Time being<small></small>
− Cantautore, Pop

Ron Sexsmith

Time being

2006 - V2
24/10/2006 - di
Dopo la trascurabile parentesi di “Destination unknown”, aperta e chiusa con l’aiuto di Don Kerr, Ron Sexsmith riprende il discorso del suo pop-folk e lo fa con un disco che riesce ad essere piacevole e significativo come da tempo non gli riusciva.
“Time being” è infatti una raccolta di canzoni deliziose, superiori a quelle delle ultime due prove in studio. Dotate di una leggerezza, che non svanisce, e di un senso che non tedia.
Avranno sicuramente influito la vicinanza di un certo Mitchell Froom, impegnato alle keyboards e in fase di produzione, e la ritrovata via solista, ma a noi piace pensare che in questo album sia stata determinante soprattutto la volontà di tornare a suonare senza quegli orpelli che avevano nuociuto a “Retriever”.
C’è parecchio mestiere in questa dozzina di brani, che vedono Pete Thomas alla batteria, Davey Farragher al basso e Val McCallum alla chitarra, ma c’è anche una lievità che li solleva dalla norma punzecchiando il palato dell’ascoltatore in modo sottile.
Sin dall’inziale “Hands of time” Sexsmith tesse i fili delle sue melodie malinconiche con un gradevole senso esistenziale: arrangiamenti e immagini sono infatti semplici e allo stesso tempo rivelatori. Anche nei momenti più esili, quando il canto sfiora il falsetto, le sue interpretazioni affondano come passi nella neve, lasciando tracce del proprio passaggio.
Rimangono in mente la splendida “Snow angel”, i camei di “Never give up” e “Reason for our love” e la vivacità appena accennata di “I think we’re lost” e “Ship of fools”.
Il riferimento va sempre ai Beatles più acustici e romantici, soprattutto Paul McCartney, ma anche a quelli più visionari, omaggiati nel finale di “The grim trucker”. A seconda delle sfumature Sexsmith suona come un Ray Davies o un Elvis Costello cresciuti col pop acustico invece che col rock’n’roll, oppure come un Badly Drawn Boy nord-americano. Ma soprattutto torna ad essere sé stesso: ritroviamo in questo disco il ragazzino stranito e forbito di “Blue boy” e i tanti “fools” che lo impersonano nelle canzoni prestandosi come piccoli baluardi contro il mondo.
Pezzi come “Jazz at the bookstore” nascondono infatti una critica non da poco ad una società conservatrice ed antiquata: il pop di Sexsmith va a pizzicarne le categorie passando attraverso una melodia da canticchiare, un banjo, una tastiera d’epoca, un soffio di vocals.
E poi si ritrae al momento giusto senza pretendere troppo con l’inchino conclusivo di “And now the day is done”.

Track List

  • Hands of time|
  • Snow angel|
  • All in good time|
  • Never give up|
  • I think we´re lost|
  • Reason for our love|
  • Cold hearted wind|
  • Jazz at the bookstore|
  • Ship of fools|
  • The grim trucker|
  • Some dusty things|
  • And now the day is done