One day you’ll dance for me, new york city<small></small>
− Cantautore

Thomas Dybdahl

One day you’ll dance for me, new york city

2006 - RecallGroup
27/03/2007 - di
“One Day You’ll Dance For Me, New York City” è il capitolo conclusivo della “October Trilogy” del cantautore norvegese Thomas Dybdahl, dopo “…The Great October Sound” del 2004 e “Stray Dogs” dell’anno seguente.
Intervistato dalla nostra rivista, Thomas descrisse questo album (ai tempi appena uscito in Norvegia) “come un disco ambizioso che cerca di non essere troppo ambizioso. È un album molto pacato”: difficile non essere d’accordo quando a suffragio della tesi ci stanno canzoni molto rilassanti (pacate, appunto) fatte di un connubio perfetto tra sonorità dolcissime, a tratti sussurrate, ed una voce magnifica che le sovrasta.
Riferimento obbligato per spiegare la musica di Dybdahl è la scena del cantautorato nordico, sempre più feconda di validi rappresentanti: l’autunno lassù dev’essere davvero affascinante se così in tanti, e spesso con ottimi risultati estetici, ce lo raccontano con canzoni che paiono splendide poesie decadenti.
L’autunno nei pezzi di Dybdahl c’è davvero tutto (e sembra quasi di poterlo toccare), anche se è lo stesso autore ad indicare in New York City la principale musa per la composizione della trilogia: Richard Gere a parte, l’autunno di Manhattan è davvero un periodo fiabesco che rende l’isola uno spazio-tempo a sé, al di fuori di ogni immaginazione (“È una città che piena di solitudine e che allo stesso tempo ha ritmi frenetici, esasperati dalla competitività”). Indirettamente, ci ha detto poi Thomas, un ruolo importante nella composizione ha avuto anche la tragedia dell’Undici Settembre: in questo caso le serenate del norvegese sarebbero una bellissima ninna nanna per una città ferita, dopo la tempesta delle Twin Towers.
L’omaggio a New York e all’autunno, anche in questo disco, è ottenuto attraverso l’intreccio artisticamente felicissimo tra musica (predomina il piano, accompagnato da basso e batteria senza contare saltuari armoniche o il sassofono della splendida titletrack iniziale) e voce, tanto quella intensa e perfetta e di Dybdahl quanto quella femminile di Silje Salomonsen (vedi “Henry”). Testi e voce sono davvero fondamentali e, a fronte di pezzi in cui la musica è forte e chiara (“Don’t loose yourself”), ve ne sono altri in cui a dominare è soprattutto la voce, il dialogo (come nella breve scena teatrale di “It’s always been you”): una danza dei perfetti equilibri, forse la stessa danza che un giorno New York dedicherà al suo cantore norvegese.
Per coloro che già conoscono Dybdahl “One Day You’ll Dance For Me New York City” suonerà come la dovuta e matura conclusione di un’intensa trilogia; per i neofiti invece sarà un modo per scoprire un altro grande artista del Nord Europa. Questa volta però, al posto dei fiordi, nel cuore del cantautore ci sta lo skyline di Manhattan, mutilato sei anni fa dei suoi due giganti più famosi.

Track List

  • ONE DAY YOU’LL DANCE FOR ME, NEW YORK CITY|
  • IF WE WANT IT, IT’S RIGHT|
  • A LOVESTORY|
  • SOLITUDE|
  • IT’S ALWAYS BEEN YOU|
  • DON’T LOOSE YOURSELF|
  • BABE|
  • HENRY|
  • PIECE

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