American doll posse<small></small>
− Cantautore, Pop

Tori Amos

American doll posse

2007 - Epic / Sony
12/06/2007 - di
Reduce dalle acclamazioni degli anni ’90, la Tori Amos del 2000 divide. Forse anche per questo in “American Doll Posse” si fa letteralmente in quattro, affiancando a se stessa le alter-ego Pip/Atena, Santa/Afrodite, Clyde/Persefone e Isabel/Artemide. Lo scopo è dare voce alle varie anime femminili, e rivendicarne la forza pagana e la primigenia centralità religiosa, prima che le divinità maschili, emblemi degli uomini mortali (“Devils and Gods / They are You and I”) lascino in ombra “the power of a woman’s love” (“Dragon”).
Il gusto del concept-album-fiume è ormai una costante per Tori; dopo l’asciutta e fiacca logorrea di “The Beekeeper”, la moltiplicazione quasi paradossale di identità (con tanto di blog di ogni personaggio, per l’ennesima deriva della virtualità ai tempi di Second Life) offre comunque in questo progetto l’occasione per ritrovare enfasi e pathos, al fine di raccontare l’universo magmatico di ragazze “not so peaceful / Angel and animal”, come recita “Secret spell”. Questo brano sintetizza il “woman’s world” esplorato e sviscerato da Tori come una cascata di sogni, un incantesimo segreto racchiuso in un sorriso, e troppe delusioni, per un’amarezza ormai conosciuta a menadito. Sono questi i sentimenti che scorrono tra le note dell’album, come linfa rivitalizzante che, nonostante la mole sovrabbondante di tracce, riduce il rischio, già deleterio in passato, di un numero eccessivo di riempitivi prescindibili.
Delle ventitre tracce alcune sono brevi intermezzi, che alleggeriscono la durata complessiva dell’album. Cantati dalle tante altre Amos, aumentano quasi esponenzialmente i potenziali singoli e fioriscono molteplici perle di lucentezza e nitidezza pop, senza rinunciare all’eleganza e al perfezionismo del tocco d’autore. È il caso dell’accattivante “Bouncing Off Clouds”, della deliziosa “Almost Rosey”, piccolo esempio di grazia, e di ballate sospese tra una misura stilizzata e un respiro più prepotentemente lirico, come “Digital Ghost”, “Roosterspur Bridge”, in cui il Bosendorfer narra la struggente assuefazione all’immagine dell’abbandono, e “Girl Disappearing”, dotata di classica bellezza, potenziata dagli archi d’atmosfera arrangiati e diretti da John Philip Shenale.
Tra le ballads meritano una menzione anche “Code Red”, in cui Tori gioca con le tonalità più calde della voce, e “Dark Side of the Sun”, cantata dalla HisTORIcal Isabel: la vergine guerriera, dopo l’apertura a proposito della Follia di Re George, si chiede quanti caduti si dovranno piangere “for some sick promise of a heaven”, che esporti irragionevolmente il sigillo americano persino sul suolo lunare, pagando un intollerabile prezzo di sangue.
In questo nuovo album la voce della cantautrice torna inoltre ad inerpicarsi in vocalizzi da pelle d’oca, mentre un rock old school, colmo di venature blues, dissemina il disco delle chitarre di Mac Aladdin e ancor più di ritmiche in evidenza, talvolta vagamente anni ’80, con linee di basso in gran spolvero. In “Beauty of Speed”, ad esempio, il basso di Jon Evans costituisce la spina dorsale che fa da controcanto al piano e attorno cui si avvita nel ritornello la chitarra elettrica.
I brani più aggressivi alternano ritmi vintage (“Big Wheel”, “Mr. Bad Man”, “Teenage Hustling”, “Programmable Soda”, con tanto di tuba e eufonio di effetto beatlesiano) e brevi bagliori di suoni distorti e sperimentazioni elettriche (“Fat Slut” e la cupa e ossessiva “Smokey Joe”, entrambe di Pip). Non mancano nemmeno gli arpeggi acustici, nelle breve “Devil and Gods” e in “Velvet Revolution”, con mandolini e ukulele.
Non ci sono rivoluzioni di cui prendere nota, ma il risultato di tante componenti musicali e liriche trova un appeal cordialmente pop. Il messaggio di un disco di dissociazioni è che nessun doppio è da ignorare o sopprimere (“My dark twin/The annihilating Femminine/Does not need/Civilizing”), ma nessun doppio è autosufficiente: nella sensuale “Body and Soul”, cantata dalla tenace e cerebrale Pip/Atena e dalla passionale Santa, si auspica la comunione dei due elementi dicotomici nella completezza del dono di sé.
In definitiva, l’ultima Tori del 2000 si divide. Ma tra tante maschere ed abiti, non dà voce, in musica e parole, che a se stessa. E questa è la sua croce e la sua delizia.

Track List

  • YO GEORGE|
  • BIG WHEEL|
  • BOUNCING OFF CLOUDS|
  • TEENAGE HUSTLING|
  • DIGITAL GHOST|
  • YOU CAN BRING YOUR DOG|
  • MR BAD MAN|
  • FAT SLUT|
  • GIRL DISAPPEARING|
  • SECRET SPELL|
  • DEVILS AND GODS|
  • BODY AND SOUL|
  • FATHER´S SON|
  • PROGRAMMABLE SODA|
  • CODE RED|
  • ROOSTERSPUR BRIDGE|
  • BEAUTY OF SPEED|
  • ALMOST ROSEY|
  • VELVET REVOLUTION|
  • DARK SIDE OF THE SUN|
  • POSSE BONUS|
  • SMOKEY JOE|
  • DRAGON

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