Anima Mundi<small></small>
Jazz Blues Black − Jazz − Ethno

Roberto Olzer - Deobrat Mishra - Prashant Mishra

Anima Mundi

2018 - Barnum for art
11/06/2018 - di
Seconda uscita per la novella Barnum for Art, casa discografica di recente conio ad opera di Max De Aloe con la missione di promuovere messaggi musicali basati sull`incontro tra diverse culture. Dopo l`eccellente esordio di Sospiri Sospesi, presentato circa un mese fa in testata, rieccoci con questa nuova proposta imperniata sul dialogo tra musica occidentale e indiana.

Roberto Olzer (piano), Deobrat Mishra (sitar) e Prashant Mishra (tabla) danno vita all` Atlantis Trio, combo che sonda in profondità le opportunità di questa sinergia in apparenza tutt`altro che scontata.

L`idea desta interesse fin dal primo brano dove si dà un esempio di come un 3/4 non voglia necessariamente dire valzer. Il tempo dispari é in realtà diluito nel fraseggio del sitar e del piano che si fondono perfettamente nella dimensione melodica del pezzo, molto semplice che permette di valorizzare le diverse timbriche e il ruolo dell`ostinato sostenuto dal sitar e dalle percussioni. Il piano echeggia invece in modalità classica e premette le coordinate dell`incontro:  ciascuno rinuncia a qualcosa di se stesso cercando la sostanza che consente la sintonia. Il piano (componente occidentale) si contiene e stringe il fraseggio all`essenziale, il sitar (componente orientale)  non esagera nelle elucubrazioni e le percussioni fanno da tappeto evocativo; il pezzo, composto da Olzer, va in crossover perfetto verso la sensibilità dei colleghi indiani ed espone un bel mix tra anima folk orientale e lettura classica.

In questa sintesi crediamo si giochi la cifra principale del disco che ribadisce questo valore in Song for Nuu,  composto questa volta da Deobrat Mishra ma che rispetta, come il pezzo precedente, le interazioni tra le due matrici etniche. L`effetto mantra é qui più evidente ma il fatto che nessuno ecceda nelle spinte, pur proponendo progressioni interessanti, permette di gustare la dialettica timbrica in un gioco di reciproco rispetto ed attrazione.

In effetti tutto il lavoro appare come un gioco di reciproca ricerca in cui ciascuno si spoglia dei propri orpelli per consentire il contatto con l`altro, una lezione di profonda umanità che ha un significato apprezzabile anche oltre il fatto artistico inteso in senso stretto. Il classico irish The Banks of the Bann propone un sitar che quasi sembra un banjo, a testimonianza dell`empatia ricercata ed ottenuta mentre Remembering Pramila, composto da Mishra, vede il piano che sia nel riff di base ipnotico che nello sviluppo melodico trova un ruolo da protagonista pur in un pezzo di matrice indiana.

E` in questa compatibilità tra le diverse radici che il disco vince la sua sfida; non ci sono grandi acrobazie armoniche, probabilmente evitate per via delle chiavi preferenziali imposte dal set degli strumenti in gioco, né si ricercano sviluppi melodici o strutture ritmiche complesse. Il tutto conserva la semplicità della radice popolare riletta con raffinatezza e genuinità ed anche un brano scritto da Garbarek (Brother Wind March) diventa un coro multietnico; si perdono le variazioni che l`artista originale propone nelle sue esecuzioni e ci si concentra sul lirismo base del tema con un ottimo effetto empatico.

Degno di attenzione é il conclusivo Lullaby, una ninna nanna spagnola eseguita con sapore quasi impressionistico sempre con quel tempo dispari che caratterizza quasi tutto il lavoro e che conferisce una dolce vitalità ai brani.

E` un disco il cui ascolto, se superficiale e disattento, può generare una sensazione di monotonia e di uniformità; un po` più di attenzione porterà a superare questa errata impressione e ad apprezzare l`elemento più importante: l`incontro tra dimensioni diverse e la ricchezza che deriva dall` Anima del Mondo.

Track List

  • Atlantis
  • Song for Nuu
  • The Banks of the Bann
  • Remembering Pramila
  • Brother Wind March
  • Darbari
  • Bhairavi
  • Lullaby