Pier Paolo Pasolini

special

Pier Paolo Pasolini A Pa'...la musica nel mondo corsaro di Pasolini

03/03/2022 di Laura Bianchi

#Pier Paolo Pasolini#Italiana#Canzone d`autore

Cent'anni fa nasceva uno degli intellettuali italiani del Novecento che piu' ha segnato non solo il suo secolo, ma anche la nostra contemporaneita'. Lo ricordiamo attraverso la musica di cui si e' nutrito, che ha creato, e che gli hanno dedicato artisti a lui vicini, o che hanno voluto rendere omaggio al suo genio.
In Pier Paolo Pasolini tutto è suono. Suonano le parole materiche nei suoi romanzi, suona il mondo creato dalle sue poesie, suona l’accento polemico nei suoi fulminanti articoli, suonano le colonne sonore dei suoi film, suona la sua voce durante le rare, ma memorabili interviste. 

Lo sguardo di Pasolini, sempre rivolto verso il mondo e la realtà a lui contemporanea, coglie la musica del mondo, e ne decodifica il senso, restituendolo alla realtà attraverso un’armonia totale, quella disperata vitalità che cerca durante tutta la sua esistenza, e nella quale si consuma. Pensiamo solo agli splendidi versi dedicati a Maria Callas, Timor di me?, in cui Pasolini, pur non melomane, intuisce il segreto della sua voce: "...ma al posto dell'Altro / per me c'è un vuoto nel cosmo / un vuoto nel cosmo / e da là tu canti."

La musica colta, con Bach, Mozart, è la sua prima passione; ma a questa si sovrappone e sviluppa la musica popolare, prima delle sue radici friulane, materne e ancestrali, poi del sottoproletariato romano, infine di una tradizione italiana colta nella sua dimensione più autentica e lontana dal nuovo fascismo consumista, che rischia di distruggerla per sempre, con lo strumento dell'omologazione.

In quella direzione si spinge la curiosità di Pasolini, che indaga il complesso rapporto fra la "canzonetta", la canzone d’autore e la cultura popolare, uno dei tanti ambiti ricchi di contraddizioni, in cui la ricerca dell’intellettuale trova una dimensione ideale, sospesa fra nascita della cultura pop, fascinazione per l’immediatezza quasi dionisiaca della musica popolare, e difesa della voce di un proletariato ancora ingenuo.

In un'intervista del 1956 ad "Avanguardia", Pasolini infatti dichiara: “Non vedo perché sia la musica che le parole delle canzonette non dovrebbero essere più belle. Un intervento di un poeta colto e magari raffinato non avrebbe niente di illecito. Personalmente, credo che mi interesserebbe e mi divertirebbe applicare dei versi ad una bella musica, tango o samba che sia”.

Determinante è l’amicizia con Laura Betti, per la quale Pasolini scrive quattro canzoni in romanesco, Valzer della toppa, Macrì Teresa detta Pazzia, Cocco di mamma e Cristo al Mandrione, le prime tre musicate da Piero Umiliani e la quarta da Piero Piccioni, figlie dello studio sul dialetto durante la stesura di Ragazzi di vita (1955) e di Una vita violenta (1959). Da ricordare è anche l'influsso potente che la scrittura pasoliniana in romanesco avrà sulla successiva generazione di cantautori, da Franco Califano alla Lella di Edoardo De Angelis, a Francesco De Gregori e Antonello Venditti, oltre, ovviamente,  all'indimenticabile Gabriella Ferri.

Un episodio significativo della poliedricità e dell’eclettismo dell’intellettuale, ma anche del suo ascendente sugli artisti a lui contemporanei, è  Danze della sera, musicata da Ettore De Carolis, del gruppo Chetro & Co., che la incide su un singolo nel 1968, e che riprende nelle ultime tre strofe il testo di Notturno, presente nella seconda sezione della raccolta L’usignolo della Chiesa Cattolica (1958), a testimoniare l’intreccio fra canzone e poesia.

L’interesse di Pasolini per il cinema lo spinge a sperimentare nella regia e nella sceneggiatura fin da Accattone, del 1961, per la colonna sonora del quale compie scelte di grande impatto, come nella scena della rissa, accompagnata e sacralizzata dalla Passione Secondo Matteo di Bach, seguito da Mamma Roma, che alterna brani di Vivaldi a canzoni come Violino Tzigano o un originale Cha Cha Cha di Carlo Rustichelli, accostandovi gli stornelli romani, cantati dalla voce autenticamente popolare di Anna Magnani

Uno dei punti più alti della ricerca musicale in un film di Pasolini viene raggiunto però nel 1966, da Uccellacci e uccellini, in cui vengono musicati da Ennio Morricone i titoli di testa e di coda del film, trasformati dal regista in una sorta di filastrocca, cantata da Domenico Modugno, che firma nel 1968 anche la musica di Tutto il mio folle amore, in Cosa sono le nuvole, per il cui testo Pasolini si ispira a celebri frasi shakespeariane, interpretato magistralmente da Modugno, che ha anche una parte nell'episodio.

La collaborazione con Morricone continua nel 1968, quando il Maestro compone la colonna sonora di Teorema, accostandola al Requiem di Mozart, e nel 1970, con i versi di Meditazione orale, commissionati per un disco dedicato al centenario di Roma Capitale, che Pasolini recita, con voce dolente, sulla musica di Morricone, perfetta colonna sonora di avanguardia per il lamento senza tempo del poeta. Di Morricone è la musica anche di I racconti di Canterbury, Il fiore delle mille e una notte, e dell’ultimo film di Pasolini, uscito postumo, Salò e le 120 giornate di Sodoma, a testimoniare un’amicizia densa di rispetto e stima reciproca. In Medea troviamo invece atmosfere orientali, con Hussein Malek che compone The Segah Mode.

Il rapporto di Pasolini con le canzoni si conclude un anno prima della sua morte,  con la  traduzione, in collaborazione con Dacia Maraini, di due brani della colonna sonora del film “Sweet Movie” di Dusan Makàvejev, con le musiche del greco Manos Hadjidakis: I ragazzi giù nel campo e C’è forse vita sulla terra?, incise da Daniela Davoli. Ma, anche se non di Pasolini, alcuni versi in I ragazzi giù nel campo sembrano anticiparne la fine: ”...i ragazzi giù nel campo / dan la caccia ad un pazzo / poi lo strozzano con le mani / e lo bruciano in riva al mare”.

Lunghissimo è l’elenco degli artisti che hanno reso omaggio al genio di Pasolini, fin da quando era in vita. Ricordiamo Il soldato di Napoleone, adattamento di una delle poesie friulane della Meglio Gioventù, interpretato dall'istriano Sergio Endrigo, La recessione, (tratto da La nuova gioventù), musicato da Mino De Martino dei Giganti, cantato da Alice, per la quale De Martino compone anche Febbraio (La nuova gioventù) e Al principe (La religione del mio tempo); Il Nini muart (da Poesie a Casarsa), musicato da Massimiliano Larocca, che dedica all’intellettuale anche la sua Le Ceneri di Pasolini,  con la partecipazione di Riccardo TesiI turcs tal Friul, uno dei tanti testi musicati, oltre che da Luigi Maieron, anche dalla grande amica Giovanna Marini, che, oltre a mettere in musica Le ceneri di Gramsci, compone l’indimenticabile, sacrale Lamento per la morte di Pasolini, fino a Ettore Giuradei, che dà la musica, in Pasolini, alla poesia Vittoria, e ai Radiodervish, che creano la musica per la famosissima Profezia, in Alì dagli occhi azzurri
Per ovvie ragioni di spazio, sorvoliamo sulle infinite cover di brani pasoliniani, dal valore altalenante; ne citiamo solo uno, Cosa sono le nuvole, che ha visto l'interpretazione di una trentina di artisti, di varia età e formazione, da Stefano Bollani a Lorenzo Fragola, da Giulio Casale a Rita Marcotulli, da Avion Travel a Paolo Benvegnù

Innumerevoli sono gli artisti che hanno interpretato canzoni non di, ma per Pasolini. Da un Pasolini di Michel Petrucciani, a Una storia sbagliata, di De André - Bubola, a La Giulia bianca di Flavio Giurato; da Pasolini scrive, scritta da Maurizio Fabrizio per Linda Valori, fino a L’alba dei tram, realizzata da Remo Anzovino con Giuliano Sangiorgi per Mauro Ermanno Giovanardi. Un inaspettato Renato Zero gli dedica Casal de’ Pazzi, il pianista Stefano Battaglia compone un intero disco tributo, Re: Pasolini, i controversi IANVA pensano alla piazza da cui Pasolini partì con Pelosi nella sera fatale, in Piazza dei Cinquecento, Tre allegri ragazzi morti creano uno spettacolo di disegni, musica e parole Pasolini. Un incontro, gli Ultimo Attuale Corpo Sonoro scrivono Empirismo eretico, Ultima lettera al 1975, e Le ceneri dell’Idroscalo. Elettronica è invece l'ispirazione dei Confusional Quartet per Der Pasolini, mentre recentissimo è il progetto dei friulani Autostoppisti Del Magico Sentiero, che, in Pasolini e la peste, rendono omaggio al conterraneo con improvvisazioni jazz su frasi dell'autore, di cui si può ascoltare la voce, oltre a quella di Pietro Nenni o dei telegiornali dell'epoca.


Pasolini colpisce l’immaginario dei giovani: Non luogo, di Andrea Cassese, e Totem contorto, dedicato al monumento all’Idroscalo di Ostia, dei Garçon Fatal, lo testimoniano, così come i Vintage Violence, con PPP, o Ostia - The Death of Pasolini dei Coil  e You have Killed Me di Morrissey

Nell’estate 2020, inoltre, Giovanni Truppi con il suo piano smontabile parte per un tour lungo le coste italiane in camper, piano e voce; a ispirarlo è la lettura di La lunga strada di sabbia, un libro di Pasolini, che fece lo stesso percorso nell’estate del ’59, e Truppi scrive un libro sull’esperienza, L’avventura.

Ma tre sono i brani a nostro parere più emozionanti: quello di Pinomarino, che, in Io so, immagina che Pasolini torni a Ostia “solo / Con il mare a mezzo metro / E gli occhiali senza vetro”; la lirica L’angelo ucciso, in cui  Michele Gazich canta “La tua voce, da morto, è un grido che non puoi fermare”, e, ovviamente, A Pa’, in cui Francesco De Gregori ricorda l’intellettuale con un richiamo toccante a Teorema, in cui Pasolini aveva riscritto l’evangelico Discorso della Montagna (“Tu vivi tutta nel presente. Come gli uccelli del cielo e i gigli dei campi, tu non ci pensi, al domani”): “E voglio vivere come i gigli nei campi/ e come gli uccelli nel cielo campare/ e voglio vivere come i gigli dei campi/ e sopra i gigli dei campi volare”.

Un omaggio emozionante,  che vogliamo anche noi offrire a un santo laico, che ha saputo interpretare, e in alcuni casi anticipare, la complessità del nostro tempo.

La playlist di Spotify:



La playlist su YouTube: