Bull`s Eye<small></small>
Jazz Blues Black • Blues • Rock

The Dirtyhands Bull`s Eye

2020 - Bloos Records

17/01/2021 di Marcello Matranga

#The Dirtyhands#Jazz Blues Black#Blues

Combinazione di fattori.

Non può che cominciare così questo pezzo su Bull’s Eye accreditato a The Dirty Hands. Vediamo allora quali sarebbero questi fattori e perché si combinano insieme. Il primo è dovuto alla spesso vituperata, almeno da alcuni non dal sottoscritto, Spotify. Ho un abbonamento che mi fa ascoltare molte delle cose che spesso non conosco, o credo di non conoscere. Questo disco l’ho ascoltato imbattendomi in questo gruppo per una ricerca che stavo facendo. Il secondo fattore è la memoria. Quando ho letto i nomi dei musicisti ho capito che c’era qualcosa di conosciuto. Una breve ricerca nel mio archivio ha portato a tirare fuori l’album dei Jack Daniel’s Lovers, Stay Out Of Jail pubblicato nel 1989 dalla Lakota Records, che ricordo ancora di aver comprato per aver notato la presenza dei Los Lobos ma anche di Dave Alvin e di Andy J. Forest, che in quel bel disco facevano bel più che bella mostra. Alla band bolognese mi hanno portato le presenze di Andrea “Dirtyhand” Carrieri e quella di Cesare Ferioli che erano presenti in quel gruppo. A loro si aggiunge il basso di Cosimo dell’Orto, ed ecco che la band è fatta.  Un trio potente ed arrembante che entusiasma come vorremmo che avvenisse spesso.

L’ultimo tassello è stato una lettura che avevo fatto sul Il Popolo del Blues del mio amico Stefano Tognoni, che parlava in termini positivi di questo album. Messo insieme il tutto ho provveduto ad ordinare il vinile che ho iniziato a gustarmi in questi freddi giorni di gennaio.

Devo dire che l’ascolto di Bull’s Eye è uno di quelli che considero “gratificanti”. Niente fronzoli, musica essenziale, vigore, ottima e graffiante resa musicale grazie ad una ottima scelta di cover, sei, alle quali si aggiungono quattro pezzi che sono farina proveniente dal sacco della band. In poco meno di quaranta minuti, il Rock venato di Blues (anche Hard in certi passaggi) dei The Dirty Hands tocca punte di assoluto piacere, permeandosi anche di afflati degni di certe visioni stoneisiane come nell’iniziale Honey I’m Home, potente come poche e con un riff di chitarra micidiale. Back Scratcher è un tuffo nel Rock Blues inglese dei sixties, mentre What Can I Do potrebbe essere un pezzo dei Canned Heat. One More Nite è figlia dell’amore per i ZZ Top e mantiene l’afflato di cui sopra, tanto che è un peccato che band abbia optato per inserire solo quattro pezzi originali.

Va da se che le sei cover sono eseguite in maniera egregia e con una personalità di tutto rispetto. Ed ecco allora scorrere in sequenza Fred McDowell con la sua Shake ‘em On Down, Billy Boy Arnold con I Wish You Would, che nella mia memoria rimane legata all’esecuzione degli Hot Tuna di Jorma Kaukonem, Slim Harpo con Shake Your Hips, l’immenso Muddy Waters con la splendida Trouble No More, Juke Boy Bonner con l’ottima Running Shoes e la stratosferica Rumble di Link Wray.

Un disco perfetto, ottimo e corroborante per superare un periodo decisamente complicato come quello ancora in corso, cui si accompagna la speranza di poter vedere live, probabilmente la dimensione perfetta, di questi intrigantissimi The Dirty Hands.

 

Track List

  • Honey I`m Home
  • Shake Em` On Down
  • Back Stratcher
  • I Wish You Would
  • Shake Your Hips
  • What Can I Do?
  • Trouble No More
  • One More Night
  • Running Shoes
  • Rumble