Duper sessions<small></small>
− Pop, Jazz

Sondre Lerche

Duper sessions

2006 - Emi
06/04/2006 - di
In questi ultimi anni sono in progressivo aumento i casi in cui il pop ha ricominciato a mietere successo facendo il verso al jazz: Norah Jones, Michael Bublè e Jamie Cullum sono solo i casi più eclatanti e commerciali del fenomeno. Se da una parte i protagonisti delle classifiche fanno l’occhio languido con pezzi da presunti crooner, dall’altra ci sono musicisti che si invaghiscono davvero di questa musica e cercano di farla propria.
Uno di questi è Sondre Lerche, cantautore pop norvegese, che era atteso alla prova del terzo disco dopo un paio di lavori splendidi e in crescita come “Faces down” e “Two way monologue”. Il giovane invece se ne è uscito con un album dal suono jazz e swing, registrato con un quartetto composto da Eric Halvorsen al piano, Morten Skage al contrabbasso, Ole Ludvig Kruger alla batteria e Kato Ådland alla chitarra e alla lap-steel.
Lerche ha rimandato quello che avrebbe dovuto essere il suo nuovo disco pop-rock e ha preferito interpretare alcuni pezzi inediti in linea con standard jazz come “Night and day” e “The more I see you”: ce n’è abbastanza per spiazzare chi vedeva in lui un talento pop dei più promettenti.
Il distacco dai dischi precedenti è evidente, ma non si tratta di una vera e propria svolta perché già “Faces down” e “Two way monologue” contenevano passaggi swing: quelli che in molti avevamo considerato arrangiamenti bacharachiani erano in realtà segni di una passione più volte dichiarata dal vivo interpretando Chet Baker piuttosto che Bing Crosby.
Per Sondre Lerche “Duper Sessions” è dunque un disco voluto e si sente: la sua voce e gli arrangiamenti sono ben dosati, mai retorici. Le canzoni non sono lacrimevoli, neanche quando arrivano al falsetto, e cercano di cogliere un animo swing con fraseggi di chitarra, tocchi di spazzole e di piano mai fuori dalle righe.
Non tutto funziona al massimo, ma non si tratta di un’operazione semplicisticamente retrò: gli episodi migliori sono infatti quando Lerche riesce a posare le sue flessioni pop sugli arrangiamenti jazz-swing come in “Minor detail” e “The curse of being in love”. Più di una traccia è guarnita di sottili dosi soul e doo wop e le interpretazioni già di classe ne guadagnano in spirito con un’immediatezza che va oltre la commozione di una canzone d’amore imborghesita.
Lerche incanta in “Dead end mystery”, ma tedia anche, soprattutto negli esercizi raffinati di “Once in a while”, “(You knocked me) off my feet” e “Nightingales”, quest’ultima dei Prefab Sprout.
Tutto sommato il risultato è positivo e la scelta di un disco jazzato è giusta: solo andava fatta più avanti, dando sia all’autore che al suo pubblico tempo e modo di sviluppare meglio questa direzione. Come fatto in diverse tappe dagli Eels prima di portare sul palco e su disco il loro progetto per archi.

Track List

  • Everyone´s Rooting For You|
  • Minor Detail|
  • Across The Land|
  • The Curse Of Being In Love|
  • Dead End Mystery|
  • Night And Day|
  • Once In A While|
  • The More I See You|
  • (You Knocked Me) Off My Feet|
  • (I Wanna) Call It Love|
  • Nightingales|
  • I´m Not From Here|
  • You Sure Look Swell