First Taste<small></small>
Rock Internazionale − Alternative

Ty Segall

First Taste

2019 - Drag City
05/08/2019 - di
Horror vacui. L’estetica musicale di Ty Segall è barocca e non tollera vuoti. Nè produttivi – questo è il dodicesimo disco in studio solista in undici anni, mentre tra live e collaborazioni varie ben altri diciotto (sì, 18, avete letto bene!) album lo vedono coinvolto in prima persona – nè sonori. Le sue canzoni sono pertanto quasi sempre piene di note, di rumori, di trovate che abbisognano di ascolti ripetuti per essere metabolizzati e apprezzati. Gli arrangiamenti e la produzione mettono in evidenza le percussioni, mentre le tastiere e gli strumenti a fiato, nei dischi in cui vengono utilizzati, spesso suonano all’unisono. Pur essendo un polistrumentista, Segall privilegia la chitarra, il cui suono saturo e distorto risulta un elemento ricorrente e decisivo del suo fare musica. Non in quest’ultimo First Taste, però, nel quale nessuna chitarra viene suonata, senza che a causa di ciò venga in nessun modo meno la potenza e l’energia rock che caratterizzano le altre produzioni di Ty. Questi si dedica nel presente disco alla batteria, ma oltre al suo contributo vi sono pure ‒ e spesso contemporaneamente ‒ i tamburi e le percussioni del sodale Charles Moothart. Si può anzi dire che i pezzi siano costruiti sulla ritmica e che non solo le percussioni ma pure il bouzouki, i mandolini, i campanacci, i fischi e le tastiere filtrate dall’harmonizer cooperino sia allo struttura delle canzoni che al loro dispiegarsi melodico. 

Taste, che apre l’album, inizia con dei martellanti sintetizzatori elettronici che rimandano ai Prodigy, mentre le percussioni ricordano Spoonman dei Soundgarden: una miscela esplosiva, che ti fa saltare sulla sedia. Dopo la dissonante Whatever, Ice Plant è al contrario molto malinconica e sognante, una sorta di gospel psichedelico  sia nell’arrangiamento dei cori ‒ che fanno molto Beach Boys ‒ che nelle liriche (“Let your love rain down on me”). The Fall è introdotta dalle percussioni (cui viene dato spazio anche nel bridge), come vuole la cifra stilistica del progetto, mentre il basso e la batteria mettono l’ascoltatore in allarme … che cosa starà mai per succedere?!? Dopo che gli intermezzi growl della successiva I Worship the Dog non hanno fatto nulla per rasserenarci (Teeth are fire, tongue has melted / I wake and find the dog, I hear it”), Segall ci regala la perla di questa sua ultima opera. The Arms non ha infatti solo un magnifico suono di batteria ‒ qui è il rullante a essere sugli scudi ‒, un basso che dà sensuosamente il tono alla canzone ed azzeccati inserti di bouzouki e tastiere, qui è proprio la melodia ad essere indovinata, una dolce melodia che rievoca malinconicamente un sofferto allontanamento famigliare (How did it go? When they pushed you from home? Pushed you from home, oh / And out of the arms?”). Segue una sorta di trilogia formata dallo strumentale When I Meet My Parents Pt. 1 ‒ che ripropone pari pari lo splendido riff ideato dai Dead Weather di Jack White per Three Birds ‒, da  I Sing Them, che celebra la libertà esistenziale e compositiva (“I sing my song so I am free”) e dalla lisergica When I Meet My Partents Pt. 3, che coerentemente riprende, nella parte finale, la progressione ritmica della menzionata Three Birds, oltre a rifarsi alle sonorità dei Beatles più psichedelici. Le ultime tre canzoni ‒ Radio, Self Esteem (molto zappiana) e Lone Cowboys ‒ non aggiungono nè tolgono molto a quanto ascoltato fino a quel momento, pur completando in modo degnissimo un lavoro eccellente, che celebra ancora una volta la libertà espressiva e l’originalità del suo autore.

 Ty Segall conferma insomma con First Taste di essere poliedrico, inventivo e inoltre capace, ad ogni sua uscita, di sorprendere l’ascoltatore e di aggiungere nuovi colori alla sua tavolozza, pur rimanendo inconfondibilmente sè stesso. Ama sconfinare, Segall, ma la superficie dei suoi domini si allarga sempre di più, al punto che tra un po’, terminata la colonizzazione di quanto la musica popolare ha da offrire, dovrà limitarsi a vagabondare per i suoi possedimenti, fecondandoli con il seme della sua creatività.

Track List

  • Taste
  • Whatever
  • Ice Plant
  • The Fall
  • I Worship the Dog
  • The Arms
  • When I Met My Parents Pt. 1
  • I Sing Them
  • When I Met My Parents Pt. 3
  • Radio
  • Self Esteem
  • Lone Cowboys

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