Rivers and Beds <small></small>
Emergenti • Alternative • indie-rock, folk

Rooms by the Sea Rivers and Beds

2022 - RBTS Records

16/08/2022 di Ambrosia J. S. Imbornone

#Rooms by the Sea#Emergenti#Alternative

Primo album per la band fiorentina, nata nel 2016, che si è fatta notare a concorsi musicali come Rock Contest, Arezzo Wave, e la prima edizione del Sound Bridge Music Contest organizzato dal Festival delle Colline; vincendo quest’ultima competizione, il quartetto si è aggiudicato il premio di un concerto negli States, a Charlottesville, in Virginia.

Il nome della band omaggia un dipinto di Edward Hopper del 1951, in cui il sole colpisce una porta aperta sul mare, tra ombre e luce, solitudine di una stanza vuota e possibilità/impossibilità (solo con un salto si potrebbero raggiungere le onde azzurre). Quest’opera straniante, che è quella forse più vicina al surrealismo tra quelle di Hopper, presenta l’opposizione tra interno ed esterno, come il titolo dell’album del gruppo, Rivers and Beds, elementi che incarnano anche la contrapposizione e la dialettica tra “il contatto con gli altri e la sfera personale”.

I Rooms by the Sea, gruppo composto da Teresa Rossi (voce, chitarre, solitamente autrice dei testi), Lapo Querci (tastiere, autore del testo di Great Void), Elena Collina (batteria, percussioni, cori) e Mattia Papi (basso, cori), mescolano arpeggi agrodolci, tra folk e post-punk, chitarre elettriche, ritmiche e synth indie-rock, così come interpretazioni vocali impetuose, potenti e dense di carica e pathos anche in brani più placidi, che ricordano alcuni dei loro punti di riferimento, come Florence and the Machine, Sharon Van Etten o i Daughter (a questi ultimi a tratti rimandano anche gli arrangiamenti elettroacustici).

Il gruppo racconta che i versi sono ispirati ad atmosfere e stati d’animo espressi da Pessoa, così come alle opere di Cy Twombly, la cui arte adopera colate di colore astratte o tratti semi-figurativi, tra tinte accese, sfumature pastello, disegni “infantili” e ghirigori, come quelli che campeggiano a sinistra sulla copertina del lavoro, che ci conduce sulla soglia tra veglia e sogno, natura fisica e metafisica, realtà e immaginazione, tra la corrente di fiumi circondati da montagne lunari e le visioni oniriche e notturne nei propri letti.

Nei temi delle canzoni troviamo allora inquietudini, contraddizioni, paure, disorientamento, dubbi, solitudine, precarietà esistenziale, vuoti, la difficoltà di raggiungere una “autosufficienza emotiva”, ma anche di farsi ascoltare come band, fantasmi e cicatrici, l’impressione di vedere solo il riflesso della realtà, sogni e desideri. Ancora, nei testi vibrano il bisogno di calore e colori, vita, bellezza e morte, la speranza di un nuovo inizio (“Now I get many things to starve my lungs / This can’t be the end / This must be the start of a new light”, New Lights), la necessità di andarsene e cercare un altro posto, che forse neanche esiste, fosse anche solo per allontanarsi da qualcuno che magari merita di essere ferito.

Si tratta di un album di irrequietudini, che pure non risulta malinconico nei suoni, ma vivido e appassionato nell’approccio genuino e nel cantato, un disco intenso che ha un retrogusto amaro, ma sa anche scaldare, incantare e avvolgere con soluzioni musicali delicate o ariose, ritmi incalzanti, chitarre elettriche cocenti, crescendo emozionanti, ritornelli solari, tra tastiere e bei bassi (Copenhagen), o trame vocali con acuti raffinati e ad alto tasso emozionale, come in Hollows (Seeking For). “Cerchiamo di focalizzare l’attenzione sul nucleo, sul cuore, di ogni canzone. Sulla carica istintiva ed emozionale che c’è dietro”, spiega la band. Un debutto da ascoltare.

 

 

Track List

  • Another Life
  • Great Void
  • Lost Thought
  • Copenhagen
  • Hollows (Seeking For)
  • New Lights
  • Cold Stream
  • Tomorrow