Luca Di Maio

Luca Di Maio

La valigia del suo nuovo album


03/03/2019 - di Ambrosia J. S. Imbornone
Vi presentiamo il nuovo album del cantautore Luca Di Maio, entrando nel suo scrigno di suoni eclettici e poetici, stranianti e delicati, originali e rarefatti, tra cantautorato, folk, rock, blues, jazz ed elettronica, e sbirciando nel bagaglio di letture, suoni, sapori e immagini che hanno accompagnato il suo secondo viaggio musicale da solista. Il player per ascoltarlo, un testo appositamente scritto per noi dal cantautore e le illustrazioni di Saleh Kazemi.
Il cantautore Luca Di Maio, napoletano d’origine, romano d’adozione, ci presenta la valigia di letture, ascolti, sapori e immagini che l’hanno accompagnato o forse hanno generato il viaggio musicale del suo secondo album, Piccole armi / Grandi imprese, portato a termine assieme ad Alessandro “Asso” Stefana (Guano Padano, Vinicio Capossela, PJ Harvey), che ne ha curato anche registrazione e mix. Si tratta di un disco eclettico ed evocativo, che mescola e alterna chitarre, folk a world e ad elettronica e rock. Così fantasie di fiati incontrano ritmi tribali, suoni evanescenti si fondono a sonorità ctonie e viscerali, minimalismi acustici a momenti visionari, suoni sospesi o stranianti a sonorità oniriche; con una grande eleganza si rifugge da qualunque banalità commerciale, sia nei testi, ricchi di spunti di riflessioni, oppure immaginifici, sia negli arrangiamenti e negli andamenti melodici, che si nutrono di dissonanze, archi, fiati, note di piano, synth, autohard, bouzouki, bongos e glitch, flauti e percussioni, chitarre e drum programming. Contribuiscono alla raffinatezza struggente e sperimentale, ora calda, ora siderale, del disco, anche la voce di Serena Altavilla (Blue Willa, Solki, La Band del Brasiliano e Calibro 35) nella rarefatta Quand’ero felice, oppure il sassofono di Pietro Santangelo (Nu Guinea) che corona il melting-pot delle orchestrazioni elettroniche e analogiche di Per farti un dispetto, eterea, suadente, cangiante e obliqua. Aria, cielo, mare, raggi di sole e nuvole possiamo immaginare catturati e custoditi nei field recordings registrati in Islanda dalla svizzera REA per la preghiera naturalista Sant’Eurosia degli alberi, che ci immerge in un microcosmo sonoro in cui trattenere il respiro tra scintillii fatati e incanti di chitarre. Poetica e avvolgente è la delicata, quasi fiabesca La casa nel mare, dove i fiati prendono un respiro jazzato, mentre la traccia finale Chi ha fatto cosa elenca i credits, salvandoli dal possibile naufragio in  tempi di musica troppo spesso in streaming. Il nuovo album di Di Maio è così presentato:

Luca Di Maio ama i viaggi, i linguaggi, gli incontri. Nella vita di tutti i giorni, nel suo percorso in musica. L’immagine di copertina di Piccole armi/Grandi imprese è stata scelta non a caso da una serie di fotografie scattate alla popolazione locale da suo nonno paterno durante la Guerra d’Etiopia, negli anni ‘30, a dimostrazione che persino nei contesti più avversi c’è sempre qualcosa da osservare, documentare, vivere. Il titolo, invece, si presta a una sarcastica chiave di lettura: le “piccole armi” di Luca sono nel caso specifico le canzoni, che – del tutto autoprodotte – bastano a se stesse nella “grande impresa” della realizzazione di questo secondo album, e pubblicato a sorpresa il 1° marzo 2019 su tutte le piattaforme digitali, come un manufatto artistico modellato con attitudine artigianale e consegnato direttamente agli ascoltatori.

Il cantautore ha militato per una decina d’anni nel progetto musicale Insula Dulcamara, oltre che nei panni di autore/arrangiatore per colonne sonore e altri artisti; ha poi esordito come solista con l’album Letiana (2016), con la produzione di Marco Parente e i contributi, fra gli altri, di Alessandro Fiori e Vincenzo Vasi, riscuotendo ottimi riscontri da parte della critica e ottenendo una candidatura alla Targa Tenco per la migliore opera prima, oltre alla “menzione onorabile” nella categoria world music al prestigioso concorso International Songwriting Competition 2016.

Bene, apriamo ora la valigia di Luca, con le illustrazioni realizzate da Saleh Kazemi.



 

La valigia

La valigia non accompagna il disco, semmai lo genera. È lui il compendio. Anzi, forse la sintesi, di ciò che ci trasciniamo dietro.



Il tono perentorio dell`incipit di Piccole Armi/Grandi Imprese, ad esempio, è tutto frutto della (ri)lettura delle poesie politiche di Brecht. Lo so, sono suggestionabile e ogni volta che finisco un libro credo di assumerne il registro e gli occhi, ma lo so anche io che la pioggia cade sempre dall`alto al basso e mai il contrario. Un buon motivo per mettersi a scrivere. E scrivere canzoni – come innamorarsi – non è altro che una scusa per filosofeggiare: mettersi in discussione, farsi domande, rappresentarsi. Manco fossi Il Profeta di Gibran, con tutte quelle risposte poetiche densissime. Magari più vicino al disadattato protagonista de La biblioteca del Capitano Nemo dello svedese P.O. Enqvist che si è intrufolato a mia insaputa in Orecchie d`asino.



Chissà se melomane è il termine giusto per chi come me ha le orecchie sempre piene di musica ma, anche in questo tempo bulimico, per me entrare in una bella canzone (una canzone con personalità) vuol dire perdersi in un mondo pieno di stimoli da indagare. E, sì, è un incanto, ma anche un`ossessione, tant`è vero che da qualche anno a questa parte, una buona percentuale della musica che mi colpisce finisce in una playlist pubblica (immeritatamente poco seguita) che ho chiamato appunto "Ossessioni". É regno della mia curiosità dove il Giovane Esploratore Di Maio passa dalla musica folk all`hip hop, all`elettronica e tutto ciò che incontra per la via. Tra i tanti, mentre lavoravo a Piccole Armi/Grandi Imprese, ho sicuramente consumato l’album omonimo dei Dirty Projectors, che ho trovato pieno di libertà. E Blonde di Frank Ocean, fluido e personalissimo.



Questa è una raccolta di canzoni "cruelty free``: nessun musicista è stato maltrattato per la realizzazione di questo disco. Magari giusto con un po` di spam, va`. Un po` per indole, un po` perché è stato realizzato in tante città diverse, a volte senza nemmeno incontrarci durante le registrazioni. E, adesso che ci penso, gran parte di quello che cucino è così: vegetali, ortaggi, ricette prese da diverse tradizioni e rielaborate a casaccio. Proprio come questi undici brani. Ad esempio, il finto hummus di zucca hokkaido (quella con la buccia edibile) al forno (tahina, limone, paprika, prezzemolo, tanti semi, olio d`oliva, sale, aglio), un bel bicchiere di bianco (del Pecorino, magari) e, dopo la frutta, il cioccolato fondente 100%, mia grande dipendenza indotta. Live fast, die young.



Ve lo ricordate il nano da giardino de Il favoloso mondo di Amélie? Quello che girava il mondo e mandava le cartoline al proprietario perplesso? Guardando una mappa ho pensato che il mio disco Piccole Armi/Grandi Imprese avrebbe potuto fare lo stesso. Con una sciarpa attorno al collo e un cappellone di lana dal Siglufjordur in Islanda, mentre REA campiona l`arrivo di una nave per lavorare a Sant`Eurosia degli Alberi. Ad Amsterdam a girare in bici sui ponti controvento, mentre muoio di freddo nel farmi fotografare in maniche di camicia dalla povera Elisa, la mia ragazza, con temperatura percepita - 7. Negli anni Trenta, in Etiopia, vestito di niente, inconsapevole ancora di esistere, mentre mio nonno scatta quella che a sua insaputa diverrà la foto di copertina. E poi Roma, Napoli, Madrid, Brescia, Berlino, Trieste, Haarlem, Firenze, Prato, Cadice…



A casa dei miei genitori ho trovato una scatola di cartone, conservata malissimo, piena di polvere e foto scattate dai miei nonni paterni da giovani e altri parenti. Tra queste ce n`è una scattata in Africa durante la Seconda Guerra Mondiale, di questo signore anziano con la barba bianca, vestito in abiti tradizionali, in posa con un coltello stretto al fianco. Fierissimo. Bellissimo. Dietro solo la sabbia. Mi ha colpito molto (anche per la vicinanza con il titolo dell`album) e l`ho usata – assieme ad altre – per la promozione del disco (e altre cosette future).



Bosch e La Salita al Calvario. Ci penso ogni volta che vado sui social. Ogni volta. La società è un buco.

Gli stormi di uccelli. Ne ho osservate tante di foto così mentre componevo il disco. Una mi è rimasta impressa, ma purtroppo non so di chi sia. Si tratta di alcuni uccelli in volo in mezzo al fumo, illuminati nella notte dalle fiamme di un incendio da cui stanno scappando. Quanta libertà ci è permesso sognare?

Luca Di Maio

Foto di Elisa Fiore; copertina del disco di Luca Di Maio. 

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