Acetylene<small></small>
− Americana

Walkabouts

Acetylene

2005 - GLITTERHOUSE / I.R.D.
13/10/2005 - di
“Acetylene” segna il ritorno dei Walkabouts. Non è una reunion perché i Walkabouts non hanno mai avuto alcun momento di stop nella loro carriera, ma un significativo ritorno verso il rock che mette da parte il suono denso e ricercato degli ultimi lavori e si avvicina invece a dischi come “New west motel” (1993) e “Scavenger” (1991). A detta dei protagonisti, Chris Eckman e Carla Torgerson si sono accorti solo una volta in studio di aver dimenticato a casa le chitarre acustiche, ma, si sa, le dimenticanze non sono mai del tutto casuali, soprattutto se si pensa che “Acetylene” è stato registrato nel periodo delle ultime elezioni presidenziali americane e che i testi delle canzoni sprigionano già di per sé una rabbia cupa e disillusa.
Un ritorno alle chitarre elettriche dunque e se ne sentiva il bisogno, anche all’interno di una discografia che ultimamente stava riempiendosi di lavori buoni ma poco incisivi, se non monotoni.
“Acetylene” vede anche il ritorno di Michael Wells al basso e ripresenta la band nella sua formazione originaria, ma non ha nulla, proprio nulla di nostalgico. Il suono è diretto, compatto, bruciante, con le chitarre che si infiammano ad ogni piè sospinto, giustificando un fuoco che già era comparso in più occasioni in passato (si pensi a “Setting the woods on fire” o a “Let’s burn down the cornfield”).
Si comincia con “Fuck your fears” che suona come un allarme nel riconoscere un mondo costruito sulla paura: colpi ed echi di chitarra ammoniscono mentre un organo fischia sotto il pezzo. E si continua di questo passo indipendentemente che al canto si cimentino Chris Eckman o Carla Torgerson: i Walkabouts fanno terra bruciata della ricerca sonora condotta negli ultimi anni e danno sfogo ad un rock in bilico tra Neil Young e gli Wire.
L’approccio è quello di un garage cosciente e voluto: i Crazy Horse compaiono come fantasmi (e non è la prima volta nella carriera dei Walkabouts) nella chitarra solista della splendida “Devil In the details” e soprattutto nell’attacco di “Before this city wakes”. Ci sono anche i fiati ad aumentare lo “shout!” finale di “Whisper”, qualche tastiera che gira qua e là inquietante, gli archi che si lamentano gravi e dei samples a fare rumori di sfondo. Sono particolari che si soffermano sulle macerie individuate da ogni singolo brano, ma “Acetylene” è un disco tutto d’un pezzo, a tratti forse anche troppo quadrato.
Tutto scaturisce da una realtà politicamente e umanamente insopportabile da cui l’uomo non ha uscita (spesso si parla di “man in a hole” e di “gravediggers”): ogni canzone è un cartello di pericolo che i Walkabouts affigono lungo una strada che mai hanno descritto in modo così cupo ed apocalittico. “Kalashnikov” è impietosa nel suo assalire la coscienza allo stesso modo in cui “Northsea Train” incute sospetto e paura.
Ad aumentare i toni oscuri dell’atmosfera contribuiscono anche le voci di Jessie Sykes, Laura Veirs, Jim White, Terry Lee Hale e soprattutto Al Deloner dei Midnight Choir, che con e-bow e distorsioni rende ancora più funesta la lunga conclusione di “The Last Ones”.

Track List

  • Fuck Your Fear|
  • Coming Up For Air|
  • Devil In The Details|
  • Whisper|
  • Kalashnikov|
  • Have You Ever Seen The Morning?|
  • Northsea Train|
  • Acetylene|
  • Before This City Wakes|
  • The Last Ones