Canzoni che sarebbero dovute uscire tot anni fa <small></small>
Emergenti • Alternative • elettro - pop, new - wave

VANBASTEN Canzoni che sarebbero dovute uscire tot anni fa

2020 - Flamingo Management /Artist First

07/12/2020 di Arianna Marsico

#VANBASTEN#Emergenti#Alternative

Carlo Alberto Moretti, in arte VANBASTEN omaggiando i trascorsi di una carriera da calciatore, con Canzoni che sarebbero dovute uscire tot anni fa arriva al suo esordio solista.

Il titolo è una dichiarazione di come sono andate le cose: i pezzi sono stati scritti in diversi periodi, magari nati con un appunto durante un viaggio in autobus, e suonate a lungo con gli amici. Questi brani nati in parte quando l’autore, classe 1986, aveva ventidue anni hanno il sapore di un diario di formazione in un’agrodolce salsa anni ’80. Soprattutto in canzoni come 16enne viene in mente Giancane (che riesce a far cantare i brani degli 883 anche quando suona dentro un centro sociale), ma c’è uno sguardo più malinconico, quasi da Charlie fa surf.

Il disco inizia con Kenshiro, un titolo che ammicca chiaramente al mondo dei manga e dei cartoni animati di chi è nato negli anni ’80. Su un loop new - wave reso estremamente pop, VANBASTEN racconta il suo piccolo personale olocausto nucleare, il suo riflettere tornando da Bologna su un treno su fallimenti e depressioni. Sul finale arriva in qualche modo un’epifania: adesso ci penso/a cambiare vita/ma non so fare altro/senza penna tra le dita”. Mascara è dedicata alla delusione amorosa di un amico dell’autore: “Scrivendola volevo solo accompagnare un dispiacere, proteggerci è tutto ciò che abbiamo per risalire”. È una canzone che si ficca subito in testa, con quelle sinuosità eighties, che ha dalla sua un’immediatezza del linguaggio che non scade nella trivialità. Le parole sono semplici ma non banali, sembrano diventare il gesto del lasciar volare via l’amore finito leggero come un palloncino: “buongiorno amore mio bye bye”.

Pallonate parte con un ritmo quasi dance, gradualmente scardinato dal giro chitarra/basso e un’ossessività da Born Slippy (e nell’autoradio al giusto volume, potrebbe fare un effetto simile). Racconta in modo crudo e disincantato la periferia (romana ma non solo), una scelta che non è una mera posa autorale ma semplicemente una questione di sincerità narrativa: “Sono uno che vive in periferia e che qualche volta la vuole raccontare. Scrivo quello che vedo, se vedessi una coppia borghese che si bacia scriverei di loro, ma vedo più che altro la gente mentre sopravvive.” La pallonata tirata dai ragazzi al muro viene rispedita in faccia dalla vita, come si percepisce anche in Bevi bevi.

Sparare Sempre è la degna chiusura di questo interessante esordio. I bpm rallentano nel raccontare questa continua ricerca di qualcosa, che forse nemmeno ci è chiaro, perché la sicurezza in fondo è un demonio steso tra di noi (Manuel Agnelli dixit): Continueremo a fare come ci pare/tanto tra gli spari non ci stiamo male/e poi pensa che palle sarebbe sapere/che dormo sereno/ che va sempre tutto bene”.

Il futuro per VANBASTEN rischia di farsi promettente, per le sue capacità analitiche e descrittive superiori alla media del cosiddetto indie – it pop (anche se le etichette lasciano il tempo che trovano) che danno un sapore meno social e più reale alle sue parole.

 

 

 

Track List

  • Kenshiro
  • Mascara
  • 16enne
  • Santamadre
  • Pallonate
  • Bevi Bevi
  • Canadair
  • Senna
  • Eurospin
  • Sparare Sempre

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