The Luckiest Man<small></small>
Jazz Blues Black − Blues

Ronnie Earl & The Broadcasters

The Luckiest Man

2018 - CRS
05/03/2018 - di
Lo vidi nel 1996 a Milano, in apertura a Santana e prima dei Phish. Sapevo appena chi fosse… sì, conoscevo i Roomful of blues, dove ha militato tra il 79 e l`86, ma ancora molto giovane, la mia strada verso il blues era appena cominciata.
Un set in solitario, Ronnie Earl e la sua Fender: subito mi colpì il suo stile scarno, pulito come nella migliore tradizione del genere, e il fatto che, come pochi, sapesse regalare incantevoli fraseggi melodici senza tanti fronzoli o l`ausilio di effetti pittoreschi.

Il chitarrista di New York ha pubblicato una serie di album spesso intessuti con jazz, gospel e soul, tuttavia l`amore per il blues gli ha sempre indicato la strada verso casa. La band che lo accompagna in questo disco, i Broadcaster, si presenta solida e collaudata con Forrest Padgett alla batteria, Dave Limina alle tastiere e Paul Kochanski al basso (andato a sostituire l`appena scomparso Jim Mouradian). Negli ultimi anni, inoltre, a dare man forte al gruppo si sono aggiunti la voce profonda e intensa di Diane Blue e l`ottima seconda chitarra di Nicholas Tabarias.

The Luckiest man  è una bomba emotiva, che si innesca fin dal primo brano ed esplode su due monster da manuale (oltre dieci minuti di un immenso feeling).
In Long Lost Conversation, tornano alcuni dei vecchi Broadcasters tra cui Sugar Ray Norcia alla voce e armonica e Mike Welch alla chitarra, decorando il sound di vigore e sensualità, e So Many Road è quello che rappresenta un seducente, intenso, classico slow.
La voce ammaliante di Diane Blue dimostra di saper condurre le tonalità dove meglio crede e in Never Gonna Break My Faith ci fa assaporare sonorità sapide di soul, che si mescolano al gustoso fraseggio di Earl e allo speziato hammond di Limina.
Le emozioni tornano prepotenti su Jim’s Song, una deliziosa "ninna nanna", disarmante nella sua dolcezza, dedicata al bassista appena scomparso.
Tra gli ingredienti non potevano mancare brillanti shuffle come Heartbreak (It’s Hurtin’ Me), dove si aprono gustosi dialoghi tra organo e chitarra nella miglior tradizione blues, e la cover di Ain’t That Loving You, brano d`apertura, in cui è presente una piccola sezione fiati che dona ulteriore spinta.

Ronnie Earl continua ad essere uno dei chitarristi blues più emotivi e romantici di oggi: i suoi messaggi musicali ci parlano di perdite e rinascite, esprimono sofferenza e amore, trasmettono calore e passione. Il suo stile elegante, pulito, caldo, è quello che rassicura: si cerca tanto la novità ma spesso bisognerebbe soffermarsi sul senso... e questo disco ha il senso di un blues sottopelle, magari da piani alti, ma spesso fanno più piacere argomenti di cui poter apprezzare le profondità, anziché le sorprese. Earl, con la sua tecnica sopraffina ed una versatilità nel suono stupefacente, in questo album riesce nuovamente a dare prova di tutta la sua classe.

Track List

  • Ain`t That Lovin` You
  • Southside Stomp
  • Death Don`t Have No Mercy
  • Jim`s Song
  • Heartbreak (it`s Hurtin` Me)
  • Howlin` Blues
  • Never Gonna Break My Faith
  • Sweet Vee
  • Blues For Magic Sam
  • You Do
  • You Don`t Know What Love Is