Throw down your arms<small></small>
− Reggae

Sinead O’connor

Throw down your arms

2005 - Radio Fandango/Edel
20/12/2005 - di
In ben altre stagioni la pubblicazione di un nuovo album di Sinead O’Connor avrebbe fatto notizia come pochi altri e dato il via alla caccia al solito malcelato motivo di scandalo a fini promozionali. Paradossalmente da quando ha annunciato il suo ritiro dal music business per dedicarsi completamente alla famiglia e alla produzione di album a tema spirituale, paiono essersi placate certe malignità sul suo conto, insieme a quell’interesse morboso riguardo all’integrità artistica di una voce inconfondibile.
Questa riconquistata libertà personale deve aver spinto la cantante irlandese ad uno slancio d’orgoglio verso quello stesso mondo bruscamente fuggito con tanta noncuranza. Il desiderio di dedicare un intero lavoro allo spirito originario del fare musica è un chiodo fisso che la ha tormentata a lungo, ed un omaggio al reggae, sua passione di sempre, è una meta che la sua stessa indole reclamava di raggiungere quanto prima. È bastato un viaggio di tre settimane a Kingston, nei mitici Tuff Gong e Anchor Studios con la guida dei grandi produttori/musicisti Sly Dunbar & Robbie Shakespeare, per tracciare il percorso storico di un genere musicale tra i più propensi a portare un messaggio di amore e fratellanza, speranza e concretezza. Ne sono scaturite dodici tracce, tutte cover di classici reggae trasposti in versioni le più fedeli possibili alle originali e suonate con diversi dei musicisti che presero originariamente parte alla stagioni d’oro del sound giamaicano.
Il mood e gli arrangiamenti sono di quanto meglio si possa chiedere in ambito reggae, a mirare dritti al cuore senza le scorciatoie di effetti speciali di sorta. Il flusso sonoro risulta magnetico e avvolgente, privilegiando il passaggio delle vibrazioni direttamente dalle orecchie al cuore, ciò grazie ad una Sinead O’Connor in pieno trip rasta a donarsi completamente al progetto.
La voce dimostra ancora una volta la propria poliedricità e originale gusto nella scelta di un campo intermedio, capace di mettere d’accordo i più intransigenti estimatori di roots reggae con i cultori di certe atmosfere d’interpretazione alle quali la O’Connor ci aveva ad oggi abituati.
Il genere, anche se sulla carta pare abusato, acquista qui nuova linfa e una ritrovata vitalità che per contro riesce a comunicare proprio grazie alla sua riproposta a partire dalle sue stesse radici depositate nell’esperienza dei musicisti, della loro terra d’origine e dei valori che essa porta con sé. I lunghi ringraziamenti sinceri e colmi di riconoscenza che la stessa Sinead riporta all’interno del booklet si riflettono quale ideale prosecuzione nei messaggi contenuti nelle parole cantate: preghiere e dichiarazioni di speranza come nei testi di Winston Rodney, di Lee Perry o Peter Tosh che da soli valgono l’intero album.
La confezione si avvale di un bonus cd contenente la medesima tracklist del disco ufficiale in versione dub, omaggio notturno allo spirito reggae che non mancherà di soddisfare gli estimatori del genere.
Se qualcuno qualche tempo fa m’avesse avvicinato dicendomi che tra i migliori album di questo 2005 ci sarebbe stato spazio per una raccolta di reinterpretazioni di classici reggae avrei non solo storto il naso, ma addirittura deriso la sua anacronistica previsione. Ora non solo ci sarebbe da compiacersi per tale iniziativa, ma andrebbe lodato il coraggio, la passione e l’audacia di un’interprete che si è permessa il lusso di tornare ad essere quanto di più puro e autentico si possa desiderare da un’artista: specchio fedele di passioni, concretizzate per la propria e altrui soddisfazione. Nient’altro.

Track List

  • Jah nuh dead|
  • Marcus Garvey|
  • Doctor Peep|
  • He prayed|
  • Y mas gan|
  • Curly locks|
  • Vampire|
  • Prophet has arise|
  • Downpressor man|
  • Throw down your arms|
  • Untold stories|
  • War