Live at Cape Town<small></small>
Jazz Blues Black − Impro

Roberto Cecchetto Core Trio

Live at Cape Town

2016 - NAU Records
23/06/2016 - di
Roberto Cecchetto è un chitarrista milanese dagli importanti trascorsi jazzisti documentati nelle collaborazioni con artisti quali Enrico Rava e Roswell Rudd, giusto per esemplificare.

Questo Live at Cape Town, registrato nel 2015 in diretta nel locale milanese, è la sua quinta fatica e la prima con il Core Trio completato da Andrea Lombardini al basso elettrico e Phil Mer alla batteria; l’opera è l’avvio di un progetto condiviso con Gianni Barone (titolare della NAU Records) che riguarda una collana di progetti registrati dal vivo.

 Se desiderate risalire a ricostruire la carriera di Roberto, sviluppatasi principalmente in discografiche indipendenti, possiamo indicarvi Downtown (Auand – 2007) e Soft Wind ( My Favorite Records – 2011) per assaporare un percorso fatto di libertà, astrazione da etichette  specifiche e apertura a molteplici influenze.

 La musica di Roberto è un’avventura che rispetta i migliori canoni del jazz inteso come espressione di vita e quindi esposizione di diverse assimilazioni, tutte legittime in quanto radicate nel proprio vissuto. In linea generale la sua è un’arte che predilige il senso spaziale rispetto all’accelerazione temporale, lo sviluppo graduale attorno a un’idea di base e un senso melodico sempre spiccato anche se magari non sempre in altorilievo.

 Questo lavoro ha il pregio della semplicità (intesa in senso assolutamente positivo) e della comunicativa che caratterizzano le registrazioni live. Qui la sovrapproduzione è totalmente bandita a vantaggio della spontaneità del momento e della documentazione dell’evento in quanto tale.

 A favorire questa dimensione è il carattere principalmente ritmico conseguente alla presenza di chitarra / basso / batteria la cui compattezza si apprezza in Easy Walker, brano basato su di una cellula con struttura quasi minimalista; detta cellula viene infatti ripetuta anche se con leggere variazioni e colorazioni (wah wah sovrapposto alle pennate in puro timbro jazz, leggere divagazioni del solismo con la chitarra elettrica) che lasciano la composizione aperta; il ritmo è quasi onomatopeico se si ricorda il titolo del pezzo, la cadenza utilizzata evoca infatti una lenta e tranquilla passeggiata a favore di quell’espressività di cui si diceva.

L’aspetto di “creazione in progress”, uno degli elementi più interessanti del lavoro, è esemplificato in That Evening ove l’inizio evoca l’azione di accordatura della chitarra, momento in cui contano solo le note confrontate e verificate, per poi partire in un’aggregazione delle stesse sviluppando un vero e proprio tema melodico sostenuto anche dal basso e dalle spazzole della batteria; il gioco a tre diventa organico, va oltre il semplice interplay e ottiene una sinergia da Gestalt.

 Attrae anche il fatto che i diversi brani propongano approcci diversi; Core Awake, il momento preferito di chi scrive, si basa su di un processo a crescita graduale come il pezzo precedente. Qui però si va verso uno schema improvvisativo, per certi versi anche astratto, in cui ogni strumentista fa il suo ricorrendo a sonorità che ricordano il post-rock dei Gastr del Sol (ricordate? Gente come Jim O’ Rourke e David Grubbs, non propriamente artisti zuccherini e scontati…).

Il gruppo modula poi verso passaggi più “geometrici” (Daylight), leggeri (Gift) o jazz – rock moderno alla Beltrami (Waiting List) rendendo una palette ampia di colori che è tanto più apprezzabile se si pensa che è frutto di un’esecuzione live, senza ripensamenti e rifacimenti.

 Un disco che solo chi sa cosa vuol dire suonare (e non solo eseguire) può mettere insieme. Da ascoltare.

Track List

  • Nowhere Man
  • Easy Walker
  • That Evening
  • Core Awake
  • Daylight
  • Gift
  • Waiting List