Chris Cacavas

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Chris Cacavas Happy Birthday Chris Cacavas

01/05/2021 di Marcello Matranga

#Chris Cacavas#Rock Internazionale#Alternative

Chris Cacavas festeggia oggi il suo sessantesimo compleanno. Musicista cardine nella nascita e nello sviluppo di un genere passato alla storia del Rock sotto la dicitura Paisley Underground. Una bella occasione quella di volergli rendere omaggio in questa giornata, con un articolo, che ripercorre gli inizi di quel movimento che ha visto nascere e crescere band e musicisti che sono assurti ad una certa fama, ma, sopratutto, ad un amore e rispetto da parte di fans di ogni dove, che li ha resi figure di riferimento di un genere che nel tempo ha dimostrato il peso e tutto il suo valore.
Esterno notte. Tucson, Arizona. Il principio: i Serfers.

Tucson è il luogo di partenza della nostra storia. Ci sono locali come il Pearl's Hurricane e il Tumbleweed's, dove c'erano gruppi come i Pills, i Suspect, gli Useless Pieces of Shit e i Giant Sandworms guidati da Howe Gelb. L'estate dell'80 vede i Serfers come headliner in spettacoli molto affollati, fino ad arrivare ad essere l'opening act  per bands come i Black Flag, D.O.A. e X. I Serfers sono formati da Dan Stuart alla chitarra, Jack Waterson al basso, Chris Cacavas all'organo e Buddy Van Christian alla batteria. 

Dai Serfers ai Green On Red.

La leggenda narra che dopo essere stati cacciati da ogni locale di Tucson, la band decide di trasferirsi in una Los Angeles attraversata da sferraglianti umori Punk che fanno riferimento ad un club come il Le Masque, che ospiterà un numero spropositato di giovani bands. I Serfers cambiano nome e prendono quello di un loro pezzo, Green On Red, che appare nella compilation KWFM On The Air edita nel 1980 dalla Art Attack.

   Il cambio di nome pare venne suggerito di una segretaria di un agente di booking a Dan Stuart. L'impatto con LA non è entusiasmante. Racconta Chris Cacavas in una intervista dell'epoca "Ci siamo trasferiti in questo squallido hotel pieno di pulci e droga chiamato Villa Elaine.Una stanza, un bagno, una cucina e musicisti disoccupati. C'erano volte in cui eravamo così al verde che andavamo a rubare hamburger e fagioli!". La band cambia formazione con l'entrata di Alex McNichol al posto di Buddy Van Christian, che proseguirà la carriera suonando con i Naked Pray e non solo) . Alex arriva dai 13-13 band accompagnatrice di Lydia Lunch. Nonostante tutto i Green On Red non riescono a decollare, ma il loro valore è in nuce, e questo li aiuta a guadagnarsi il rispetto e l'amicizia di bands come Rain Parade, Dream Syndicate e Bangles.

Per assurdo è però un un vecchio amico di Tucson, Rich Hopkins (che vedremo in seguito suonare con  Sidewinders e i Sand Rubies), che prestando  1200 dollari ai Green On Red da loro la possibilità di pagarsi lo studio di registrazione nel quale la band incide un EP limitato a 500 copie, intitolato 2 Bibles, prova in realtà non certo trascendentale.
Ricorda Cacavas sempre in una intervista di anni fa: Mi ricordo quando l'abbiamo ricevuto per la prima volta. Eravamo seduti sul portico anteriore e stavamo mettendo i dischi nelle custodie, come se fossimo incantati dalla freschezza di questo vinile. Ho pensato che fosse piuttosto figo.Esistiamo, finalmente!, anche se a posteriori è un piccolo disco piuttosto bizzarro" L'organo suonato da Cacavas è il punto centrale del suond dei Green On Red. I rimandi sono simili a folate doorsiane che permeano il sound della band rendendolo immediatamente identificabile. E la cosa emerge ancor più chiaramente in Green On Red, secondo EP pubblicato nel 1982, e prodottto da Steve Wynn dei Dream Syndicate, che da seguito alle considerazioni fatte poco sopra, portando i Green On Red ad incidere per la sua label, la Down There Records. L'EP è la vera svolta nella carriera della band, anticipando quello che sarà il grande masterpiece della band, ovvero Gravity Talks che uscirà nel 1983. Il suono è vibrante, permeato di sentori che portano a quelli che, insieme ad altri ovviamente, sono da annoverare fra i padri putativi del Paisley Underground, Velvet Underground. 


 Gravity Talks mette a fuoco le idee della band con un disco che unisce testi e musiche di ottima fattura. Prodotto da Chrid D dei Flesh Eaters, e registrato nel luglio del 1983 ai Quad Teck Studio di Los Angeles, rimane ancora oggi uno di quei dischi da avere nella propria collezione. Innegabile come i suoni riescano a trovare finalmente la giusta definizione, rendendo il sound della band una sorta di marchio di fabbrica che si porteranno dietro negli anni a venire. La voce distorta di Dan Stuart trova sponda perfetta nelle tastiere inacidite di Chris Cacavas (che in realtà prende cura anche delle chitarre e della lap steel, oltre ad essere autore o coautore di parte diei pezzi), mentre Waters e Nichols garantiscono una sezione ritmica perfettamente funzionale allo scopo. Difficile trovare un punto debole in questo disco, almeno a parere personale. le canzoni sono una più bella dell'altra. Da notare la partecipazione di Matt Piucci (Rain Parade) alla chitarra solista in Snake Bit in chiusura della Side A. 

Nel Dicembre del 1984 la band entra in studio a Hollywood. Arriva Gas Food Lodging, disco che riflette il disagio e l'emarginazione che si respira in quelli che furono gli anni del primo mandato di Raegan. Visto col senno di poi potrebbe essere un lavoro che solo band come i Drive-By Truckers potrebbero fare oggi. Le sonorità si spostano  dalla psichedelia dei loro primi dischi per dare vita a quello che molta critica giudicò, e ritiene tutt'ora,  il loro miglior risultato. L'album si muove su direttive dichiaratamente  roots-rock molto influenzato dal country. Semore ricche certe assonanze con Doors, Dylan, Neil Young, ma anche gli Stones e non solo possono essere individuate. L'album vede anche l'ingresso nel gruppo di Chuck Prophet. Le canzoni attingono dalla narrativa americana, i solitari, i senza amore e varie categorie di diseredati: vagabondi, ubriaconi e perdenti. Facevano luce su coloro che la "Reaganomics" non era riuscita a raggiungere. Era il rock dei colletti blu, completo di sporcizia e sudiciume. Il sound è nuovo e fresco, ma anche originale. Gas Food Lodging colpisce molti anche fra i musicisti. Non è un caso che Jeff Tweedy e Jay Farrar si diceva fossero dei fan e negli Uncle Tupelo, pionieri della scena No Depression/ Alt. Country, si può sentire l'influenza che un disco simile ebbe su di loro.

Nel maggio di quell'anno, prodotto da Paul B.Cutler,  esce The Lost Weekend a nome di Danny & Dusty.Danny è Dan Stuart, mentre Dusty è Steve Wynn. Con loro ci sono anche Sid Griffin, Chris Cacavas, Stephen McCarty, Tom Stevens e Dennis Duck. Una sorta di parziale fusione tra Dream Syndicate, Green On Red e Long Ryders. Otto canzoni, nove nella ristampa su CD, con due pezzi su tutti, ovvero Miracle Mile, e la strepitosa cover di Knockin'On Heaven's Door di Dylan. 

Nell estate del 1985 i Green on Red ottennero  un contratto discografico importante con la Phonogram/Mercury. Il gruppo pubblicò No Free Lunch, un EP di sette canzoni, nel 1985. Fu un successo a dire di buona parte della critica del tempo. Ma non per il pubblico che quasi lo snobbò. Il panorama rimane ancorato a brani che mantenìgono viva la liason con un certo country, pur con le dovute eccezioni come in Ballad of Guy Fawkes che ballata non è ma risulta essere un sapido pezzo dalle interferenze punk rock, o come la title track che richiama il rockabilly. Nel disco appare anche un'arrabbiata interpretazione di Funny How Time Slips Away di Willie Nelson, che  Stuart e la band restituiscono con il classico strappalacrime, alla Elvis Presley ad inizio anni settanta, però intrisa di un piglio decisamente furioso e vendicativo. Time Ain't Nothing chiude il disco ricordandoci  che "Il tempo non è niente quando sei giovane di cuore".

Siamo nel 1987 quando arriva The Killer Inside Me è uno dei titoli più belli di sempre. Ispirato chiaramente all'omonimo romanzo, pubblicato nel 1952, del grande scrittore americano Jim Thompson, scomparso dieci anni prima. E' un album di grandi cambiamenti. MacNicol esce dal gruppo, morirà prematuramente all'inizio del 2004, sostituito da Keith Mitchell, ma anche East Memphis Slim e Mid Town Slick alle chitarre. Il disco è ormai distante anni luce dal sound primigenio. Peccato che il disco, che inizialmente era parso di un livello diverso, subisca in maniera evidente le sferzate del tempo. La sola iniziale Clarksville sembra riuscire a salvarsi in un nucleo di canzoni che è ormai distante anni luce da quello che erano i Green On Red di pochi anni prima. L'album diventa rilevante perchè segna la fine della partecipazione di Cacavas e Waterson, che stanchi anche degli atteggiamenti insopportabili di Stuart che arriverà a dichiarare "sono sempre stato un fascista quando si trattava di scrivere canzoni". Questa una delle ragioni, ma non certo la sola, per cui Cacavas e Waterson lasciano la band. I Green On Red proseguiranno per poco più di un lustro, denotando una vena molto altalenante, e certamente distantissima da ciò che era stata la band di Gravity Talks.
 Chris Cacavas non resta con le mani in mano. Se Jack Waterson lo precede con un album, Who's Dog? piuttosto interessante, Chris approva alla neonata HeyDay Records, fondata da Pat Thomas, che al tempo ha terminato la sua partecipazione agli Absolute Grey  come batterista, (oggi cura le ristampe per la Onmivore Records), ed aiutato da Steve Wynn alla produzione ed affiancato dagli nell'ex Rain Parade John Thoman (chitarra), l'ex bassista dei Dream Syndicate Mark Walton e l'ex batterista dei Green On Red  Keith Mitchell da alle stampe Chris Cacavas and Junk Yard Love. Il disco si rivela essere un lavoro decisamente gradevole. Pezzi come l'iniziale Driving Misery (il cui attacco rimanda a Sweet Jane), la malinconia acustica di Jukebox Lullabye, Blue River (che ha rimandi con certe cose di Peter Case), caratterizzano positivamente il lavoro, che riceverà un buon riscontro dalla crtitica anche da questa parte dell'oceano. Purtroppo i quattro lavori che seguiranno non avranno un risultato similare, tanto che dopo New Improved Pain edito nel 1995, la band si scioglie.

Nel 2002 Chris si trasferisce in Germania, dove ormai risiede da allora.Ma la sua carriera musicale non si ferma, dando luogo ad una serie cospicua di uscite, molte solo digitali, alcune non particolarmente riuscite. Vorrei sormarmi su tre aspetti di questa parte di carriera di Cacavas.La prima riguarda uno dei suoi dei suoi album, purtroppo solo digitale (ed è un peccato), ovvero Burn The Maps, pubblicato un anno fa (disponibile su Bandcamp), un disco solido e ricco di grandi pezzi che avrebbero meritato una registrazione adeguata con una band alle spalle, ma che già così mostrano le indiscusse qualità del nostro. Se volete andate su Bandcamp e provate a sentire questo gioiellino.




Nell'agosto del 2013 nelle campagne pavesi Edward Abbiati raduna attorno a se una serie di musicisti quali Cacavas, Mike "Slo-Mo" Benner (Marah e Jason Molina e non cito il resto solo per farla breve perchè sarebbe un lungo elenco), Winston Watson  (drummer al fianco di Bob Dylan dal 1992 al 1996), cui si aggiungiuno guest come David Henry, Richard Hunter, Andres Villani, Stefan Roller. Racconta Abbiati “Ho invitato Chris a Pavia, ma non pensavo da subito di arrivare a un album. L’unica regola era che nessuno dei due avrebbe scritto una nota o parola prima di trovarci; avremmo improvvisato. Io non avevo neanche mai composto con altri, sono abituato a lavorare da solo, ma le canzoni sono nate in modo spontaneo, scrivevamo e registravamo subito sul mio iPhone per non dimenticare nulla, passavamo al pezzo seguente. Un piccolo miracolo.”

Il risultato è un disco, a mio avviso, formidabile. Me and the Devil è un album che avrebbe meritato ben altro livello di riscontri. La critica ne parla bene, (Mescalina fa il suo con la recensione di Gianni Zurettihttps://www.mescalina.it/musica/recensioni/chris-cacavas--edward-abbiati-me-and-the-devil), ma i risultati commerciali non sono quelli che ci si augurava. Eppure il disco ha tutti i requisiti per poter arrivare ad un pubblico ben più ampio, quanto meno a quello che abitualmente frequenta certe lande. La produzione è di Cacavas,Abbiati e Benner, ed è accurata e pulita. I pezzi, a partire dall'iniziale Against The Wall, sono notevoli. Oh Baby, Please potrebbe uscire da un disco di Tav Falco con Sax e tastiere che la rendono entisiasmante. Il capolavoro del disco, preferenza personalissima, è però una fantastica Hay Into Gold, pezzo che ancora oggi è fisso nelle mie playlist personali e di quelle condivise con amici. Peccato perchè questo è un disco che avrebbe meritato una sorte decisamente diversa.

Lo spunto finale arriva da Cacavas con The Dream Syndicate. Chris coproduce lo splendido How Did I Find Myself Here?, registrato ai Montrose Studios di Richmond (VA),ma suona anche le tastiere nel disco e nel tour (solo per la parte europea) che ne segue. Detto che l'album è un vero gioiello da avere assolutamente. Suona nel seguente e cupo These Times, dove appare coautore della iniziale The Way In e di The Whole World's Watching. La critica resta perplessa rispetto al disco precedente, ma l'album è figlio dei tempi, e già in quel momento, per ragioni diverse, non sembravano volti ad passare per essere un periodo memorabile. Anche in questo caso, come avevamo già visto nel precedente tour, Chris appare on stage con la band, contribuendo con le sue tastiere a dare quel tocco che sembra essere perfettamente incastonato negli umori della band. Lo scorso anno ecco apparire l'intrigante The Universe Inside con Cacavas ormai membro fisso della band e stabilmente coautore dei pezzi che compangono il disco. Il mood del disco spiazza molti con una musica che mescola folate di jazz, rock, psichedelia, progressive rock, e avanguardia. La spleen potrebbe essere, almeno  in parte, quello del Miles Davis di Bitches Brew, non possedendone però la stessa uniforme visionarietà, ma dando bene il senso di imprescindibilità che musicisti del genere posseggono, che ben si sposa con la loro intrigante curiosità, spesso al di fuori di schemi banalmente precostituiti.

Questo momento della carriera di Chris Cacavas sembra voler essere il segno di quel "Bringing It All Back Home" che lo ha accostato nuovamente ad un mondo nel quale si muove con naturalezza e classe cristallina. Buon compleanno Chris!