Greetings form cairo, illinois<small></small>
− Americana

Stace England

Greetings form cairo, illinois

2005 - GNASHVILLE SOUNDS
06/06/2005 - di
A guardare la copertina, che tanto ricorda l’album d’esordio di Bruce Springsteen, viene subito da pensare ad uno di quei rockers seguaci del Boss e di quel rock’n’roll sound fiorito nei dintorni di Asbury Park.
Invece Stace England è un cantautore nato e cresciuto nell’Illinois, in quel Midwest che non ha molto a che fare col New Jersey. Lo dimostra questo suo terzo disco solista, fortemente radicato in un suono roots e in un territorio preciso che corrisponde alla città di Cairo.
La copertina, impostata appunto come una cartolina, è subito spiegata attraverso il contenuto dell’album che è un viaggio nella storia e nella musica della cittadina con tanto di foto d’epoca e di accurate spiegazioni ad accompagnare ogni canzone. Più che come un concept il disco si svolge come una visita in quella che si presenta come la classica città di provincia degli States: prosperosa, bagnata da due fiumi (Mississippi ed Ohio), ma anche da una serie di vicissitudini (Guerra Civile e razzismo) che ne hanno impedito l’evoluzione indirizzandola verso una lenta decadenza.
Per quanto l’idea sia ambiziosa, England si dismostra artista intelligente e posato, facendosi aiutare da un cospicuo numero di musicisti (ben 56 in tutto) che danno all’insieme un senso comunitario.
Ogni pezzo diventà così una cartolina che si va ad inserire in un quadro generale: oltre alla storia narrata e cantata, le canzoni si fanno portatrici, anzi testimoni, di uno stile musicale. Il percorso parte da una folk song del 1858 e da un blues acustico che sono un chiaro riferimento alle origini dell’american music: man mano si procede, il suono si carica poi di un rock genuino, segnato dal blues, dal country e soprattutto dalle sofferenze della popolazione di colore, attraverso linciaggi, migrazioni e giustizie sommarie.
Tra gli episodi più interessanti e personali troviamo “Far From the Tree”, che inquadra i continui passaggi da una generazione all’altra attraverso un rock provinciale che suona come una versione minore di Ress Shad. Ci sono poi alcuni passaggi dovuti, che rendono il disco un piccolo bigino dell’american music: il funk di “Jesse’s Comin’ To Town” che rimanda alla lotta per i diritti civili, la slide di “Buy My Votes” che accenna alla corruzione delle elezioni del 2000 e la chiusura corale di “Can’t We All Get Along” con un roots-rock ben modulato a fissare le genuinità di fondo di una gente che si interroga sulla possibilità di un futuro.
Tra gli ospiti anche Jason Ringenberg, voce dei disciolti Jason & the Scorchers, che segna da par suo “Prosperity Train”, attraversata dall’immancabile treno, da un’armonica e da un drive elettrico sfacciato.
“Greetings from Cairo, Illinois” prova che la provincia americana è ancora intrisa di storie, vecchie e nuove. Da scoprire e da conservare, per i più curiosi, come cartoline d’epoca.

Track List

  • Goin’ Down to Cairo|
  • Cairo Blues|
  • Grant Slept Here|
  • Equal Opportunity Lynch Mob|
  • The North Starts in Cairo|
  • Far From the Tree|
  • White Hats|
  • Jesse’s Comin’ To Town|
  • Buy My Votes|
  • Prosperity Train|
  • Can’t We All Get Along

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