Hail To The Kings<small></small>
Jazz Blues Black − Blues

The Cash Box Kings

Hail To The Kings

2019 - Alligator / IRD
30/06/2019 - di
Brillanti, divertenti e “croccanti”. Usciti con un disco spassoso a ridosso dell’estate, i The Cash Box Kings miscelano un cocktail gradevole e rinfrescante, come è nelle loro abitudini, mescolando il blues di Chicago con le spezie del Delta e aggiungendo lo stuzzicante rock and roll di Memphis.

L’energica band del poderoso cantante Oscar Wilson, coadiuvato dall’autorevole armonica di Joe Nosek, suona brillantemente il groove della Windy City, inventandosi originali combinazioni di Rockabilly e Swing capaci di far ancheggiare anche una statua di marmo. A completare la squadra il formidabile chitarrista Billy Flynn e il bassista John W.Lauler che se ne va a braccetto col batterista Kenny "Beedy Eyes" Smithand (figlio del Blues Hall of Famer Willie “Big Eyes” Smith) mettendo in piedi una sezione ritmica sorprendente. Ospite la pianista Queen Lee Kenehira che aggiunge sapore alle melodie già accattivanti.

Hail To The Kings  ci mostra come blues e rock and roll possano sopravvivere a qualsiasi moda, è sufficiente amalgamare a dovere l’autenticità della vecchia scuola e un approccio sonoro contemporaneo, meglio se sotto la guida di un’esperienza proveniente da illustri curriculum.

Ritmi audaci e andature ondeggianti, liriche colorate, come nel jump jive Ain’t No Fun (“quando il coniglio ha la pistola”) o nel simpatico aperitivo tra Wilson e Shemekia Copeland, The Wine Talkin, (in cui dialoga sulle recenti scelte sbagliate nella vita) e condite da un po’ di autoironia. Joe, You Ain’t From Chicago prende in giro Nosek - di Madison, Wisconsin - quando oggi è uno dei migliori musicisti blues in circolazione nell’Illinois e la satira pungente di Bluesman Next Door, puntualizza sulle origini della musica madre (“il blues non è nato in Inghilterra nel 1963, ma in una piantagione nel tempo della schiavitù”), sottolineate dai ritmi funk black della chitarra e delle tastiere. L’affiatato ensemble di musicisti frulla blues e rock and roll in undici originali e due cover, distribuendo buon umore e mettendo assieme una formula vincente fatta di armoniche vorticose, inserti di una chitarra versatile e puntuale oltre ad una ritmica che viaggia come un treno.

Hail To The Kings riporta in scena il blues in ogni forma e direzione: rispolvera il sound di Muddy Waters con la sensualità di Smoked Jowl Blues e il wah wah alcolico di Poison on My Whiskey, mentre il jump di Little Walter si fa sentire sulle note di Hunchin On My Baby e la nitidezza di una chitarra alla BB King compare su Take Anything I Can. Ma tra gli ingredienti della formula c’è anche lo spinto Ragtime di The Wrong Number e il trascinante Lindy Hop di Back Hom, in perfetto fifty style, degno delle migliori swing band.

Un album dallo spirito leggero, ma dalla sostanza consistente, come dimostrano le sonorità energiche e le venature polemiche dei testi, come è usuale nell’America di questi tempi. Bluesman Next Door, ad esempio, discute sulle questioni razziali e il rock blues di Jon Burge Blues racconta storie di ingiustizia e violenza. Non solo nostalgiche armonie e ritmi festaioli, quindi. Probabilmente il ventennio che divide all’anagrafe Nosek e Wilson, rappresenta la circostanza fortuita di un connubio vincente, che ha unito “l’età d’oro del blues a sangue giovane e fresco”.

Cinque nomination ai Blues Music Awards e l’aver trovato casa, dal 2017, con Alligator, non sono che un certificato di garanzia per il futuro. Ave ai Re, non potrebbe esserci titolo più azzeccato.

Track List

  • Ain`t No Fun (When The Rabbit Got The Gun)
  • The Wine Talkin`
  • Take Anything I Can
  • Smoked Jowl Blues
  • Back Off
  • I`m The Man Down There
  • Poison In My Whiskey
  • Joe, You Ain`t From Chicago
  • Bluesman Next Door
  • Hunchin` On My Baby
  • Jon Burge Blues
  • Sugar Daddy
  • The Wrong Number

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