It´s not how far you fall, it´s the way you land<small></small>
− Soul, Hip-Hop

Soulsavers & Mark Lanegan

It´s not how far you fall, it´s the way you land

2007 - V2
24/05/2007 - di
“The darkness of the room was like sunlight to me”: è una citazione di Charles Bukowski (da “Factotum”), riportata nel booklet di questo cd. Giusto per chiarire che l’ambiente dei Soulsavers è quello oscuro e disperatamente solitario in cui la voce di Mark Lanegan si trova a suo agio.
A quanti temono di rimanere spiazzati dall’ennesima partecipazione vocale dell’ex-Screaming Trees (dopo Queens of The Stone Age, Twilight Singers e Isobel Campbell) bisogna subito dire che Rich Machin e Ian Glover hanno costruito un contesto inedito ma adatto ai toni tenebrosi del suo canto.
Oltre alle citazioni ad hoc che comprendono anche un rimando al John Fante di “Chiedi alla polvere”, ci sono cover rarefatte come il più torbido dei ricordi, un brano recuperato da “Whiskey for the Holy Ghost” e una manciata di pezzi cofirmati dallo stesso Lanegan. Ma soprattutto ci sono suoni che provengono dall’hip-hop, dall’ambient e che tra riverberi, ombre e fruscii riescono a creare una sorta di soul malato come se Mark avesse stavolta optato per un esilio metropolitano: sembra di trovarsi in un buco di appartamento di un vecchio sicario fallito con tutto il suo corredo di pistole, ossa, amuleti, bottiglie, sigarette e tarocchi.
C’è un’aria stantia, bisognosa di una redenzione quanto mai improbabile, propria di un’anima che non sa più chiedere né tantomeno a chi chiedere.
Non tutto funziona al meglio, anche perché non è facile passare dal deserto ad un luogo che ha le fattezze di Bristol o di un quartiere periferico di Londra. A maggior ragione poi se lo spostamento è fittizio e tutto si svolge a distanza con uno scambio di file da uno studio all’altro.
Eppure già l’iniziale “Revival” ammalia come nei migliori episodi del Lanegan solista con un organo e vocals che sanno tanto di gospel funereo. Allo stesso modo non si può rimanere indifferenti davanti ad una “Spiritual” degli Spain di Josh Haden e ad una “No expectations” dei Rolling Stones, quest’ultima lasciata cadere in ogni nota facendo risuonare il blues come un’eco di pentimento.
Poi, se si aprono gli occhi, ci si accorge che alcune tracce sono trascurabili, soprattutto quelle strumentali, troppo atmosferiche. E che altre sanno di remix, nonostante l’interpretazione di Lanegan, le chitarre di Rich Warren e una partecipazione di Will Oldham. E a ben vedere la voce a tratti rimane sospesa su uno spazio troppo preparato, distante dai meandri dell’underground o del folk.
Però non c’è sempre bisogno di vedere e riconoscere ogni cosa che si ha attorno. A volte basta chiudere gli occhi, per trovarsi in una stanza oscura in cui il buio diventa l’unica luce.

Track List

  • Revival|
  • Ghosts Of You & Me|
  • Paper Money|
  • Ask The Dust|
  • Spiritual|
  • Kingdoms Of Rain|
  • Through My Sails|
  • Arizona Bay|
  • Jesus Of Nothing|
  • No Expectations