God Is A Drummer<small></small>
Jazz Blues Black − Jazz

Trilok Gurtu

God Is A Drummer

2020 - Jazzline / IRD
16/03/2020 - di
Se Dio è un batterista, come afferma con coraggiosa originalità il titolo di questo lavoro, allora la vita è soprattutto costruzione e controllo del ritmo, che si esplicita nella capacità di variarlo, scatenarlo o tenerlo a freno. Trilok Gurtu, batterista e compositore indiano di lungo corso, tira l`Altissimo della sua parte, ma qui l`allusione è ovviamente più a una concezione spirituale della vita che a una divinità. E God Is A Drummer non è un`onanistica performance di percussioni e tamburi, come ci si potrebbe superficialmente aspettare, ma piuttosto lo sforzo di mettere insieme influenze e suggestioni diverse in un disco ambizioso, che vorrebbe compendiare cinquant`anni di carriera. Dedicato al guru Ranjit Maharaj, è costruito sulle solide radici della fusion anni `70 e `80 e sui sentieri della world music, di cui Gurtu è animatore e frequentatore da decenni. Un lavoro rilassato e piacevole, in cui si apprezzano soprattutto i colori dei suoni, di tinta variegata e vivacissima, che compensano una scrittura magari non sempre eccelsa. L`ascolto complessivo riscatta le debolezze di qualche singolo brano e fa apprezzare l`ampio respiro dell`operazione, dove figura come insospettabile protagonista anche l`Italia: Gurtu ha inciso le sue parti in uno studio di registrazione nel Mantovano, sulle rive del Mincio, rinnovando la sua collaborazione con il violinista, compositore e ingegnere del suono Carlo Cantini.

La tracklist è concepita con poche lunghe tracce a cui si alternano, come rapidi interludi, alcuni passaggi alle tabla, tutti sotto il minuto di lunghezza. L`intreccio di contaminazioni differenti comincia con Josef Erich, un brano che si appoggia su un ritmo incalzante e che fin dal nome ricorda il grande Joe Zawinul: la lunga sezione scritta iniziale, affidata alla tromba e al trombone, si compone di brevi “cellule” ripetute, una delle quali torna a introdurre i diversi assoli. L`atmosfera è indubbiamente fusion-oriented, come nella funkeggiante Holy Mess, che si muove tra tempi variabili e improvvise accelerazioni ed è impreziosita dal “konnakol” di Gurtu, la tecnica vocale indiana che utilizza sillabe onomatopeiche a mo` di percussione. Obrigado, che nei ritmi omaggia Nana Vasconcelos, è invece un piccolo saggio di canto e vocalità world music che abbraccia la nativa India, le mille suggestioni del mondo arabo e un più classico approccio jazz. A scandire le diverse parti della performance della cantante Kaplana Patowary provvedono gli interventi della Junge Norddeutsche Philarmonie. Sinuosa, avvolgente e conturbante, Madre si sviluppa come una canzone tout court; sul tappeto percussivo delle tabla svetta l`arte di una coppia di musicisti turchi, la cantante Zara e il violinista Emre Meralli, che “cospirano” efficacemente nel brano più affascinante del disco, capace di comunicare un ampio spettro di emozioni, dal lamento iniziale a una godibile cantabilità fino all`ascesi mistica. Ad alleggerire l`atmosfera contribuisce la lunga e rilassata ballad Samadhan, in cui la sommessa melodia della tromba (Frederik Koster) è doppiata dal violino e la successione degli assoli ha un andamento quasi canonico, fino a culminare nel soave intervento di Koster. La commistione di sintetizzatori, effetti sonori, voci e percussioni su Indranella si differenzia parecchio da tutto il resto, così come il fitto dialogo con l`orchestra di Try This, degno di una colonna sonora, generosissimo in timbriche e dinamiche diverse ma abbastanza pasticciato. Sono le due tracce più originali e rischiose, piazzate in fondo all`album per un finale coraggioso ma forse un po` discutibile.

 

Track List

  • Josef Erich
  • Connect (interlude)
  • Obrigado
  • Connecting (interlude)
  • Holy Mess
  • Still Connecting (interlude)
  • Madre
  • Connected (interlude)
  • Samadhan
  • Indranella
  • Try This