Nashville<small></small>
− Soul, Blues

Solomon Burke

Nashville

2006 - SHOUT FACTORY
15/02/2007 - di
“Nashville” è la terza puntata della serie “Il ritorno del Re del Rock’n’Soul”.
Visto il successo riscosso con i precedenti episodi, Solomon Burke è andato sul sicuro mantenendo l’impostazione del format e variando la trama: ci si trova così tra la mani una raccolta indirizzata verso il country, imbastita col solito produttore specializzato, con musicisti di qualità e con ospiti doc.
Detto così il disco sembrerebbe un’operazione commerciale, mirata a ripercorrere le orme di “Don´t give up on me” e “Make do with what you got”. “Nashville” non è però un album pianificato, nonostante il recupero delle vecchie glorie vada sempre più di moda (Jerry Lee Lewis e Sam Moore, tanto per dirne un paio).
A dare anima alla raccolta è la voce di Solomon Burke, che anche stavolta si erge a protagonista calandosi nella parte con la sua enorme stazza e personalità.
Il suono è più roots, merito di un Buddy Miller che oltre ad occuparsi della produzione suona notevoli quantità di chitarre acustiche e baritone. Ad affiancarlo poi ci sono musicisti del calibro di Al Perkins (steel, dobro), Sam Bush (mandolino, fiddle), Phil Madeira (accordion), Kenny Vaughan (chitarre), Larry Campbell (fiddle), Garry Tallent (basso). Ancora più lunga la lista degli ospiti, dal momento che bisognerebbe essere dei folli per rifiutare un invito alla corte di Re Solomon: Emmylou Harris, Patty Griffin, Dolly Parton, Gillian Welch, Patty Loveless ecc.
La scelta dei brani è come sempre azzeccata, anche perché le interpretazioni di Burke sono mirabili persino quando si limitano all’esercizio: va notato come la scaletta prediliga pezzi country orientati verso Sud permettendo così a Burke di calarsi meglio nella parte con il suo vocione black.
Non a caso si comincia con “That´s how I got to Memphis” e il canto scende subito in un profondo country-soul. Burke ha da sempre nelle sue corde vocali l’intensità del gospel e difatti sono più d’uno i pezzi che diventano delle preghiere romantiche, vere e proprie invocazioni come “Tomorrow is forever”, “Valley of tears”, “Atta way to go” e “Up to the mountain”.
Stupice la resa di “Aint’ got you” (Bruce Springsteen) tirata da fiddle, dobro e fisarmonica: a quanti pensano che dall’alto del suo trono Burke domini solo con pezzi lenti e ballate solenni lui risponde tenendo ripetutamente il passo del country più battuto e pulsante.
Notevoli sono “Millionaire”, “Does my ring burn your finger”, “Vicious circle” e la conclusiva “Til I get it right” con tanto di steel e archi che non impediscono di riportare alla mente l’ultimo Johnny Cash.
Unico appunto la (grande) pulizia sonora del disco, che asseconda però perfettamente la profondità della voce di Burke. “Nashville” non è un disco del country aspro e sporco che preferiamo, ma è di sicuro un altro gemma che merita di stare nella corona di Re Solomon.

Track List

  • That´s How I Got to Memphis|
  • Seems Like You´re Gonna Take Me Back|
  • Tomorrow Is Forever|
  • Ain´t Got You|
  • Valley of Tears|
  • Honey Where´s the Money Gone|
  • Atta Way to Go|
  • Millionaire|
  • Up to the Mountain|
  • Does My Ring Burn Your Finger|
  • Vicious Circle|
  • We´re Gonna Hold On|
  • You´re the Kind of Trouble|
  • ´Til I Get It Right