Layla Revisited<small></small>
Rock Internazionale • Rock • Blues

Tedeschi Trucks Band feat. Trey Anastasio Layla Revisited

2021 - Fantasy Records

06/09/2021 di Leandro Diana

#Rock Internazionale#Rock

Era un disco annunciato. Alcune canzoni le avevano già sparse qui a lì nel loro repertorio live, il tributo live al disco per intero lo avevano già reso a Mad Dogs and Englishmen di Joe Cocker nel 2015 (anche se in quel caso la registrazione circola solo come bootleg), lui si chiama come lo pseudonimo di Clapton su quel disco (pare fosse la storpiatura di un maldestro presentatore… un po’ come quando io fui presentato a un concerto come “I Leandro Diana”), lei nacque il giorno della pubblicazione, il 9 novembre del 1970. Però una sorpresa l’hanno fatta: al pubblico attonito del Lockn’ Festival del 2019 che inaspettatamente, canzone dopo canzone, si è visto snocciolare davanti la tracklist completa di quel disco iconico. E oggi quella performance possiamo ascoltarla anche noi.

La Tedeschi Trucks Band ha suscitato reazioni diverse sin dalla sua fondazione, nata dall’unione della band di Derek Trucks (lo ricordiamo, nipote di Butch Trucks, batterista e fondatore della Allman Brothers Band) con quella della moglie (e talentuosa cantante/chitarrista blues) Susan Tedeschi. A molti manca la band del primo, con Mike Mattison alla voce solista, che nella band “nuziale” invece è relegato per lo più ai cori. Io ho invece molto apprezzato l’evoluzione di Susan Tedeschi, cui la maternità ha scaldato la voce, limandone le asperità giovanili e rendendola profonda, calda, passionale e morbida: oggi può dirsi un’interprete straordinaria. 

E questo disco, allora? Le veline della casa discografica parlano di performance infuocate, ma chi ha sentito Southside Johnny ha un’idea un po’ diversa di una performance “infuocata”. Diciamo che qui c’è giusto qualche  linea di febbre, e anche gli episodi che più si prestano alla metallurgia (il ritornello di Bell Bottom Blues, Keep on growin’, Anyday, Tell the Truth, e ovviamente la title track) non raggiungono temperature da tachipirina. Ma chi segue la Tedeschi Trucks Band questo un pò lo sa già: non è una band da fuoco sacro, da suonare ogni concerto come fosse l’ultimo giorno di vita sulla terra (e forse la colpa è di due batteristi un po’ troppo “ben educati”). Però resta una gran soul band di più che onesti gregari, funzionale a tessere la trama su cui i solisti titolari (e gli ospiti du jour) possono esprimersi comunque alla grande e regalare al pubblico grandi emozioni fornendo – è bene sottolinearlo, specie al giorno d’oggi – dinamiche d’altri tempi, dai pianissimo sussurrati al più roboante joyful noise. Forse anche la produzione del disco ha spento qualche scintilla che pure i fortunati spettatori di quella serata hanno percepito (e qualche video amatoriale facilmente rinvenibile su YouTube parrebbe confermarlo): tutto troppo sedato, pulito, tranquillo… Ora, l’intenzione dichiarata dei coniugi era quella di ricostruire una di quelle grandi band a cavallo tra gli anni ’60 e i primi anni ’70, come Delaney and Bonnie and Friends o la band di Joe Cocker in Mad Dogs and Englishmen, ma c’è una cosa di cui non hanno tenuto debito conto: la cosa che ha reso grandi (e uniche) quelle band era il caos, la totale casualità che le governava. Mentre la Tedeschi Trucks è irregimentata come una coorte romana: all’occorrenza letale, ma molto meno propensa al gioco di fantasia e all’improvvisazione.

Detto questo, il disco è più che godibile per diversi motivi… In primo luogo perché non si tratta di una copia carbone ma c’è spazio per riletture e per le jam tra i chitarristi: non solo Trucks (qui leggermente meno incline a usare la slide), Anastasio (che canta anche diverse parti) e la Tedeschi (invero poco impegnata alla chitarra, nonostante la Les Paul sempre al collo) ma anche l’amico di vecchia data Doyle Bramhall II, che tuttavia ha ricevuto molto meno spazio di quanto meritasse (e non c’era certo tanta penuria di strumenti e chitarre sul palco da richiedere un ulteriore chitarrista ritmico…). Le jam sono forse la parte migliore del disco, quella in cui gli spiriti si liberano un po’, i batteristi mollano un po’ le briglie e iniziano a ricordare il modello di riferimento (la Allman Brothers Band, ovviamente) e la straordinaria capacità dinamica (tutt’altro che scontata per un ensemble di oltre una dozzina di elementi) ci ricorda perché questa è una grandissima band, e perché - in definitiva – è un vero piacere ascoltare questo disco. Inoltre, le parti vocali (come le altre, d’altra parte) non sono ricalcate sugli originali, ma sono liberamente interpretate, anche se le tonalità forse rendono poca giustizia al vocione della Signora Trucks (che però ci regala una Key to the Highway letteralmente da trascrivere sugli annali del blues) e le interpretazioni vocali del pur bravo Trey Anastasio non passeranno certo alla storia. Terzo perché musica come questa, suonata così, non ce n’è in giro poi troppa; quindi si tratta di un’occasione ghiotta per godersela. Forse un dvd consentirebbe di goderselo anche di più, pur non essendo i nostri veri e propri animali da palcoscenico.

Nel complesso, forse non è stata neanche una delle serate più memorabili della TTB (il Live from the Fox Oakland del 2017 a me pare suonare ben più “vispo”), ma… alzi la mano chi preferisce i “live” degli anni ’80, riveduti e corretti (quando non del tutto confezionati) in studio con il pubblico aggiunto in post-produzione! 

La serata è stata un evento unico (ed è bene che resti unico) meritevole di essere registrato per essere goduto da un pubblico più ampio di quello che l’arena riusciva a contenere e tramandato ai posteri: è il bello del live, puoi essere il più grande professionista del mondo, ma non tutte le sere la resa sarà al massimo delle tue possibilità. Anzi, molte delle qualità di una band forse si misurano sulla capacità di “tenere il minimo”. E qui abbiamo una band che va comunque come un treno, capace di range dinamici che la maggior parte delle altre band in giro si sognano, solisti straordinari che interpretano con quintali di personalità un repertorio da isola deserta.

Serve altro?

 

 

Track List

  • I Looked Away
  • Bell Bottom Blues
  • Keep on Growing
  • Nobody Knows You when You`re Down and out
  • I Am Yours
  • Annidai
  • Key to the Highway
  • Tell the Truth
  • Why Does Love Got to Be So Sad
  • Have You Ever Loved a Woman
  • Little Wing
  • It`s Too Late
  • Layla
  • Thorn Tree in the Garden (Studio)