Crossing dragon bridge<small></small>
− Rock

Steve Wynn

Crossing dragon bridge

2008 - Blue Rose Records
20/06/2008 - di
Per quanto votato al rock, Steve Wynn è sempre stato un songwriter e basta andare a riascoltare certi suoi dischi passati per cogliere una scrittura d’autore, capace di svilupparsi anche sulle pieghe di chitarre acustiche e di strumenti più tradizionali.
Non c’è quindi tanto da stupirsi di questo “Crossing dragon bridge”, disco che porta a compimento anche l’amore dell’autore per la cultura europea.
Attratto, come molti colleghi americani, da alcuni angoli del Vecchio Continente, Wynn ha registrato allo Studio Zuma dell’amico Chris Eckman in quel di Ljubjana (Slovenia). Il disco è impregnato di quel folk-rock che il leader dei Walkabouts ama raddensare attorno a programming, vibes e keyboards (d’altronde Eckman ha prodotto e messo lo zampino in ogni pezzo).
Ne è uscito un suono che potremmo definire mitteleuropeo rispetto ai precedenti lavori di Wynn: le ansie del rock urbano di NYC e le desolazioni del deserto dell’Arizona hanno lasciato il posto ad una raccolta di ballate su cui si allungano le ombre di vecchi edifici in pietra, di plumbei cieli che tanto riportano alla mente un’uggiosa atmosfera balcanica.
Wynn ed Eckman hanno fatto tutto da soli in tre settimane aggiungendo poi le parti di altri (Linda Pitmon, Chris Cacavas ecc.), qualche additional recording e perfino un’orchestra in più di una traccia.
Da musicista intelligente qual è, Steve ha realizzato di aver esaurito la vena dei Miracle 3 o forse ha solo intuito che correva il rischio di ripetersi, ed ha scelto di sottoporre i suoi pezzi ad una serie di inattesi treatments in studio.
Non tutto è rilevante, ma la coppia Wynn-Eckman si dimostra affiatata in fatto di regia e di interpretazione: buone le idee musicali, dagli interventi dell’Apollon Chamber Orchestra all’eco del Cornice Vocal Group fino all’armonica di “God doesn’t like it”, tutti volti a dare sostanza allo stesso mood.
Per quanto raccolta attorno a spunti più cantautorali, la scaletta è ben variata anche con pezzi mossi come “Annie & me” e “Wait until you get to know me”. Una spanna sopra tutte è “When we talk about forever”, il pezzo migliore nel versare spunti esistenziali senza pretesa di dar lezione di storia o di morale (anche se il richiamo all’attualità c’è).
Sono parecchi i brani ad essere molto arrangiati grazie alle tastiere e al mellotron che permettono di incrociare i beat (compreso un lieve drum’n’bass) con archi e chitarre. Chiude una bella versione corale con tanto di harmonium di “Slovenian rhapsody” a costruire una sorta di cerchio con la medesima prima traccia introduttiva.
“Crossing dragon bridge” non è tra i migliori dischi di Steve Wynn: il ponte che il nostro ha varcato non lo ha condotto all’eccellenza, ma ad un luogo di nuova densità ed ispirazione.

Track List

  • Slovenian rhapsody I|
  • Manhattan fault line|
  • Love me anyway|
  • She came|
  • When we talk about forever|
  • Annie & me|
  • Wait until you get to know me|
  • Punching holes in the sky|
  • Bring the magic|
  • God doesn’t like it|
  • Believe in yourself|
  • I don’t deserve this|
  • Slovenian rhapsody II

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