Help Us Stranger<small></small>
Rock Internazionale − Rock

The Raconteurs

Help Us Stranger

2019 - Third Man Records
08/07/2019 - di
 So di non potermi fidare di quelli a cui non piacciono The Racounteurs. È proprio grazie alla parafrasi di una celebre frase di Jack White, che dei Raconteurs è il leader (“Well, I sort of don’t trust anybody who doesn’t like Led Zeppelin”), che possiamo andare subito al punto. I Led Zeppelin sono il rock (Giovanni Sanpaolo, cit.). Non amarli, significa non essere in grado di sintonizzarsi con uno stile, una cultura, una filosofia. Soprattutto con un modo di intendere e di suonare la musica, che, se non condiviso, colloca l’inetto in un campo ostile. Essere in sintonia con il rock vs. Non capire il rock risulta insomma una di quelle coppie di opposizione che impongono una scelta che affratella o separa, come l’Essere lettori vs. l’Essere culturalmente analfabeti o  l’Amare l’ebbrezza vs. l’Essere astemi. I detrattori imputano a Jack White – che alla relativamente recente carriera solista ha fatto precedere i progetti The White Stripes, The Dead Weather e, appunto, The Raconteurs – scarsa originalità. Come se Led Zeppelin, The Rolling Stones o Lynyrd Skynyrd – tra le influenze di questo e degli altri dischi prodotti dal talento di White - avessero inventato qualcosa di nuovo. E come se, soprattutto, l’inventare qualcosa di nuovo, essere tra coloro che Howard Goodall ha definito genuine innovators, sia mai bastato nella storia della musica a porti nel novero dei grandi. Questi ultimi sono invece da ricercare tra quelli che lo stesso compositore inglese ha qualificato come ‘second-wave’ absorbers, gente che - come Mozart, Wagner, Gershwin o Bowie – ha posseduto in massimo grado la capacità di cogliere “la musica che gira intorno”, di centrifugarla e di rimetterla in circolo. The Raconteurs fanno esattamente questo, che è poi la stessa cosa che i grandi del rock hanno fatto dagli anni Cinquanta ai nostri giorni. La differenza è che nel frattempo quel genere della musica popolare denominato rock non è più al centro della scena, spodestato dalle varie declinazioni del pop, che vanno dall’hip hop al neo soul. Sono infatti artisti come Lil Nas X, Billie Eilish, Jonas Brothers, Khalid ad occupare le prime posizioni della classifica di Billboard degli album oggi più venduti negli Stati Uniti. Seguiti a ruota da altri campioni della musica da playlist quali Lizzo, Gucci Mane, DaBaby, Ariana Grande e Die A Legend. Abbiamo appena elencato, dalla seconda alla decima posizione, gli album al momento più venduti in America, considerati sia i supporti fisici che gli streaming, e nessuno di questi ha nulla a che fare con il rock, che sorprendentemente informa invece le sonorità del disco che occupa la prima posizione, che è poi lo stesso di cui si occupa questa recensione: Help Us Stranger. Che cos’ha di straordinario quest’album, e chi sono i musicisti che sono riusciti a compiere tale impresa? 

The Raconteurs, oltre al già menzionato Jack White (voce, chitarra, piano, tastiere, mandolino), comprendono Brendan Benson (anche lui canta e suona tastiere e chitarre), Jack Lawrence (basso, banjo e cori) e Patrick Keeler (batteria e percussioni). Gli ultimi due sono la sezione ritmica di The Greenhornes, ottima band garage rock amante di gruppi quali gli Yardbirds e i Kinks, la cui precisione, potenza e versatilità costituisce un punto di forza anche per i Raconteurs. Le canzoni le scrivono però White e Benson, quest’ultimo titolare di una ventennale carriera solista che a partire dal 1996 gli ha permesso di pubblicare, in un ambito che è corretto chiamare pop-rock, sei album. Il meglio, come compositore, Brendan Benson lo produce però quando collabora con Jack White, e ci sentiamo di affermare che la stessa cosa accada a quest’ultimo. Siamo infatti convinti che il tempo riconoscerà che quella formata dai due musicisti di Detroit sia una delle coppie di riferimento del rock songwriting. Lo hanno dimostrato nei tre dischi prodotti a tutt’oggi come The Raconteurs: il primo è stato Broken Boy Soldiers (2006), eletto disco dell’anno da Mojo, premiato dal successo di vendite grazie al traino del singolo Steady As She Goes e nominato ai Grammy Awards tra i Best Rock Albums, premio effettivamente vinto due anni più tardi da Consolers of the Lonely (2008), che, come già Broken Boy Soldiers, raggiunge la Top 10 delle classifiche in molti Paesi del mondo, Stati Uniti compresi. La formula di classico rock anni Settanta, esplicitamente sulla scia degli stilemi perfezionati da Who, Led Zeppelin, Beatles e Rolling Stones, ma pure qui e là ammiccanti, da un lato, alla lezione di Beastie Boys e Rage Against the Machine, e contemporaneamente impreziosito, dall’altro, da arrangiamenti che valorizzano strumenti tipicamenti usati nella tradizione Americana (violino, banjo, pianoforte, brass section), conquista pubblico e critica. Poi il silenzio, fino all’attuale Help Us Stranger (2019).

 Help Us Stranger riprende il discorso di undici anni fa esattamente da dove lo aveva interrotto. Non si può dire sia meglio dei dischi precedenti per il semplice fatto che questi erano già superbi. Ciò che sorprende è la mantenuta freschezza, il persistere dell’inventiva e dell’euforica voglia di suonare. Se il disco è arrivato ancora più in alto nel gradimento di un pubblico che oramai il rock tende a snobbarlo, lo si deve probabilmente a due fattori: in primis, al desiderio frustrato di molti appassionati di mettere le mani e le orecchie su di un disco di rock come si deve, che sia forte, ben suonato, divertente, spensierato e sexy; in secondo luogo, perchè stavolta la politica di rilascio dei singoli – tutti molto catchy - è stata, dal punto di vista promozionale, impeccabile. Già nel 2018, infatti, in occasione della ristampa di Consolers of the Lonely per il decimo anniversario della sua uscita, la Third Man Records di Jack White pubblicò anche un singolo contenente due perle inedite che avrebbero poi figurato sul disco del 2019: Now That You’re Gone e, soprattutto, l’irresistibile Sunday Driver, che esplode in un riff indovinatissimo per farsi a un certo punto lisergica, prima di ribadire un’inconfondibile estetica Rock’n’Roll. Si deve arrivare al 10 aprile di quest’anno per ascoltare un nuovo estratto dall’album che sarebbe uscito il 21 giugno successivo. Si tratta di una sorprendente cover di una canzone di Donovan: Hey Gip (Dig the Slowness), dal testo surreale e già folle di suo, arrangiata a mo’ di rumba, shake anni Sessanta, cui non manca un’armonica scatenata e cui vengono aggiunti i potenti bicordi della chitarra elettrica. Il dieci giugno, undici giorni prima dell’oramai agognata uscita dell’album, è possible ascoltarne un terzo estratto: Bored and Razed. Questo inizia con ritmiche e accordi jazzati cui presto si sovrappongono riff e lick propri del rock più energico, che lasciano a loro volta il posto a un’apertura melodica da cantare a squarciagola («California born and raised …») mentre si pesta sull’acceleratore. La velocità delle battute accelera senza pietà fino … ad andare a sbattere! Refrain, accordi, melodie, ritmiche trascinanti si susseguono in tutto il disco, frutto di una straordinaria vena creativa, tanto che segnalare ulteriori pezzi, oltre a quelli usciti come singoli, farebbe torto alle canzoni non menzionate. The Raconteurs sono tornati, ed è così bello che il numero di loro album sia aumentato e che ci siano dunque più loro canzoni da ascoltare. Lo faremo infinite volte, come infiniti saranno i libri che leggeremo e innumerevoli le bottiglie di vino che berremo. Cin cin!

Track List

  • Bored and Razed
  • Help Me Stranger
  • Only Child
  • Don’t Bother Me
  • Shine The Light On Me
  • Somedays (I Don’t Feel Like Trying)
  • Hey Gyp (Dig The Slowness)
  • Sunday Driver
  • Now That You’re Gone
  • Live A Lie
  • What’s Yours Is Mine
  • Thoughts And Prayers