I Sambene cantano De Andrè. Di signori distratti, blasfemi e spose bambine<small></small>
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Sambene

I Sambene cantano De Andrè. Di signori distratti, blasfemi e spose bambine

2019 - IRD International Record Distribution
23/03/2020 - di
Dall’Accademia dei Cantautori di Recanati i Sambene omaggiano colui che li ha influenzati e che fa parte della storia della memoria, non solo musicale: Fabrizio De Andrè, nel loro secondo album intitolato I Sambene cantano De André. Di signori distratti, blasfemi e spose bambine, ad un anno di distanza da Sentieri partigiani – tra Marche e memoria. L’intro a cura di Alessio Lega nel booklet è una delle fasi fondamentali per la comprensione di questo lavoro, rispondendo a tutte le domande che ci si può porre accostandosi a questo nuovo progetto del gruppo folk marchigiano; Lega afferma che stavolta si affronta il De Andrè anarchico, l’antropologo della libertà e dell’irripetibilità dell’esperienza umana, il narratore della liberazione. Le parole dello studioso diventano una linea imprescindibile durante l’ascolto che inizia sempre chiedendosi se un nuovo album nel quale si propongono i brani del poeta ligure fosse indispensabile, in base al percorso che si stanno costruendo i Sambene si può affermare che, forse, sono tra i pochi che stanno regalando una visione propria del pensiero interpretativo, scegliendo nell’album precedente storie di Resistenza e, stavolta, di libertà, facendosi portavoce del significato del loro stesso nome, infatti Sambene in sardo significa “sangue”, e si propongono come un ensemble battagliero, mosso da idealismo sanguigno genuino, che fronteggia le menti chiuse e giudicanti.

  Nel titolo appare “ Di signori distratti, blasfemi e spose bambine” perchè il cd si suddivide in una parte sull’amore, una sulla spiritualità e la terza su tematiche socio-politici con le voci di Roberta Sforza, Veronica Vivani e Marco Sonaglia, accompagnati da strumenti semplici, nello specifico Emanuele Storti alla fisarmonica, Alessandro D’alessandro all’organetto, Federico Governatori alle percussioni, Claudio Merico al violino, Lucia Brandoni al pianoforte Hammond e dai Modena City Ramblers Luciano Gaetani al bouzouki e Franco D’Aniello al flauto. I brani scelti escono dall’ordinario, soprattutto nella seconda parte, nella quale Spiritual, L’infanzia di Maria, Un blasfemo ed Il testamento di Tito, finalmente, permettono di far riscoprire testi che, non si sa perché, sembrano facciano parte della produzione meno conosciuta di De Andrè, il che conferma la linea scelta dai marchigiani. L’elemento che lascia perplessi, ma che potrebbe trovare spiegazione è la scelta di voci femminili prevalenti, decisione coraggiosa, inusuale e che sembra frenare l’accoglimento delle tracce nell’anima dell’ascoltatore, abituato alla voce virile, caratteristica e inconfondibile del caro De Andrè; il tutto appare irreale, lontano dalla crueza de ma e dagli ultimi che vivono nei brani originali, ma se considerassimo tutto ciò come una nuova voce della donna tutto apparirebbe con maggior senso, aggiungendo nuovo vigore alla lotta dei Sambene.

   Quattordici brani totali con una bonus track coi cori dei bambini, la presenza indipendente di Lucia Brandoni che, inconsapevolmente, diventa un simbolo di continuità con le parole del poeta genovese ed il percorso coerente dei Sambene rendono più importante il loro progetto, facendolo apprezzare maggiormente, diminuendo gli aspetti critici che si potrebbero sollevare nel trovarsi davanti l’ennesima re-interpretazione dei brani di De Andrè. Vincono l’umiltà e la passione.

Track List

  • Canzone dell’amore perduto
  • La ballata dell’amore cieco
  • Hotel Supramonte
  • Dolcenera
  • Spiritual
  • L’infanzia di Maria
  • Un blasfemo
  • Il testamento di Tito
  • Canto del servo pastore
  • Un giudice
  • Nella mia ora di libertà
  • Khorakhanè
  • Girotondo