You`re Driving Me Crazy<small></small>
Jazz Blues Black − Jazz − r&b

Van Morrison & Joey De Francesco

You`re Driving Me Crazy

2018 - Exile
28/04/2018 - di
Se pochi mesi prima Roll With The Punches aveva fatto centro, sotto ogni punto di vista, il penultimo disco di Van Morrison, Versatile, ha lasciato scorie di inutilità, quella che metà disco aveva fatto trapelare.  Versatile si regge su alcune composizioni originali e su qualche episodica cover ma l’insieme mostra una musicalità abbastanza scontata, tutto ben suonato ma poco, oltre la voce di Van, che possa davvero entusiasmare o distinguersi nel mondo infinito degli standard jazz.  Per questo motivo l’annuncio di un altro disco ‘jazz’ non è stato accolto col massimo delle aspettative, anzi, si sperava in un ritorno alla forma,  quella del Van Morrison style, che il più autorevole critico di casa nostra (Riccardo Bertoncelli) definisce  “una delle grandi icone stilistiche della canzone del Novecento”.

Ebbene Van è riuscito ancora  a sorprendere, dal suo cilindro è uscita a sorpresa la collaborazione con uno dei personaggi più in vista della scena jazz attuale: il grande organista jazz Joey DeFrancesco. E questo, va detto subito, è l’aspetto che ha fatto la differenza e che ha stimolato lo stesso Van in un progetto che, come il precedente, si affida a diversi brani propri (stavolta ben otto) e a quasi altrettanti di cover blues e jazz.

Come può una collaborazione influire così tanto? Prima di tutto Joey si è portato dietro la sua band abituale, jazzisti di grande livello come Dan Wilson (chitarra), Michael Ode (batteria) e Troy Roberts (sax tenore), poi di non secondaria importanza la produzione curata dallo stesso Van ma soprattutto da Joey che qui ha dato davvero la scossa, la marcia in più: che bellezza sentire in primo piano le spazzole, l’organo che sembra riportarci, con la sua corposità, senza esagerare, ai fasti del leggendario Jimmy Smith e gli strumenti valorizzati singolarmente. In questo contesto l’inconsueta vitalità e l’atmosfera che avvolge tutto il disco ha davvero gli stilemi del jazz club, dove si suona il vero jazz, fatto da chi lo vive ogni giorno, con l’anima.

Dopo tante turbolenze la vita di Van ha ora trovato un periodo di meritata serenità e questo si riflette anche nel nuovo disco appena uscito: You`re Driving Me Crazy . Dall’ironica immagine di copertina agli ultimi minuti d’ascolto l’album emana  positività, freschezza, non c’è molto spazio per il già sentito perché tutto è vestito a nuovo, rigenerato, si sente la voglia incontaminata di suonare, di cantare, di divertirsi (spesso si sentono delle risate), senza alcuna pretenziosità, vissuta dalla consueta personalità e classe che contraddistinguono l’artista dall’onesto artigiano. Prima si parlava di differenze, beh, con tutto il rispetto per la live band attuale di Van (che ha suonato su Versatile), per fare un paragone abbastanza impietoso basta soffermarsi sugli assoli di ogni strumento, anche un ragazzino si accorgerebbe del prezioso virtuosismo apportato da Joey e compagnia bella, siamo veramente un gradino sopra al disco precedente, il livello finalmente rende giustizia al genere affrontato e alla voce stessa di Van che in questo contesto riesce a valorizzarsi e di conseguenza a valorizzare. Un disco jazz (ovviamente definizione ampia) fatto da una totalità di musicisti jazz, voce di Van compresa.

Naturalmente il disco ha molto blues a dare sostanza, vedi l’entusiasmante rilettura r&b  di Sticks and Stones , rifatta in passato anche da Joe Cocker e Elvis Costello, con il passo adrenalinico che non ti aspetti e coro di matrice gospel in supporto. Great!

Nell’iniziale Miss Otis Regrets (Cole Porter), uno degli episodi migliori del lavoro, sono concentrati i momenti più intensi, ballad che negli ultimi due minuti si abbandona alle tipiche, incantatorie ripetizioni morrisoniane, sospese tra tenerezza e amarezza, un po’ nella scia astrale, un po’ nella vena indimenticata di Who Can I Turn To  registrata con George Fame più di vent’anni fa; di rilevo la morrisoniana Evening Shadows presa dal mai troppo celebrato Down The Road che qui acquista una grazia jazzata sconosciuta alla versione originale. Non da meno i due pezzi con la figlia Shana Morrison, che lo accompagna vocalmente in modo delizioso, ovvero la frizzante rilettura r&b di Hold It Right There e la splendida versione swing della ultra famosa ballad morrisoniana Have I Told You Lately che ha tutto per riscoprirsi classico anche in altra veste, ben distante dall’originale ma altrettanto attraente.

Ma sopratutto il remake di The Way Young Lovers Do. Come nel caso di Have I Told You Lately la nuova versione di Way Young riesce a rinnovarsi in modo totale, a stupire per la bellezza dell’arrangiamento (che raffinatezza i fiati!) e per l’aggraziata spontaneità di Van al canto, ancora in grande  spolvero. Detto questo non è tutto così scontato, penso sia normale parlare di rischio quando si va a reinterpretare un qualsiasi brano da un disco epocale come Astral Weeks, il confronto potrebbe essere impietoso ma, come dimostrato con il live all’Hollywood Bowl, Van non ha nessun tentennamento e realizza una nuova versione davvero splendida.

Poi come non citare la bellissima rilettura di All Saints Day e la grintosissima versione di Every Day I Have the Blues (Peter Chatman), forse il miglior blues del lotto, che abbina le più creative improvvisazioni vocali ad una grande eleganza strumentale, mix perfetto con soddisfatta risata finale.

L’album sembra quasi un tutt’uno, i brani passano da uno all’altro in piena armonia, è registrato in studio ma sembra quasi un disco live (probabilmente registrato in presa diretta) e, in definitiva, il sontuoso lavoro di produzione, capace di esaltare i particolari (alzare il volume per credere), non lascerà indifferente il radicato feticismo sonoro di molti esperti jazzofili. Quest’album, più che nei singoli episodi, riesce a donare una personale atmosfera, un feeling, un’energia vitale, ovviamente manca gran parte della caratteristica intensità morrisoniana ma qui è il sound e la voglia di suonare a farla da padrone ; in pratica la sintesi di come dovrebbe essere il dna di un vero album jazz o blues.

Con l’aiuto fondamentale di Joey DeFrancesco e degli altri suoi musicisti Van Morrison ci ha donato un album non certo rilevante della sua carriera ma sicuramente l’ennesima chicca inaspettata di una vita vissuta into the music;  You`re Driving Me Crazy  è il trentanovesimo disco, l’ultimo e convincente capitolo di un’opera infinita caratterizzata da una stupefacente prolificità che, nella sua veste eclettica e qualitativamente alta, sembra suggerirsi sinonimo di un talento talvolta geniale e, come in questo caso, davvero inesauribile.  

Track List

  • Miss Otis Regrets (Cole Porter)
  • Hold It Right There (Clark Terry/Grey/Eddie "Cleanhead" Vinson)
  • All Saints Day (Morrison)
  • The Way Young Lovers Do (Morrison)
  • The Things I Used to Do (Eddie Jones)
  • Travellin` Light (John Mercer/James Mundy/James Young)
  • Close Enough for Jazz (Morrison)
  • Goldfish Bowl (Morrison)
  • Evening Shadows (Van Morrison/Acker Bilk)
  • Magic Time (Morrison)
  • You`re Driving Me Crazy (Walter Donaldson)
  • Every Day I Have the Blues (Peter Chatman)
  • Have I Told You Lately (Morrison)
  • Sticks and Stones (Titus Turner)
  • Celtic Swing (Morrison)