White moth<small></small>
− Cantautore, Reggae

Xavier Rudd

White moth

2007 - Salt X Records
26/07/2007 - di
Da questa parte del globo si è cominciato a parlare di Xavier Rudd dopo l’uscita di “Food in the belly” (2005) e dopo un tour che lo ha visto esibirsi anche a Milano. Ad ascoltare la sua musica viene da chiedersi come si senta questo australiano tra gli ingranaggi del music business: probabile che lui vi risponderebbe con un sorriso, ma più probabile che provi disagio a suonare in mezzo a gente e locations che non sono certo calde come le spiagge da cui proviene.
“White moth” è il suo terzo disco, se non si contano le precedenti independent release (due cd in studio ed altrettanti live). Per via dell’uso della Weissenborn e per certe affinità di genere, reggae compreso, viene spesso paragonato a Ben Harper ed in effetti si sente che la sua musica vive di quella purezza, di quello stretto contatto con la natura che pervade il suono di isolani come Donavon Frankenreiter e Jack Johnson.
Rispetto a questi colleghi, surfisti come lui, Xavier ha uno spirito indigeno e un’attitudine da ricercatore evidente nello stuolo di strumenti che usa: chitarre slide e resonator, dodici corde acustica e qualche elettrica modificata, banjo, armonica, stomp box, percussioni e yirdaki (strumento a fiato del clan degli Yolngu ricavato da un tronco di bambù che Xavier suona tenendone più d’uno vicino alla bocca). A questo aggiungete che nel disco compaiono le vocals di gruppi aborigeni e avrete il quadro di un album puro, tanto vicino al cuore della vita da cantare in difesa dell’ambiente, delle minoranze e dell’umanità intera senza risultare retorico.
Non immaginatevi un lavoro primordiale: le canzoni hanno una limpidezza che le rende immediate e trasparenti, anche quando balzano su qualche parte ritmica più ricercata. Esemplari per energia sono “Stargaze” e “Footprint”, quest’ultima con tanto di preghiera indigena, ad aumentare il richiamo spirituale-naturalista che pervade tutte le tracce.
Rudd non è un sensitivo, ma un musicista grato alla vita: la suona per quel dono che è, ampio e sacro. Per comunicarne la luce, anche interiore, ha registrato in presa diretta lasciando l’ambiente chiaramente percepibile nelle parti di armonica e di slide; contribuiscono anche i passaggi dell’organo ed alcuni ritmi colorati come il reggae di “Come let go”.
Xavier sa poi scrivere pezzi importanti come “Land rights” da cui traspare impegno sociale: la sua è una coscienza che dal terreno si eleva allo spirituale seguendo andamenti tribali e blues liberi da battute.
“White moth” è un disco che fa buona coppia con “Tearing sky” di Piers Faccini. E che vi può aprire il cuore all’incontaminato più del solito viaggio in qualche luogo esotico.

Track List

  • Better People|
  • Twist|
  • Stargaze|
  • Choices|
  • Come Let Go|
  • White Moth|
  • Footprint|
  • Land Rights|
  • Anni Kookoo|
  • Message Stick|
  • Set It Up|
  • Whispers|
  • Whirlpool|
  • Come Back

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