Near truths and hotel rooms<small></small>
− Cantautore, Americana

Todd Snider

Near truths and hotel rooms

2003 - OH BOY RECORDS
24/02/2004 - di
Todd Snider era stato una delle promesse del roots-rock americano degli ultimi anni, per la forza che era riuscito ad esprimere nel suo esordio “Songs for the daily planet”. Da allora, anno di grazia 1994, era progressivamente scomparso, sulla scia di alcuni album dignitosi, ma troppo nella media.
L’impressione era che questo cantautore si fosse chiuso in un angolo, da cui continuava a coltivare la sua musica, in privato, per pochi intimi. “Near truths and hotel rooms” è proprio questo: un disco per pochi intimi, registrato live in qualche sperduto club degli States.
Eppure questo dischetto, tutto voce e chitarra in versione one man band, recupera quella forza sferzante che sembrava distinguere Todd Snider da molti suoi colleghi: è come se, giunto a questo punto della sua carriera, avesse deciso di fregarsene di tutti quei giudizi, produzioni ed aspettative che pendevano su di lui e si fosse convinto a fare solo di testa sua.
“Near truths and hotel rooms” è un disco in cui Todd Snider torna ad alzare la voce, a presentarsi per quello che è: un cantautore, con le radici ben piantate nella tradizione e con lo sguardo fiero del rock più tenace.
Così, in maniera del tutto spontanea, Todd lascia venire in superficie le sue origini, ripercorrendo i primi passi compiuti sulle orme di Ramblin’ Jack Elliott, Jerry Jeff Walker e John Prine. Ci sono ballate che possiedono per natura quella profondità autentica, tutta texana, in cui non mancano la forza rock di Joe Ely o la raucedine blues del primo Bob Dylan.
Da ogni traccia traspare il talento genuino che Todd Snider ha per la canzone e per l’interpretazione: cantautore e cantastorie di consumata esperienza, alterna le sue canzoni con delle divertenti introduzioni, cariche di humour, che spesso diventano delle vere e proprie short-stories. Questo è anche il maggior limite dell’album: se non maneggiate l’inglese con una certa padronanza, si rischia di smarrire il senso e la tensione che corre di pezzo in pezzo.
Todd Snider riesce comunque ad essere toccante e divertente, lasciando volentieri che introduzioni e canzoni diventino una cosa sola, come succede con “The Ballad of the Devil´s Backbone Tavern”. Dal suo cilindro, chitarra e armonica, estrae dal suo cilindro quelli che sono i suoi anthems storici, “Easy Money” e “Talking Seattle Grunge Rock Blues”, ballate delicate e roots songs in cui apre la sua voce raggrinzita. Snider maschera le sue citazioni con un ghigno che sa di burla e allo stesso modo rende esilarante anche quello che è il suo sguardo sui tempi (“Broke”), sintomo di una ritrovata, anzi, mai smarrita, vena da cantautore rock.
Per chi lo volesse, questa è l’occasione per ritrovare il miglior Todd Snider, proprio tra quelle “verità e camere d’albergo”, in cui tutti lo credevano perduto. In attesa che torni a suonare la fierezza roots e a darle un vigore più rock, come lui sa fare.

Track List

  • Tension|
  • D.B. Cooper|
  • Lonely Girl|
  • Beer Run|
  • Statistician’s blues|
  • Waco moon|
  • I can’t complain|
  • The Ballad of the Devil´s Backbone Tavern|
  • Easy Money|
  • Talking Seattle Grunge Rock Blues|
  • Long Year|
  • Side Show Blues|
  • I spoke as a child|
  • Doublewide Blues|
  • Broke|
  • Beer Run (from Bob & Tom radio show)