The vestals<small></small>
− Reggae, Pop

The Vestals

The vestals

2004 - Warming House Records
19/01/2005 - di
Il primo impatto con i Vestals è legato al progetto grafico che accompagna il loro esordio: in copertina una bambina bellissima raccoglie un fascio d’erba sorridente, sul retro il gruppo è ritratto sottoforma di una nobile famiglia inglese in un salotto ricco e signorile e quando poi apri il cd ti senti un estraneo ficcanaso nel libro delle memorie di un’antica dinastia, tra foto di donne ottocentesche che ti guardano con sguardo fiero e severo.
Tutto ciò è molto inglese, così inglese che il primo shock è scoprire che questo gruppo, guidato dai fratelli Ben e Jeremy Gordon, viene dal Minnesota, USA: poco male, quello che conta è la musica e l’amore per l’Inghilterra di questi ragazzi continua a farmeli sembrare un gruppo di Liverpool perlomeno nell’anima.
“The Vestals” è un disco d’esordio che si stacca dalla ripresa del garage rock tipica dei nuovi gruppi per strizzare l’occhio al pop inglese di qualità, a partire dagli immancabili Beatles riletti senza peccare di banalità nell’ottima “Another Way To Kill Me”, in “Face the Ground” e nella finale “Someday”, magnifica canzone d’amore impregnata di anni sessanta con un finale che si lascia andare all’ottimismo per un futuro ritorno della bella innamorata; se poi nel 2000 i Vestals sono arrivati in finale al John Lennon Songwriting Contest, qualche affinità con i Fab Four ci deve pur essere in un gruppo che cita tra i propri idoli anche Ben Folds, con il quale sono riusciti a suonare realizzando un proprio grande sogno.
Le atmosfere inglesi pervadono tutti i pezzi, al di là della semplice ripresa di Lennon e soci: la grandissima “Telescope”, che sarebbe un singolo di sicuro e meritato successo, richiama gli Ocean Color Scene, storico gruppo della scena Brit Pop, ma i quattro del Minnesota sanno creare atmosfere d’oltreoceano senza essere troppo imitatori, come nella splendida “Seven Hours” che apre il disco, forse la canzone migliore, nella malinconica e piovosa “Before the Color Dries” piuttosto che in “Too Late To Say Goodbye” che sembra essere scritta apposta per le radio.
Tecnicamente il gruppo è già molto maturo: la formazione classica di due chitarre, basso e batteria sa sfornare ottime melodie accompagnate da testi validi e semplici che convincono e si stampano nella testa sin dal primo ascolto, creando un irrefrenabile desiderio di fare play ancora una volta per riascoltare questo piccolo scrigno di sorprese così gradite.
Se nell’antica Roma le Vestali erano le sacerdotesse destinate alla custodia del fuoco sacro a Vesta, vergini rispettate ed onorate da tutta la popolazione, possiamo tranquillamente pensare a questi ragazzi come a dei custodi della migliore tradizione inglese, onorando così quello che è già uno dei migliori gruppi esordienti del duemilacinque.

Track List

  • SEVEN HOURS|
  • TELESCOPE|
  • THREE GIRLS AGO|
  • CHILDHOOD TIMEOUTS|
  • ANOTHER WAY TO KILL ME|
  • BEFORE THE COLOR DRIES|
  • FOREVER, IT’S TRUE|
  • FACE THE GROUND|
  • TOO LATE TO SAY GOODBYE|
  • SOMEDAY