Soul Return<small></small>
Americana − Rock

Soul Return

Soul Return

2018 - Dixiefrog / IRD
28/05/2018 - di
Ecco un trio che funziona a meraviglia, una macchina che sputacchia blues da tutte le parti. Facce poco note (ma scavando si scoprono collaborazioni d`élite) e un sound che cresce sicuro, coraggioso, senza timori. Soul Return, nome della band e del disco, gira dalla parti di Los Angeles eppure si nutre del blues delle paludi, di quello elettrico di Chicago e del soul che sprizza da tutti i pori della cantante Kellie Rucker, la vera scoperta. Le radici sono solidissime e stranote, ma il risultato finale è vibrante, solido, spregiudicato, e si finisce con l`innamorarsene in fretta.

La storia è presto detta. JJ Holiday, chitarrista con gli Imperial Crowns, registra alcuni demo con la cantante e armonicista Kellie Rucker e con Michael Barsimanto, percussionista che ha frequentato David Liebman, Freddie Hubbard, Billy Preston, Peter Wolff, Keith Emerson, Gato Barbieri, Joe Henderson, Ivan Neville, Andy Summers... Il feeling fra i tre è immediato, e Kellie propone di registrare immediatamente un album: dieci giorni di lavoro, non di più. L`approccio rapido, praticamente live, ha lasciato una bella traccia di sé, e la spontaneità della musica si avverte fin dal primo ascolto. La voce della Rucker, potente e sfacciata al punto giusto, ricorda quella di tante grandi interpreti del blues e del soul. Fare nomi non serve, e forse potrebbe anche creare qualche imbarazzo, ma ciascuno può riscontare da sé gli echi di famosissime ugole femminili; non contenta, lascia il segno anche con i latrati sibillini dell`armonica, ricchissimi di sostanza. A spalleggiarla, la chitarra di Holiday, che offre un ampio ventaglio di stili. L`impostazione è sicuramente blues, e la sua maestria alla slide è lì a dimostrarlo, ma il graffio dei riff e degli accordi è sicuramente rock, con l`aggiunta qua e là di profumi psichedelici. Un musicista completo, vera anima musicale della band. Il primo a lasciare il segno è però Michael Barsimanto: la collaborazione con diversi grandi nomi del jazz (scoperta postuma per chi scrive) non passa invano e il passo sicuro di tutti i brani non lascia dubbi in questo senso. Della serie: potrei fare molto di più, ma mi limito a dirigere il traffico, mettendoci precisione, tocco e qualche gallone della benzina giusta. Suo sodale alla ritmica è Keith Karman.

Si comincia con un canonico e scoppiettante boogie (You`re Leavin` Me) che non lascia dubbi sulle ispirazioni di fondo, ma il sound è già bello compatto, senza compromessi. Poi uno swamp (In The Meantime), arricchito da un po` di psichedelia alla chitarra, e il primo tentativo di brano più rilassato, vicino a una ballata anche se con una bella progressione, che ricorda tanti (troppi?) nobili antenati (Life Of Crime). Gli urlacci di Fyl precedono la chitarra slide e lo stile molto downhome, nei temi e nel suono, di Only Love Can Save Us Now. Va Va Voom è invece un pezzo rock a tutto tondo: Kellie Rucker può dar fondo a tutte le potenzialità della voce, ora ammaliante e sussurante, ora potente e sguaiata; Holiday ci mette di suo un assolo torrido che si perde delicatamente per strada. Ma bisogna citare anche il quasi talking un po` desertico, degno di una colonna sonora, di Kiss Me, il classico mascherato e superzeppeliniano Throwin` And Fumblin` e la bellissima ballad If These Walls Could Talk, cullata da una chitarra sublime. Qui le mura sembrano cadere, più che parlare: si esce dagli steccati del genere, per una traccia finale che suggella alla grande tutto il lavoro, allargando l`ispirazione. Toccherà tenerlo d`occhio, questo trio, che a guardarlo in copertina non ci scommetteresti mezzo dollaro. Diffidare delle apparenze.

 

Track List

  • You`re Leavin` Me
  • In The Meantime
  • Life Of Crime
  • Fyl
  • Only Love Can Save Us Now
  • Va Va Voom
  • In America
  • Kiss Me
  • Throwin` And Fumblin`
  • Had We Not
  • Talk To Me
  • If These Walls Could Talk