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Rock Internazionale • Rock • Southern Rock

Whiskey Myers Tornillo

2022 - Wiggy Thump

20/08/2022 di Leandro Diana

#Whiskey Myers#Rock Internazionale#Rock

Prende il nome dalla località dove è stato registrato (Tornillo, Texas, sulle rive del Rio Grande) il sesto disco in studio del sestetto texano, sempre in bilico tra southern rock, alt. country e red dirt sound, che si era fatto notare dal grande pubblico del genere nel lontano 2011 con il secondo disco Firewater. Dopo essersi tolti lo sfizio di farsi produrre da nomi di grido (Dave Cobb produsse Early Morning Shakes e il seguente Mud, usciti rispettivamente nel 2014 e nel 2016) i nostri restano fedeli alla scelta dell’autoproduzione anche per questo nuovo lavoro.

Dopo un melodrammatico assolo di tromba messicana che dà il titolo al disco, un basso elettrico dal suono che più vintage non si può apre le danze con John Wayne,  subito seguito da organo hammond e un’armonica speziata; la strofa evoca sapori anni ’70 ma per i motivi sbagliati, ossia per via di una batteria che ricorda vagamente i Kiss più danzerecci; impressione confermata da cori e ritmica della chitarra, per non parlare del ritornello, sostenuto da un riff di fiati ancora più danzereccio. La canzone parte bene, e non può dirsi che si perda per strada, ma di certo spiazza un po’ nella sua ricerca di strade nuove per il Southern Rock dei Whiskey Myers tramite l’utilizzo dei fiati che ricorda più gli Aerosmith anni ’80 che lo Stax sound cui verosimilmente tentavano di rifarsi. Più rassicurante Feet’s, la cui melodia e il cui andamento ricordano più da vicino capisaldi del genere come Lynyrd Skynyrd e JJ Cale, con il rischio – però – di sconfinare nella cartolina rassicurante proveniente sempre dagli stessi posti e contenente sempre gli stessi saluti.

Musicalmente più varia, The whole world gone crazy sacrifica l’ottimo spunto musicale costituito dal cambio di passo tra strofa e ritornello a una desolante passerella di luoghi comuni totalmente derivativi nel testo. Totale cambio qualitativo per For the kids: una bella ballata introdotta da una lirica chitarra slide, che torna a sostenere un buon crescendo verso il ritornello insieme ai bei cori femminili, forniti (come per il resto del disco) dalle veterane McCrary Sisters. L’arrangiamento qui impeccabile accompagna un testo totalmente originale, una richiesta niente affatto romantica e del tutto ragionata alla compagna, di restare ancora qualche anno insieme per i bambini, per evitare che da adulti finiscano come i genitori: “If we could stay together for the kids and a few more years / They might not end up like we did / Love has a way of losing its shine over time / You were young and so was I”, e poi la presa di coscienza, il duro risveglio della lucidità alla fine di una storia ripetuto all’infinito: “we don’t have to be happy”, non dobbiamo per forza essere felici… ci sono responsabilità più grandi. Una piccola perla conservatrice, che suona tutt’altro che stantia.

Da qui il disco conserva un certo peso specifico emotivo che mancava nella prima parte, come confermano la successiva The Wolf, con il suo lungo e intenso assolo di chitarra, e nel cui finale i fiati trovano finalmente una loro dimensione, Bad Medicine (che non ha nulla a che fare con l’omonima dei Bon Jovi) e la ballata rilassata e intensa Heavy on me, guidata dalla chitarra acustica con relativo slide.

La buona ispirazione è confermata dalla seguente Other Side, che pur nel suo essere derivativa, trasmette un certo impeto vitalistico, drammaticamente rovinato dagli archi nella prima parte del primo ritornello (saggiamente tenuti più bassi nel secondo) e recuperato a fatica dalla bella slide dell’inciso seguente e dalla maggiore intensità vocale del cantato della seconda strofa, un bell’assolo di chitarra slide teso al punto giusto. Chiudono il disco le riflessioni acustiche di Heart of stone, con il suo piccolo elenco di cose imparate dal continuo sbattere il muso contro la vita ormai giunti al giro di boa della mezza età (a dispetto di ogni giovanilismo dei quarantenni, e oltre, di oggi), che sfumano in un rumore di pioggia su una strada battuta da poche automobili.

Nel complesso si tratta di un disco godibile e in parte ben ispirato, che sconta un suono nel complesso scollato e poco trascinante, con scelte di arrangiamento e produzione che, nel tentativo di conferire personalità a disco di un genere (il southern rock) in cui in troppi pensano – erroneamente – che tutto è ormai già stato detto e scritto. Ad avviso di chi scrive, non c’era motivo di allontanarsi più di tanto dalle sonorità di Firewater,  secondo disco datato 2011, con cui i Whiskey Myers si erano imposti all’attenzione generale.

Chi ha già apprezzato i recenti trascorsi della band di Palestine, Texas, apprezzerà anche questo Tornillo (cercata l’assonanza con Deguello dei più noti conterranei ZZ Top?), che però non riesce a spostare i suoi autori dalla seconda alla prima fila del southern rock texano.

Track List

  • Tornillo
  • John Wayne
  • Antioch
  • Feet ` s
  • Whole World Gone Crazy
  • For the Kids
  • Wolf
  • Mission to Mars
  • Bad Medicine
  • Heavy on Me
  • Otherside
  • Heart of Stone