Pura come una bestemmia<small></small>
Italiana • Pop

Rossella Seno Pura come una bestemmia

2020 - Azzurra Music

03/06/2020 di Mario Bonanno

#Rossella Seno#Italiana#Pop

L’inizio è teso, due ballate civili di natura dialettica. La prima, Mare nostro, reca la firma di Erri De Luca: “Mare nostro che non sei nei cieli/ e abbracci i confini dell’isola e del mondo/ sia benedetto il tuo sale/ sia benedetto il tuo fondale/ Accogli le gremite imbarcazioni/ senza una strada sopra le tue onde/ i pescatori usciti nella notte/ che tornano al mattino/ con la pesca dei naufraghi salvati”. La seconda, Ascoltami o Signore, è di Federico Sirianni: “Ascoltami o Signore io non ho più parole/ Il tempo mi ha sconfitto e ha spezzato le mie suole/ per cui ti chiedo solamente un ultimo favore/ dimentica come mi chiamo”. L’inizio è teso, e il resto del disco non scherza nemmeno: si appella (idealmente) ai poveri-cristi delle ballate jannacciane. Si appella alle anime salve deandreiane. Rivisita il protest-song contaminandolo con l’umanesimo. Rigurgito di cantautorato in zona cesarini? Preferirei definirlo buon esempio di post-cantautorato (ben scritto, ben suonato, bene interpretato), così da non far torto a nessuno, e lasciare riposare in pace la canzone classica che fu, resuscitata spesso e spesso a sproposito. In altre parole, il disco funziona, per forma e per sostanza. Lo sente-canta-recita Rossella Seno: personalità e capacità non le mancano, per esempio se la cava alla perfezione in presenza di un novero svariato di autori (Michele Caccamo, Matteo Passante, Paolo Fiorucci, Pino Pavone, Piero Pintucci, Edoardo Sanguineti, Lina Rufo).

Massimo Germini, è il primo filo-rosso e insieme il genius loci dell’album: colora i climi da par suo, firmando musiche e arrangiamenti della quasi totalità dei brani. Il secondo filo rosso è tematico. E' l’eco della canzone sociale che esce allo scoperto ne Gli occhi di Stefano (pensata per Stefano Cucchi): “Stefano è un Cristo/ ha le stimmate rosse/ ma non sono spine/ piuttosto percosse/ e la sua sindone/ hanno messo nel secchio/ tanto quell’uomo/ non sarà mai vecchio”). E in Lasciatemi stare: “Griderò la mia rabbia al mondo sicuro/ sarò con la voce a capo del coro/ ti hanno trovato amore impiccato/ tu eri si dice un uccello legato/ con le lenzuola strette alla gola/ avevi gli occhi e la pelle viola/ non hai voluto chiedere aiuto/ a questo mondo hai lasciato lo sputo”). E poi in Puri come una bestemmia: “Ha gli occhi pesti e segni rossi sulla schiena/ Costole rotte e una catena alla caviglia/ Lui le accarezza la ferita e la cancrena/ perché è tradizione che così si tenga una famiglia/ Il grano per la mietitura/ Il sangue per la vendemmia/ Hanno tutti il cuore puro/ Puro come una bestemmia”.

Il civismo viene fuori più sottotraccia anche in La ballata delle donne e La città è caduta. Per crinali più intimistico-esistenziali scivolano Principessa e Luna su di me, e per rotte metaforiche procede invece La chiamano strega, ideale spunto di partenza del progetto: “Dopo aver letto la storia di Simona Kossak, ne parlai con Michele Caccamo e così nacque il testo di “La chiamano strega” – specifica Rossella Seno – Una biologa che decise di abitare per più di trent’anni nella foresta di Bialowieza, adeguandosi a uno stile di vita antico, vivendo in una capanna senza elettricità, acqua corrente, lontano da ogni comodità. Etichettata come strega, nome che davano in quell’epoca alle donne in grado di comunicare con gli animali e la natura stessa”. Un bel disco contro-vergente, come si vede e si sente. Schierato, schietto, denunciante, e non in modo sterile. Un disco speso all’insegna del logos, nell’accezione duplice di parola (significativa) e di discorso (altrettanto). Per accennare al suo senso ultimo con le parole ancora della Seno: “La donna in croce della copertina è un simbolo. Non rappresenta solo la donna, così maltrattata, ma l’essere umano e la Natura stessa, ecco perché la croce piantata in un mare di rifiuti, sacrificati nel nome del dio denaro, del potereCon Massimo Germini alle chitarre, e anche al basso, armonica e mandolino (se serve e quando serve), hanno suonato nel disco: Lele Battista (pianoforte, tastiere, programmazioni, glockenspiel), Emiliano Cava (percussioni), Saverio Gilozzi (violoncello), Simone Rossetti (violino) e Alessandro D’Alessandro (organetto in Sei l'ultimo).

Track List

  • Mare nostro” (Erri De Luca)
  • Ascoltami o Signore (Federico Sirianni)
  • Principessa (P.Pavone-M. Germini)
  • La ballata delle donne (E. Sanguineti- L. Rufo)
  • Gli occhi di Stefano (M.Caccamo-P. Pintucci)
  • La città è caduta (P. Pavone-M.Germini)
  • Luna su di me (P. Fiorucci-M. Germini)
  • La chiamano strega (M. Caccamo-M. Germini)
  • Io che quando posso (M. Passante-M. Germini)
  • Remi e ali (M. Passante-M. Germini)
  • Lasciatemi stare (M. Caccamo-M. Germini)
  • Sei l’ultimo (M. Passante-M. Germini)
  • Puri come una bestemmia (F. Sirianni).