Waiting for the moon<small></small>
Rock Internazionale

Tindersticks

Waiting for the moon

2003 - Beggars Banquet
29/09/2003 - di
A luci basse. Quando gli oggetti che si sfiorano tendono ad assumere un’altra consistenza.
Prendi un disco dalla pila e ne accarezzi la confezione ruvida, e dentro te già ripeti di aver fatto la cosa giusta, leggendo il nome sopra stampato.
Il fascino dello stupore per la prima volta che collegasti proprio quel nome a quella musica talmente superata da apparirti persino rivoluzionaria, ritorna. E quella voce… quella voce da Chris Isaak intorpidito da un sonno spezzato, quell’anima terribilmente soul (eh, sì) che risponde al nome di Stuart Staples, si rifà presente probabilmente. Una delle sorprese più affascinanti e schive che la musica inglese dell’ultimo decennio ci ha riservato.
Fiducia. Sono pochi gli artisti che anno dopo anno riescono a rinnovare nell’ascoltatore questa sensazione magica e spesso trascurata.
Come una luna che attendi a lungo preziosa e semplice, accade che d’improvviso ti ritrovi a goderne lo splendore pallido. Questo ti riempie mentre in silenzio fai affidamento su essa, proprio come il nuovo, bellissimo lavoro dei Tindersticks trabocca di fascino e innocenza, e il titolo con cui è stato battezzato richiama all’attesa di ciò che arriverà, puntuale anche stasera.
Con pudore ti stendi sul letto, abbandonato e già sognante. “Wake me up ‘cause I’m dreaming” ripeti. E inerte ti abbandoni accompagnato da grandi ballate, da suoni superbi ed atmosfere caliginose.
Nitidi sprazzi fanno capolino qua e là, come in “4.48 psychosis“, in cui la band fa il possibile per ricordare una versione acustica dei Velvet Uderground, altrove una sensazione di uniformità lascia che la dimensione tempo fugga velocemente via. Il disco scorre infatti per ben due volte sul lettore, fluido e avvolgente nella penombra. I suoni di questo lavoro ti colpiscono, e scopri che vengono esaltati se suonati ad un volume il più basso possibile.
“Trying to find a home” passa da un falsetto irresistibile ad una tonalità più bassa che è poi il marchio di fabbrica di Staples. Questi in “Sometimes it hurts” si misura in un duetto con la brava Lhasa de Sela, conducendo insieme un grande crescendo.
I Tindersticks possiedono il raro dono di scrivere grandi canzoni, ora di largo respiro, ora di un intimismo disarmante, mantenendo di volta in volta intatto un gusto altissimo per la forma e per gli arrangiamenti, dove gli archi la fanno da padroni incontrastati.
“Waiting for the moon” gioca con un registro schietto e sincero, riservando nella sua coda le sorprese più interessanti, dove vengono affiancati uno swing ridotto ai minimi termini come “Just a dog” alla preghiera-ninna nanna “Running wild”, troppo breve per non ricominciare.
Un ascolto ancora, a volume più basso, prima di spegnere del tutto la luce.


Discografia:

- Tindersticks (1993)
- Tindersticks (1995)
- Nenette et Boni (1996)
- Curtains (1997)
- Donkeys 92-97 (1998)
- Simple pleasure 1999)
- Can our love... (2001)
- Trouble everyday (2001)
- Waiting for the moon (2003)

Track List

  • Until the morning comes|Say goodbye to the city|Sweet memory|4.48 psychosis|Waiting for the moon|Trying to find a home|Sometimes it hurts|My oblivion|Just a dog|Running wild