Artificial Horizon<small></small>
Jazz Blues Black − Jazz

Taxiwars

Artificial Horizon

2019 - Sdban
02/09/2019 - di

Tra i meritori tentativi di riconciliare il jazz con un pubblico più ampio, e magari più giovane, un posto di primo piano spetta anche a questo Artificial Horizon, opera terza dei TaxiWars. La direzione intrapresa è assolutamente originale: al di là dell`immersione nel mare magnum della musica afroamericana più contemporanea e commerciale, ormai consueta in questo tipo di operazioni, qui spicca un approccio più indie e più vicino al cantautorato tradizionale. Il risultato è un disco immediato e diretto, ma non privo di un certo approfondimento e di un`attenta cura dei suoni e delle atmosfere. Del resto l`innamoramento per il jazz del leader Tom Barman, già frontman della rockband belga dEUS (con sette dischi alle spalle), non è un colpo di fulmine, avendo curato in passato due compilation per niente meno che Blue Note e Impulse! Ad affiancarlo ci sono tre connazionali attivi da diversi anni sulla scena newyorchese: Robin Verheyen (sassofono), Nicolas Thys (contrabbasso) e Antoine Pierre (batteria).

La base di partenza di Artificial Horizon è il profondo beat creato dalla sezione ritmica, appiglio imprescindibile e “gancio” immediato per leggere la maggior parte dei dieci brani del disco. Basso e batteria allineano una collezione di ritmi di straordinaria presa, sopra la quale Verheyen spennella parsimoniosamente le note del suo sax (la voce più autenticamente jazz del disco) e Barman lavora con melodie semplici, spesso imparentate con l`hip hop e qualche volta più squisitamente cantautorali. “Volevo che i TaxiWars fossero affilati, diretti, crudi e un po` punk. I lunghi assoli sono strati banditi”, spiega il leader. Una scelta a favore della concisione che forse non descrive compiutamente il contenuto del lavoro, come si vedrà più avanti, ma che è ben evidente nel singolo Sharp Practice, un pacchetto multistrato di ritmi che sprigiona la sua energia in poco più di tre minuti, ma anche in Infinity Cove, che si aggira in territori apertamente funky. La title track attacca come un vero trio jazz, con il riff spigoloso del sassofono, per poi muoversi subito in una direzione molto differente: la tentazione di sapere cosa sarebbe successo senza le parti cantate dura poco, e in fondo è giusto così. The Glare è invece il frutto migliore della commistione jazz-hip hip-forma canzone, affiancando le “folate” del sax alla Pharaoh Sanders o alla Kamasi Washington con gli accordi ripetuti del pianoforte e due linee melodiche in stile diverso.

Paradossalmente però il disco diventa più intrigante quando i tempi si dilatano, il mood si fa più oscuro e lo spettro dei suoni si allarga, come nell`iniziale Drop Shot, che beneficia di un ipnotico riff del piano e di un`atmosfera magnificamente notturna, o in They`ll Tell You`ve Changed, che sembra quasi un recitativo prima di risolversi nell`ariosa apertura melodica del ritornello. È l`altra faccia di Artificial Horizon e dell`ispirazione dei TaxiWars, capaci di regalare inaspettate ballate pianistiche di gran classe come la sommessa Irritated Love e la più sofferta e drammatica On Day Three, giocata su un delicato dialogo con il contrabbasso. Una doppia anima da verificare dal vivo, e le occasioni non mancheranno: i TaxiWars saranno in tour nel nostro Paese tra ottobre e novembre, con tappe a Savona (30/10), Terni (31/10), Pisa (1/11), Milano (2/11) e Rimini (3/11).

 

Track List

  • Drop Shot
  • Sharp Practice
  • Artificial Horizon
  • The Glare
  • Irritated Love
  • Infinity Cove
  • Safety In Numbers
  • Different Or Not
  • They`ll Tell You You`ve Changed
  • On Day Three