Racing grey<small></small>
− Cantautore

Steven Mark

Racing grey

2007 - Basset Records
11/07/2007 - di
Steven Mark è prima di tutto un giornalista, diplomato alla prestigiosa Columbia Journalism School di New York. Steven Mark, però, è un attento osservatore del mondo anche nella sua parallela carriera da musicista: se “Racing Grey” è il suo ultimo album, di lui avevamo parlato (bene) su queste pagine già in occasione del precedente “Aloneaphobe”, un disco dalle atmosfere delicate nel quale Mark indagava i rapporti tra interpersonali.
Se il precedente lavoro aveva dunque un alto tasso d’intimità, l’ultimo “Racing Grey” appare invece maggiormente aperto al mondo contemporaneo: nei testi delle nuove composizioni trovano posto tematiche assolutamente americane come Paris Hilton e la sua Paris-generation, Myspace e i suoi cyber-adepti, la Statua della Libertà (più che mai simbolo dell’America post 11 settembre) e il mondo della reality-tv.
Quando Mark ricorda la propria formazione musicale, sui dischi che giravano in casa di mamma e papà, ci dà delle importanti indicazioni per capire la sua musica: “Beatles, Mamas and the Papas, Simon & Garfunkel, Crosby, Stills & Nash. Non molto di Stones e Led Zeppelin”. Il rock più “duro”, in effetti, è quanto di più lontano si possa immaginare dalla musica di Mark: chitarre acustiche, poche chitarre elettriche (mai a briglia sciolta) ed un cantato delicato (che richiama il pop anni sessanta) continua ad essere la cifra stilistica di un autore che, però, sembra essersi liberato troppo dell’introspezione precedente.
Se “Racing Grey” è tematicamente più aperto al contemporaneo, sembra esserlo infatti (e purtroppo) anche da un punto di vista musicale: gran parte del disco, fatta eccezione per qualche pregevole canzone che ci rimanda al suo passato (come la conclusiva “The mountain”), cede al pop smerciabile fatto di ritornelli orecchiabili ed anonimi, di musica che non lascia mai spazio alla vera qualità. La sensazione descritta è evidente sin dalle prime battute: se così è per l’iniziale “Abingdon square”, così è anche per i pezzi seguenti, i quali saranno tanto facilmente canticchiabili quanto aridi di emozioni.
Eccezioni alla regola? Oltre alla già citata “The Mountain”, segnalerei perlomeno “Take your place now” (una fuga verso il paese dei balocchi, cercando di diventare qualcuno, il tutto condito da atmosfere beatlesiane) e la cover di Burt Bacharach “Always something there to remind me”, senza dubbio una pregevole rilettura.
Evidentemente troppo poco, però. La sostanza, si sarà capito, è che “Racing Gray” è un disco buono da cantare sotto la doccia, ma il suo autore ha dimostrato in passato di saper dare di più parlando di tematiche intime e delicate. Un ritorno su quella strada è quantomeno auspicabile: sarebbe davvero un peccato non mettere in campo quelle qualità che si è dimostrato di possedere appieno …

Track List

  • ABINGDON SQUARE|
  • NUMB YOURSELF INSIDE|
  • FOREVER TONIGHT|
  • OUR SUN MUST SET|
  • SO LOOK AWAY|
  • TAKE YOUR PLACE NOW|
  • GODS ON HIGH|
  • ALWAYS SOMETHING THERE TO REMIND ME|
  • ANGEL’S WORLD|
  • FATHER JOURNEYS ON|
  • I NEVER SAW YOU|
  • PARIS HILTON GENERATION|
  • THE MOUNTAIN