Political manifest<small></small>
− Americana

The Creekdippers

Political manifest

2004 - GLITTERHOUSE
17/09/2004 - di
A dare un’occhiata alla copertina, si direbbe che questo è un altro album della coppia Mark Olson / Victoria Williams con i fedeli seguaci della Original Harmony Ridge Creekdippers: un’immagine sbiadita di una natura morta che rimanda ad un country bucolico, coltivato con parsimonia e con attrezzi rigorosamente in legno.
Caratteristica almeno fin qui della musica dell’ex-Jayhawks è stata una poesia nata da una terra asciutta, arsa dal sole, e da uno spirito conservatore, quasi pionieristico.
Invece basta scorrere la scaletta per accorgersi che qualcosa è cambiato: se “Poor GW” insinua solo il dubbio di una critica all’attuale Presidente degli States, “Senator Byrd Speech”, “George Bush industriale” e “Portrait of a sick America” puntano il dito in maniera inequivocabile. Addirittura il titolo è quanto di più esplicito ci possa essere, “Political manifest”: è un manifesto politico, in tutto e per tutto. Anche quel “The Creekdippers”, a cui è accreditato il lavoro, sembra voler distogliere l’attenzione dagli autori e dai musicisti e rivolgerla invece ad una sorta di comunità pronta a schierarsi. In realtà la musica di Olson e della Williams non è mai stata tanto pacifica e pacificata col sistema: dietro un apparente idillio country, i due hanno costruite forme spesso aspre, anche nei contenuti. Ora la tendenza si è acuita, anzi, c’è stato un salto brusco, una rottura: è proprio questo punto di non ritorno che “Political manifest” vuole trasmettere.
La situazione (regime) instaurata dall’amministrazione Bush a partire dalla elezioni e dall’11 Settembre è diventata insostenibile per tanti americani: Ani Difranco, Steve Earle, Bruce Springsteen, Pearl Jam, Dixie Chicks sono i nomi più eclatanti. Alcuni con gesti plateali, alcuni con la forza della proprie canzoni, sono sempre più i musicisti che prendono posizione.
Olson e la Williams lo fanno a loro modo, con un disco tanto essenziale e radicale da risultare anarchico: il suono è acustico, senza concessioni, appoggiato in maniera spesso ripetitiva agli schemi del country e di un blues bianco, condotto in povertà. L’impressione è che gli autori si siano fatti trascinare dall’urgenza politica e abbiano finito per lavorare in fretta, togliendo la priorità alla musica: troppe le canzoni che procedono a testa bassa, senza arrangiamenti e senza quella poesia che aveva reso Olson una sorta di visionario.
Qua i testi sono invettive che a volte scadono in sfoghi dettati dall’impotenza: “George Bush la buttana industriale”, ”voglio prendere a pugni George Bush”. Si salvano “Where is my baby boy”, “Coming, coming”, un traditional interpretato a cappella, e gli accenni strumentali di “Poor GW” con un flauto che sa di free-blues, ma non basta: è come se la musica fosse stata sacrificata in nome della causa. “Political manifest” è un volantino distribuito con insistenza.

Track List

  • Poor GW |
  • Walk with them|
  • Duck hunting|
  • Senator Byrd speech|
  • Where is my baby boy|
  • George Bush industriale|
  • Saw song|
  • Portrait of a sick America|
  • My father knows foes|
  • The end of the highway|
  • Coming, coming