Norwita<small></small>
Jazz Blues Black − Jazz − Cameristico

Tore Johansen - Tor Yttredal - Mario Piacentini - Roberto Bonati - Marco Tonin

Norwita

2018 - ParmaFrontiere
20/02/2019 - di
Tore Johansen (tromba e flicorno), Tor Yttredal (sax tenore e soprano), Mario Piacentini  (piano), Roberto Bonati (contrabbasso) e Marco Tonin (batteria) danno vita a un interessante incontro tra due dimensioni apparentemente incompatibili; Norvegia e Italia, dalla cui contrazione si ha il titolo del lavoro, potrebbero sembrare un ossimoro sia geografico che culturale ma la storia é testimone del contrario.

Ad esempio lo splendido Valo  del Baltic Trio di Max de Aloe (2017) ha recentemente dimostrato le notevoli potenzialità dell`incontro tra linee mediterranee e scandinave proponendo una sinergia tra melodia e dinamiche controllate, spontaneità ed espressione meditata, canto e toni sommessi. Ancora possiamo ricordare la collaborazione di lunga data tra Jesper Bodilsen (bassista danese) e Stefano Bollani, tutta imperniata sulla valorizzazione della melodia, o l`apprezzamento che in Italia ha avuto la pianista norvegese Nina Pedersen.

A parere di chi scrive la chiave di volta di questa equazione sta nella rivalutazione di aspetti di cultura classica e folk che, rimuovendo ingredienti "americanizzati" ed evitando schemi impro estremi tipici della Mittle-Europa, enfatizzano sensibilità ed attitudini comuni alle due geografie; quando l`approccio é sufficientemente aperto i risultati ci sono eccome, come in questo caso che propone una concezione tutta europea delle composizioni ricordando spesso la lezione sprovincializzante del grande Giorgio Gaslini.

Emblematici sono i primi due brani; l`intro di chfov é tutto della batteria che propone uno schema astratto, sommessamente (e sottolineiamo l`avverbio) recitativo ma dotato di un certo calore grazie all`uso dei toni bassi dei tamburi ottenendo un effetto di apertura che incuriosisce. Il successivo Bianca luna di aprile espone il carattere cameristico dell`ensemble, con staffette giocate su una semplice idea melodica di base e con dinamiche contenute, delicate tanto che anche il sax si adatta al gioco evitando quegli slanci spesso muscolari caratteristici di questo strumento; la struttura ciclica  e quasi a canone ha un bell`effetto ammaliante.

L`organizzazione del combo si basa sull`intercambiabilità dei ruoli tra gli strumenti tanto che l`usuale suddivisione di voci melodiche, sostegni armonici e ritmici non risulta adottata. Il piano canta delicatamente e soprattutto il basso tiene una presenza non limitata al sostegno; Bonati risulta molto apprezzabile nell`interdisciplinarietà che propone, nella capacità di farsi sentire senza imporsi ma nemmeno senza restare nelle retrovie e soprattutto nelle sapienti linee che disegna quasi con una logica di "in & out" rispetto alla trama base. Sax e tromba si intercambiano in modo equilibrato, senza tensioni timbriche,  e la batteria sovente adotta schemi "sparsi" che legano il tutto senza insistere sulle battute.

Ne sortisce un mix organico di voci al punto che le composizioni non tradiscono l`origine geografica degli autori; Elegy for evil (di Johansen) e la Pastorale (di Bonati), con uno splendido archetto al basso e passaggi dei fiati vagamente astratti, non risentono delle differenti latitudini di provenienza.

Le composizioni appaiono dare priorità alla scrittura rispetto all`improvvisazione, ad eccezione forse del finale Blue Arghawan. Questo favorisce, data anche la cifra melodica, un decisa accessibilità all`ascolto nonostante nulla ci sia di banale e di prevedibile; il lavoro risulta quindi ben fruibile ma non rapidamente consumabile, date anche le numerose sfumature che ogni volta favoriscono sensazioni diverse.

Disco consigliato a tutti, escludendo magari i puristi (o maniaci) dell`impro pura e selvaggia.

 

Track List

  • chfov
  • Bianca luna di aprile
  • Joao
  • Norita
  • Elegy for Egil
  • Pastorale
  • Nella bellezza del giorno
  • The Flute Player Song
  • Blue Arghawan