These four walls<small></small>
− Cantautore, Pop

Shawn Colvin

These four walls

2006 - Nonesuch
23/02/2007 - di
Tra i tanti dischi del 2006 di cui arriviamo a parlare in ritardo (ne escono troppi!) c’è “These four walls” di Shawn Colvin.
Questa songwriter americana è una signora ritiratasi dalle scene che si limita a pubblicare un disco ogni quattro-cinque anni, l’ultimo è stato l’inconcludente “A whole new you” del 2001. Non è difficile immaginarla in una di quelle vecchie case coloniche che compaiono sulle copertine dei suoi album, magari agghindata proprio come una matrona d’altri tempi.
Lei, anche quando ha fatto il colpo grosso con “A few small repairs”, ha sempre avuto un gusto per una forma di canzone antica e ben levigata: a parte qualche ricamo eccessivamente pop, ha un approccio artigianale sviluppato usando tecniche professionali, come un legno trattato con soluzioni impregnanti. Grazie alla collaborazione con John Leventhal, che insieme a lei scrive, suona e produce, riesce a dare alla sua musica un colore smaltato dai riflessi tanto tradizionali quanto moderni.
Ne è l’ennesimo esempio “These four walls”, disco dal suono pulito e allo stesso tempo caldo, prodotto in modo da mettere in risalto le venature acustiche dei pezzi.
Il cd stato registrato in parte in una fattoria ad Austin e in parte in alcuni studi di New York e, come suggerisce anche l’artwork, sembra tornare ad atmosfere roots.
Come suo solito Leventhal suona di tutto (chitarre, basso, keybaords, percussioni, mandolino, dobro, steel) e a lui, oltre all’autrice, si aggiungono di volta in volta alcuni musicisti tra cui ospiti abituali come Marc Cohn, Patty Griffin e Teddy Thompson.
Ne esce un pop-rock introspettivo che soprattutto nella prima metà della scaletta si mantiene su buoni livelli di genuinità: l’iniziale “Fill me up” è perfetta nel pizzicare la voce satinata della Colvin, la title-track gode degli echi della steel di Greg Leistz, mentre “Tuff kid” si poggia sul fiddle di Antoine Silverman.
Sembra di trovarsi in una “small town” americana in cui la vita scorre solo apparentemente in pace: sotto le canzoni si insinua infatti un filo di inquietudine, di abbandono, come succede in “Summer dress”. Purtroppo dopo aver mostrato qualche unghia più rock in “Cinnamon road” il disco langue sulla stessa formula e, a parte un paio di cover da segnalare più che altro per l’insolito accostamento (“Even Here We Are” di Paul Westerberg e “Words” dei Bee Gees), offre una serie di pezzi trascurabili a cui non basta il buon canto della Colvin (“Just give me some Sam Cooke singin’”).
Nel suo insieme “These four walls” è un lavoro appena discreto, ma ciò non toglie che Shawn Colvin sia una songwriter che merita di uscire dalle quattro mura in cui si è rinchiusa.

Track List

  • Fill Me Up|
  • These Four Walls|
  • Tuff Kid|
  • Summer Dress|
  • Cinnamon Road|
  • Venetian Blue|
  • The Bird|
  • I´m Gone|
  • Let It Slide|
  • Even Here We Are|
  • So Good To See You|
  • That Don´t Worry Me Now|
  • Words