Drift Code<small></small>
Rock Internazionale − Alternative

Rustin Man

Drift Code

2019 - Domino
17/02/2019 - di
A Paul Webb le date di scadenza delle bollette fanno un baffo: lui fa dischi se ne ha voglia, quando ne ha voglia, e se il processo deve durare quindici e più anni, beh, chisseneimporta. L’ex bassista dei Talk Talk, una volta terminata nel 1991 l’esperienza col gruppo di Mark Hollis, ha dapprima prodotto un paio di dischi passati inosservati con una formazione chiamata Orang (o anche .O.rang), per poi ritirarsi a vivere in campagna, dedicandosi alla famiglia e suonando  per il proprio diletto. Nel primo decennio del XXI secolo, Webb produce dischi di James Yorkston e dei Dez Mona non prima di aver inciso, con lo pseudonimo di rustin man, l`elegante ma monotono Out of Season (2002), illuminato dalla voce di Beth Gibson dei Portished. Diciassette anni dopo quel disco, Webb riesuma il medesimo alter ego per pubblicare un album di trentasette minuti la cui gestazione, dice, è durata molte dozzine di mesi. La ragione? Paul voleva imparare a suonare i numerosi strumenti da lui collezionati nel tempo a un livello di perizia sufficientemente elevato da permettergli di occuparsi in prima persona dell`intero progetto musicale.

 Giunto a padroneggiare accordion, armonica, ottoni, legni e xilofono oltre alle chitarre, alle tastiere e naturalmente al basso - le tracce di batteria sono invece riproduzioni registrate su nastro di session condotte col sodale Lee Harris, anche lui ex Talk Talk -, `rustin man` ha sovrapposto, uno strumento per volta, le varie tracce, senza fretta, fino a comporre il tappeto sonoro che accompagna una voce che oscilla tra l`ultimissimo, vulnerabile Bowie e l`inconfondibile timbro di Robert Wyatt. Il tutto in un fienile trasformato in studio di registrazione, un ambiente che grazie al sapiente posizionamento dei microfoni preserva un`estetica artigianale da live performance. Il risultato è etereo - Brings Me Joy addirittura celestiale -, soavemente malinconico, toccante. Il suono delle tastiere rimanda a quello prodotto dal tocco di Ray Manzarek, gli arrangiamenti e le orchestrazioni hanno un che di cinematografico, le aperture melodiche si staccano in modo preciso e convincente dalle ben costruite armonie. 

 Le canzoni creano un insieme poeticamente coerente e fanno propria la lezione di quei musicisti - il già menzionato Wyatt, Tom Waits, il primo Marc Almond e lo stesso Mark Hollis - capaci di tenere insieme suoni inaspettati, cadenze cabarettistiche e ricami vocali sofferti eppur cantabili. Tra jazz e musica da film, marcette pseudomilitaresche e refrain bandistici, l`album di rustin man si snoda fedele a una poetica sua propria, volutamente retromaniaca, in cui pure il particolare stile vocale di Webb  trova la sua giusta collocazione. Il disco cresce ascolto dopo ascolto, fino a imporsi grazie ad un`estetica che riesce sorprendentemente a coniugare il `bello` al `sublime`. Al punto che ci spingiamo a pronosticare, nonostante siamo solo a febbraio, una sua collocazione in molte delle classifiche di qualità che si redigono a consuntivo dell`anno solare.

 

 

 

Track List

  • Vanishing Heart
  • Judgement Train
  • Brings Me Joy
  • Our Tomorrows
  • Euphonium Dream
  • The World`s in Town
  • Light the Light
  • Martian Garden
  • All Summer