che meriterebbe uditori più vasti, ma forse “menti più aperte”… In “Lonesome” è presente tutta quella solitudine, prerogativa dei “cavalli selvaggi” (come Ricky, ma anche come me) “Sono così solo, little mama, e sto piangendo / Le lacrime scorrono soffici sul mio volto / Così le ruote, ragazzi mi portano via /Attraverso la notte / Così quest’uomo sta morendo di dolore senza amore”, recita il testo. Per “Reflection n.1”, vale il discorso di “Song for You”, i ricordi i bilanci sono il pretesto per il testo, anche se la musica sempre su onde country, pare venire da lontano. ”Country Jig” è uno strumentale folk rock, che pare venire dal repertorio dei Fairport Convention. Buono l’effetto. ”The loser”, è un’altra storia, in stile Ricky, dove una velata malinconia si associa a un senso di perdita: ”Oggi sono troppo solo e depresso / Dolci ricordi, riportatemi a casa”.  ”Lay down with me”, è un dolce invito dell’autore, a giacere con lui. Nella finale “Nashville  Rag”, c’è il giusto omaggio ai Byrds, quelli country con Clarence White.

Un disco notevole, sicuramente il migliore della produzione di Ricky con il Branco Selvaggio. La formazione che suona su questo cd è Ricky Mantoan, Pedal steel guitar, Rickenbecker 12 string guitar, Guild Starfire electric guitar, Fender Telecaster StringBender guitar, acoustic guitar, Danelectro Baritone Guitar, Dobro, Mandolino, Armonica a bocca e Voce Solista; Beppe d’Angelo: Drums, Percussioni e Voce; Luciano Costa, Fender Telecaster StringBender guitar, Rickenbecker 12 String guitar, Voce e Dario Zara, basso e voce. Una brutta novità, m’induce a comunicare che anche Luciano Costa, è morto, per complicazioni cardiache e ha, quindi voluto seguire Ricky nel suo “Heaven’s Angels” e raggiungere altri, vicini al Branco Selvaggio, come Skip Battin, Sneaky Pete Kleinow, e Vincenzo Rei Rosa. Per il resto, questi dischi di difficile reperibilità, grazie ahimè all’ottusa politica dei discografici italiani, ma possono essere richiesti a:

 Gloria Berloso, Via Crosa 19, 10031 Borgomasino (TORINO)