If the ocean gets rough<small></small>
− Cantautore

Willy Mason

If the ocean gets rough

2007 - Astralwerks
27/03/2007 - di
L’America gli va stretta. Figuriamoci la sua Martha’s Vineyard, isolotto a poche miglia dalle splendida Nantucket che ispirò il “Mody Dick” di Herman Melville. Pur tenendo in grembo il grande John Belushi, pur avendo ospitato le riprese del primo “Squalo”, pur essendo finita sui giornali di tutto il mondo per l’incidente aereo in cui perse la vita J.F. Kennedy Jr., famiglia che dalle parti di Cape Cod sta di casa, questa terra circondata dall’Oceano Atlantico, tutt’ora frequentata da molti vip, lo soffoca.
Willy è un semplice hobo, un giovane songwriter, uno dei più interessanti della sua generazione, a cui piace girare il mondo: un po’ per allontanarsi da una terra promessa che non ha saputo mantenere le promesse e un po’ per “offrire” le sue canzoni all’Europa, che sarà anche vecchia e bacucca, e per questo piena di difetti, ma pur sempre ancora affascinante.
Soprattutto per un viaggiatore curioso come Mason, spinto dal fervore di far conoscere le sue nuove storie, tormentate sì dalle tempeste che si abbattono sulle coste del Massachussets, ma ben più profondamente scolpite dai disastri della politica.
Rispetto all’esordio di due anni or sono, per tirar fuori tutto ciò che aveva dentro, Mason sembra infatti vincere una sorta di “timidezza” musicale. Le canzoni diventano meno asciutte, il suono minimalista dell’esordio si arricchisce di nuovi strumenti, senza per questo stravolgere i tratti generosi del suo folk.
Le tinte sono ancora grigie, al massimo virate seppia, non ci sono troppi colori nel raccontare un disagio come quello di dover sopravvivere con la coscienza pulita in un mondo che sembra rincorrerti per sporcarla. E non è che il giovane Willy voglia fuggire, ma nemmeno restare fermo e zitto. A “scappare” subito sono invece le belle canzoni come “Gotta Keep Walking”, “The World Thar I Wanted” (brano in cui il paragone con Micah P. Hinson è quasi inevitabile), “We Can Be Strong” e “Save Myself”, poker iniziale che da solo vale il disco.
Certo, poi ci sono anche momenti, a dispetto di “I Can’t Sleep”, in cui il riposo in un viaggio come questo sembra l’unico rimedio. Però ci si riprende presto e si arriva fino in fondo, “The End Of The Race”, con ancora tanta buona energia da spendere. E dopo aver tagliato il traguardo, con il cuore che ancora vuole regalare generosi battiti blues, “When The Leaves Have Fallen” è il giusto congedo da un artista maturo a sola mezza stella dalla perfezione.

Track List

  • Gotta Keep Walking|
  • World That I Wanted|
  • We Can Be Strong|
  • Save Myself|
  • I Can´t Sleep|
  • Riptide|
  • When the River Moves On|
  • If the Ocean Gets Rough|
  • Simple Town|
  • End of the Race|
  • When the Leaves Have Fallen