El Santo

special

El Santo Il video di La voce che ho in corpo in anteprima

02/12/2021 di Ambrosia J. S. Imbornone

#El Santo#Italiana#Alternative

Nel nuovo singolo e video della band milanese El Santo, tra chitarre malinconiche, note intime e soffuse di fisarmonica e tocchi dolci, tristi e sognanti, emerge la sensazione di essere sbagliati, la paura del giudizio altrui, il bisogno di nascondere cio' che si e' davvero e il dolore che nessuno vuole conoscere e di contro la necessita' di cambiare.
Oggi vi presentiamo il video di La voce che ho in corpo, brano che segna il ritorno del gruppo milanese El Santo e che anticipa la pubblicazione di un nuovo disco, Il giorno dopo il lieto fine, registrato con Pasquale De Fina (Volwo, Atleticodefina, Steve Piccolo e Cristina Donà).

La canzone racconta la sensazione costante di essere sbagliati, provata sempre e da sempre, la paura di essere giudicati e condannati senz’appello dagli altri, e quindi il bisogno di nascondersi dietro un sorriso, mentire nel timore di essere accusati di essere solo degli impostori e non valere niente, di non avere una personalità o identità e di essere solo “ladri di idee”. La propria complessità e quel “dolore che nessuno vuole sapere mai” sono nascosti allora dietro una semplicità apparente; emerge così la necessità di fare i conti con sé stessi, non celarsi più e cambiare, ma senza perdersi.

Arpeggi di chitarra acustica e linee di chitarra elettrica solista dolorosa e “chirurgica” costruiscono trame malinconiche, che si stendono su un ritmo algido, che a tratti risuona come una marcia inesorabile; su questo sfondo evocativo si inseriscono tocchi dolci, tristi e sognanti di glockenspiel e una fisarmonica che ha il fascino di una voce intima, dall’incanto e dal calore lieve e retrò. L’intensità dell’interpretazione ricorda un po’ Godano, ma con una semplicità e dolcezza che rende ancora più feroci e dolenti le parole del testo e della sua confessione.

Ecco come il cantante del gruppo e autore dei versi Giorgio Scorza presenta la canzone:
Questo brano è come mi sono sentito tutta la vita, senza saperlo. E dirlo così dolcemente è spietato. Nessuno dovrebbe sentirsi un impostore con sé stesso. Ma ora io ci sarò per me.

Ecco, invece, come viene illustrato il progetto del videoclip:
Il videoclip, realizzato da Riccardo Spina e prodotto da El Santo, vuole trasporre in immagini le sensazioni e i temi del brano: la presa di coscienza di una transizione personale inevitabile, l'addio ad una parte di sé ed il senso di isolamento che ne consegue, vengono resi visivamente in un contesto scenografico di abbandono, in cui i membri della band appaiono ciascuno nella propria dimensione di solitudine. 

L'utilizzo di cornici grafiche e tecniche di compositing in post-produzione permettono ai musicisti di vivere insieme nelle inquadrature, uniti nelle intenzioni, eppure sempre distanti fra loro, in un quadro frammentato di elementi che tende alla ricerca della risoluzione di sé stesso.

Il video raffigura e traduce quindi in immagini il senso di desolazione della canzone, mostrando luoghi abbandonati in cui i componenti appaiono appunto sempre lontani, seppure spesso riuniti in un collage di immagini incorniciate. Sterpaglie, capannoni, ville un po' diroccate, zone industriali in disuso tra graffiti e spazzatura, vecchi e improbabili cartelli, giardini dalla bellezza in qualche modo decadente compongono quadri in cui ognuno appare solo con i suoi pensieri, come se riecheggiassero nel vuoto.

Giorgio racconta così la genesi del disco, in uscita il 10 dicembre per Viceversa & Seltz Records:
Per noi questo album è il mondo a misura di bambino: gli spigoli ci sono ma sono protetti, gli spazi sono tutti da esplorare, la linea d’orizzonte è un segno a matita e i confini tra noi e il mondo si perdono. Perché siamo dentro alle canzoni e lì ci sentiamo al sicuro. È un’opera per noi matura, a lungo pensata e voluta. È l’urgenza di buttare fuori le melodie, le sfumature e le intime prospettive che si sono accavallate in mesi ed anni, durante e dopo i live de Il topo che stava nel mio muro; la necessità di utilizzare i colori in maniera più consapevole e di tracciare una linea rispetto a quello che abbiamo suonato e vissuto fino ad oggi.

Sulle parole aggiunge:
Ho scritto testi di una vita intera, pieni di ricordi, tentazioni e sensazioni persino inconfessabili. La consapevolezza di non potermi più lasciar sfilare tra le mie stesse dita l’unica vita che avevo, mi ha autorizzato finalmente a viverne una tutta nuova. E mia. Non a caso i testi sono nati in treno, aereo, taxi, o in qualche sala di qualche hotel. In fuga, fuori dalla gabbia, giù dal ventre, insomma. Poco dopo sarei finito (come tutti) davvero ingabbiato in pochi metri. Questa osmosi irrisolta tra me e l’altro, tra protezione e costrizione, tra mettere me al primo posto e peso sacrale del giusto è stato il “qui ed ora” dei brani. Forse per questo scopro solo ora che sono pieni di immagini religiose e senso dell’ineluttabile.
Buon ascolto e buona visione!



El Santo - Biografia

El Santo è un progetto musicale nato nel 2011 dalla collaborazione tra Giorgio Scorza, Daniele Mantegazza e Lorenzo Borroni, tre ex componenti de La Stasi (L'estate è vicina, 2007, Baracca & Burattini/Audioglobe), e Pasquale De Fina (Volwo, Atleticodefina, Steve Piccolo e Cristina Donà), quest'ultimo in qualità di produttore artistico e di membro aggiunto della band durante la prima fase dell’attività live. Nel 2013, la registrazione dell'album Il topo che stava nel mio muro avviene live presso le Officine Meccaniche di Mauro Pagani, in soli tre giorni. In quest'occasione la band si avvale della partecipazione di Pancho Ragonese al pianoforte, Fender Rhodes e Wurlitzer, di Roberto Romano (Rossomaltese, Volwo, Baustelle) al sax e clarino, di Stefano Mazzucchelli al basso e della voce di Federica Vino. Al banco, Antonio “Cooper” Cupertino, che ha collaborato alla stesura delle parti elettroniche dei rec.

Tra le esperienze live più intense spiccano il primo posto al concorso Battle of the band Italia, che permette a El Santo di partecipare all’Hard Rock Cafè Rising on the Road Tour 2014, condividendo i palchi di diverse città con artisti italiani ed internazionali del calibro di Velvet, The Fratellis, The Carnabys e Negramaro e la partecipazione al Rugby Sound Festival di Parabiago l’anno successivo. Dopo un periodo di scrittura ed assestamento, la band tra 2019 e 2020 realizza Il giorno dopo il lieto fine, un nuovo disco registrato alle Officine Meccaniche e al Volwo Studio con la collaborazione di Pasquale De Fina, di prossima uscita per Viceversa & Seltz Records, che vede ancora una volta la presenza di Roberto Romano ai fiati ed anche il mood elettronico di Davide Ferrario nel brano La voce che ho in corpo.

Credits

Compositore: Daniele Mantegazza
Autore: Giorgio Scorza
Produzione artistica: El Santo
Rec: Pasquale De Fina e Filippo Slaviero, Officine Meccaniche Recording Studios
Rec vox: Pasquale De Fina, Volwo Studio e Rainfrog Studio
Mix: Pasquale De Fina, Volwo Studio e Rainfrog Studio
Mastering: Davide Peri, Angelina Mastering Studio
Giorgio Scorza: vox
Daniele Mantegazza: chitarra acustica, glockenspiel
Riccardo Spina: chitarra elettrica
Lorenzo Borroni: batteria e percussioni
Lorenzo Carnaghi: basso
Stefano Gulani: fisarmonica
Ospite 1: Roberto Romano sax e clarinetto
Ospite 2: Davide Ferrario programmazione, drum machine e synth

Graphic project del disco: Giorgio Scorza
Grafica del disco: Camelia Bezzola
Promo: Kerosene Promo Gang - Salvo Ladduca

Link
https://www.facebook.com/elsantoband/
https://www.facebook.com/ViceversaRecords